Pianta della Basilica attuale.

E’ il più antico edificio di culto cristiano nell’Italia nordorientale e di conseguenza servì come modello per altre chiese, anche al di fuori dei confini nazionali. La Basilica attuale, pur con i rifacimenti posteriori, è una grandiosa costruzione di stile romanico, voluta dal Patriarca Poppone (1021-1031) che la risistemò sulla preesistente Basilica fatta costruire dal Patriarca Massenzio nel IX sec. Anche quest’ultima Basilica, a sua volta, era stata impostata su un complesso paleocristiano molto antico, che si fa risalire agli inizi del IV sec., all’epoca del vescovo Teodoro.
Molte e complesse, dunque, furono le vicende e le fasi di vita della Basilica: la prima, fondata, come detto, dal Vescovo Teodoro nel IV sec., era formata da tre aule, lunghi vani rettangolari disposti a forma di “U“. L’aula settentrionale si ritiene fosse dedicata alla liturgia, quella meridionale alla formazione dei catecumeni o alla venerazione dei martiri. Dall’una all’altra si passava attraversando la terza aula, trasversale alle due, che fungeva da raccordo e che verosimilmente aveva anche altre funzioni. Tutto il complesso primitivo paleocristiano viene chiamato, dal nome del fondatore, “Aule Teodoriane“. Le aule sono state impostate sfruttando forse i muri di lunghi edifici che facevano parte dei magazzini del porto, distante appena una cinquantina di metri, e coprono anche i resti di una domus (casa) romana, una delle più antiche di Aquileia, del periodo tardorepubblicano. La domus ed i resti dell’aula settentrionale, in buona parte distrutti dalle fondazioni dell’adiacente campanile, sono visitabili nella cosiddetta “cripta degli scavi“, mentre l’aula meridionale è tutta compresa nell’attuale Basilica.
Successivamente le due aule furono ingrandite e quella meridionale fu trasformata in una nuova, grande Basilica, riferibile forse all’epoca del vescovo Cromazio (388-407) e perciò detta da alcuni “Cromaziana“. Dunque in questo periodo c’erano ancora due Basiliche parallele, collegate tra loro dal battistero.

La Basilica.

Dopo la distruzione di Attila (452) la Basilica settentrionale fu abbandonata definitivamente, mentre quella meridionale venne restaurata e, sia pure trasformata, è rimasta in uso fino ai giorni nostri. Al tempo del Patriarca Massenzio, nei primi decenni del IX sec., furono aggiunti i bracci che dettero alla Basilica il tipico impianto a “croce“, fu aggiunta la cripta e sopraelevato il battistero. Nei primi anni dopo il mille il Patriarca Poppone sopraelevò tutti i muri, l’abside centrale, che fece riaffrescare, le absidi laterale ed il transetto. Attorno al 1370 il Patriarca Marquardo di Randeck fece rifare i muri sopra i colonnati ed i relativi archi.
Numerosi affreschi, opere di pittura e di scultura furono in seguito aggiunte, fino a tutto il medioevo, per arrivare a quella che è la Basilica attuale.
Ciò che fa della Basilica di Aquileia un “unicum“ di enorme rilevanza religioso-storico-artistica sono i suoi grandissimi mosaici, risalenti alle fasi più antiche della Chiesa. Visitando la “cripta degli scavi“, a sinistra appena entrati in Basilica, si può ammirare ciò che resta del mosaico pavimentale dell’aula teodoriana settentrionale: il mosaico è diviso nel senso della lunghezza dell’aula in quattro campate principali, separate tra loro da fasci o cornici. Nella prima, divisa a sua volta in tre tappeti, entro ottagoni, si vedono uccellini posati su ramoscelli. Un’epigrafe ricorda Teodoro, il vescovo costruttore delle aule. Nella seconda campata entro ottagoni ci sono animali di ogni genere. Nella terza campata ancora animali di tutti i tipi, il tutto tra foglie, frutti, rami di vite. Nella quarta campata si ripetono motivi vegetali assieme ad una moltitudine di animali. Di rilevanza assoluta è un motivo che raffigura in termini simbolici uno scontro epocale, la lotta tra il bene ed il male, tra la luce e le tenebre, raffigurato da un gallo (annunciatore di luce) ed una tartaruga (il regno delle tenebre, rinchiusa com’è nel suo guscio).
Tutto il mosaico dell’aula settentrionale, di 645 mq., doveva rappresentare simbolicamente che “la chiesa è il giardino“, il giardino felice, la prefigurazione del Paradiso. La condizione preliminare per il raggiungimento di quello stato di redenzione che deve portare l’uomo in questo giardino è la lotta del bene contro il male .
L’aula teodoriana meridionale è compresa in quella che è ora l’attuale Basilica. Il mosaico pavimentale di quest’aula, che raggiunge i 760 mq., è il più esteso ed imponente mosaico paleocristiano del mondo occidentale. Su questo mosaico camminarono, tra gli altri, Sant’Ambrogio, San Gerolamo, San Atanasio. Qui si tenne il famoso Concilio del 381, con cui venne condannato l’arianesimo in tutto l’occidente. Anche questo mosaico è diviso in quattro campate, divide a loro volta in scomparti, salvo l’ultima campata che riporta un unico soggetto. Diversamente dai mosaici della Basilica settentrionale, qui fa la sua comparsa la figura umana. Nel primo scomparto della prima campata, assieme ad una serie di animali e di vegetali, compaiono quattro figure femminili. Nello scomparto centrale una sola raffigurazione (che ripete quella dei mosaici dell’aula settentrio-nale): la lotta del gallo con la tartaruga (il bene ed il male, la luce e le tenebre). Nel terzo scomparto la raf¬figurazione caricaturale di un uomo.
Nel I e II scomparto della seconda campata, oltre ai temi consueti dei ramoscelli con volatili, cinque ritratti, raffiguranti figure maschili e femminili. Nel terzo scomparto risalta la figura del “Buon Pastore“ con agnello in spalla, tra un cervo a destra ed un’antilope a sinistra. La terza campata presenta una serie di quadrupedi; nello scomparto centrale una decina di ragazzi e fanciulle offerenti. L’ultima campata ha un soggetto unico dove, su uno sfondo unitario, entro schematiche rappresentazioni di onde, galleggiano pesci, molluschi, crostacei ed altri animali legati alla vita marina e palustre. Una folla di putti alati sta pescando. La raffigurazione vuole significare quanto sia diversa la pesca spirituale degli Apostoli da quella degli uomini: i pesci muoiono una volta pescati, gli uomini invece vengono pescati perché vivano. In questo contesto si inserisce, nel mosaico, la storia di Giona, ambientata in questo paesaggio marino: si vede Giona gettato a mare da una barca, Giona ingoiato da un mostro marino, Giona rigettato dal mostro su una spiaggia dopo tre giorni, Giona che si riposa sotto una pergola di frutti. La vicenda di Giona è la prefigurazione della morte e della resurrezione di Cristo.
Al centro di questa campata un’epigrafe ricorda come tutto questo complesso di edifici di culto (aule teodoriane) e di opere d’arte sia stata voluta dal vescovo Teodoro; essa fu posta dopo la sua morte.
Nella basilica i capitelli e le colonne si devono alla si-stemazione romanica (completata nel 1031) cui appartiene anche la decorazione dell’abside. Le transenne lapidee poste nella cappella del transetto meridionale appartengono alla grande balaustra eretta all’inizio del IX sec. con la donazione elargita da Carlo Magno.
La cripta
Una porta arcuata, i cui stipiti sono sostenuti da due leoni e che si apre nel basamento di destra del presbiterio, dà accesso alla cripta. Architettonicamente riconducibile ai lavori di risistemazione della Basilica fatti eseguire dal vescovo Massenzio nel IX sec., aveva la funzione di cappella destinata ad accogliere le spoglie dei martiri ed alla loro celebrazione. Nella seconda metà del XII sec. un grandioso ciclo di affreschi di stile bizantino-veneto, arricchì la cripta: vennero decorate le pareti, gli ingressi, le volte del soffitto. Tra fregi, cornici, fiori, angeli, vi sono raccontati quattro episodi della passione di Cristo, la dormizione della Vergine, storie della predicazione di San Marco e dell’apostolato del vescovo Ermagora. Una folla di 32 Santi, composti ed in posizione frontale, spicca nei piedritti e fa da cornice alle volte.

Info:
piazza Capitolo; tel. 0431 91067; e-mail: udbasaq@alata.it; www.aquileia.net;
orario invernale (novembre – 15 marzo): 8,30-12,30 e 14,30-17,30, domenica 8,30-12,30 e 14,30-18,30;
orario estivo (16 marzo – ottobre): 8,30-19,00, domenica 8,30-19,30.
Ingresso gratuito: il biglietto d’ingresso per la Cripta degli Scavi e la Cripta degli Affreschi è di euro 2,60 e 2,00 per i gruppi con più di 15 persone.

Periodo Storico: Basso Medioevo
Localizzazione Geografica