Aquileia fu un porto di notevole importanza: nel Natissa confluivano al tempo di Roma le acque del Natisone e del Torre, rendendolo un fiume di una certa portata, con un letto di 48 metri.
II porto fluviale che vediamo risale alla metà del I sec. d.C., cioè all’impero di Claudio (ma la parte più antica rimasta, il lastricato vicino alle mura del magazzino centrale, risale ad un’epoca anteriore), anche se fu rimaneggiato varie volte in epoche successive, come si può vedere dalle strutture portate alla luce dagli scavi.
Si notino le due banchine sul lato ovest: in pietra d’Istria (la più resistente all’azione corrosiva delle acque), erano lunghe circa 300 metri (la banchina sulla sponda est fu invece rinterrata dopo gli scavi).
Quella superiore è costituita da blocchi aggettanti in cui si possono vedere anelli di ormeggio orizzontali; quella inferiore presenta resti di anelli verticali. Le due banchine servivano alternativamente in caso di alta e bassa marea.
Tra esse e le mura repubblicane (oggi segnalate da un filare di pini marittimi) v’erano i magazzini e le strutture portuali.
Tre stradine collegavano il porto al cuore della città, attraversando altrettanti varchi nelle mura e collegandosi ai decumani che conducevano al foro: quella settentrionale e la centrale erano angolate, in modo da limitare la risalita dell’acqua durante le piene.
Tre anche i magazzini, che si addossavano alle mura: ad essi si accedeva tramite le rampe lastricate perpendicolari alle stradine.
Sulla sponda opposta sorgeva un quartiere di periferia abitato da gente che aveva a che fare col porto (marinai, doganieri, ecc.).
Da un’iscrizione sappiamo che ad Aquileia esisteva una stazione doganale marittima (oltre ad una terrestre), ma non ne sono stati rinvenuti resti.
Nel 238 d.C., scoppiò il conflitto tra Massimino il Trace – eletto imperatore dalle sue legioni – e gli avversari Pupieno, Balbino e Gordiano III, sostenuti dal Senato. Schieratasi con il Senato, Aquileia dovette prepararsi al ritorno in Italia di Massimino e ad un suo eventuale attacco: fu eretta quindi una nuova cinta muraria proprio lungo il fiume, cinta che andò ad occupare lo spazio esistente tra banchina e magazzini.
Terminata la guerra, dopo un durissimo e lungo assedio, la popolazione tornò alle normali attività: i magazzini furono allora ampliati sino alle nuove mura e, sul lato del fiume, si aprirono degli ingressi affiancati da torrioni, cui si accedeva tramite gradinate (fondamenta di queste e delle mura sono visibili).
Nel 361 la colonia dovette invece sostenere l’assedio di Giuliano l’Apostata. Per potenziare le strutture difensive i torrioni rettangolari vennero inglobati in nuovi torrioni a pianta semicircolare (anche le fondamenta di questi sono oggi visibili).
Ma Giuliano, con una mossa a sorpresa, deviò il corso del fiume per prendere la città proprio dal lato del Natissa. Fu potenziata da allora la grande via di collegamento con l’ampio bacino portuale di Grado – il vero porto mercantile – costituita da sempre dal canale Anfora.
Nel IV secolo, sotto Teodosio, un’altra cinta di mura fu innalzata nell’alveo del Natissa, mentre in età più tarda, dopo la distruzione portata da Attila (e la conseguente fuga di molti verso Grado e le isole) furono erette delle mura a dente di sega proprio a difesa del centro cittadino dal pericolo che veniva dall’affluire delle navi dal canale Anfora.
Il porto fluviale collegato con il foro era stato in fondo sempre uno scalo cittadino e pertanto diminuisce la sua importanza nelle vicende militari del tardo impero.

Fonte: http://www.comune.aquileia.ud.it

Periodo Storico:
Localizzazione Geografica