La presenza umana sul colle di Cesclàns è confermata a partire almeno dai primi secoli dell’età romana. Rimane indecifrabile il tipo di insediamento (residenziale, fortificato, di culto di cui si sono rinvenute poche ma eloquenti tracce, che potrebbe essersi protratto fino al III sec. d.C.
Il primo edificio sacro cristiano è stato preceduto da una struttura funeraria, una tomba monumentale (mausoleo), datata ad epoca tardoantica (IV-V sec.). Era destinata a un anonimo personaggio. Successivamente, la tomba è abbandonata e il vano radicalmente distrutto.
Fra il V e il VII secolo, il luogo è stato insediato ma non conosciamo né l’entità né il carattere dell’occupazione.
La prima chiesa di Cesclàns, a noi nota archeologicamente, è stata edificata non anteriormente all’VIII-IX secolo. Si tratta dell’edificio con torre d’ingresso, attraverso la quale si accedeva all’interno. E’ significativo il fatto che la torre sia stata costruita proprio sopra il relitto della tomba tardoromana. È probabile che questo edificio sacro fosse munito di cinta fortificata (chiesa “incastellata”) su cui si appoggiavano strutture residenziali e magazzini.
Sotto la pieve, dal 2008, è stato allestito ed aperto al pubblico un antiquarium, dove sono raccolti ed esposti diversi reperti archeologici. Il percorso museale è l’esito delle ricerche archeologiche eseguite durante il restauro architettonico e la ricomposizione dell’edificio plebanale intitolato a Santo Stefano protomartire, che il terremoto del 1976 aveva ridotto quasi del tutto in macerie.
La ricerca archeologica ha avuto luogo dal 1993 al 1996 durante i lavori di recupero strutturale della chiesa ed ha consentio di raccogliere dati importanti e inaspettati sulla presenza dell’uomo sul colle di Cesclàns già da epoche molto antiche. E naturalmente ha apportato nuovi dati sulla formazione e l’evoluzione della pieve, contribuendo ad approfondire la storia della cultura materiale di un insediamento prebanale nel territorio friulano. Prima dello scavo le notizie su questo luogo erano piuttosto scarse e spesso si confondevano con leggende e tradizioni elaborate nei secoli dalla fantasia popolare, come, ad esempio, la presenza di una struttura fortificata feudale (castrum Cabatium ?) che avrebbe dovuto erigersi proprio dove oggi c’è la chiesa. La presenza umana sul colle di Cesclàns è attestata a partire dai primi secoli dell’età della romanizzazione.
Le poche tracce ritrovate rendono ancora difficile comprendere il tipo di insediamento (residenziale, fortificato, di culto?) esistente.  Il dato certo e significativo è costituito dal fatto che il primo edificio sacro cristiano è stato preceduto da una struttura funeraria, una tomba monumentale (mausoleo), databile all’epoca tardoantica (IV-V sec.). La tomba, scavata nella roccia e rivestita di intonaco, era destinata ad un anonimo personaggio. Successivamente, la tomba è stata abbandonata e il vano che la ospitava radicalmente distrutto. I resti sopravvissuti sono tutt’ora visibili, insieme alle spoglie dello scheletro S 34, l’ultimo occupante medievale del sepolcro. Fra il V e il VII sec., il luogo ebbe un altro insediamento, ma non conosciamo nè l’entità nè il carattere dell’occupazione.
In un’epoca non anteriore all’VIII-IX sec. viene edificata la prima chiesa di Santo Stefano a noi nota archeologicamente: la chiesa con “torre d’ingresso”. Attraverso questo singolare elemento architettonico (forse anche con funzione di torre campanaria) era possibile accedere all’interno dell’edificio sacro, di cui non è sopravvissuta la parte absidale.
E’ significativo il fatto che la torre sia stata costruita proprio sopra il relitto della tomba tardoromana. Questo edificio sacro era probabilmente munito di cinta fortificata su cui poggiavano strutture residenziali e magazzini. Una chiesa fortificata non significa che si trattasse di un castello feudale. La tradizione del castrum Cabatium (?) è probabilmente basata su un equivoco, che ha portato a confondere, nel corso dei secoli, il castello con una chiesa incastellata ovvero una struttura fortificata atta a difendere la popolazione.
Nel corso del XII sec. è ampliato e munito, ad est, di tre absidi semicircolari. E’ plausibile che ciò sia avvenuto ad opera dei padri benedettini. Infatti, nel 1119 la Pieve di Santo Stefano compare nell’elenco dei possedimenti dell’abbazia benedettina di Moggio.
Circa 28.000 frammenti di intonaco affrescato sono comparsi in concentrazioni lungo il perimetrale sud e ad est dell’abside centrale della chiesa triabsidata: sono ciò che rimane della sua decorazione parietale realizzata in differenti epoche. I frammenti appartengono a scene ricche di figure e di elementi decorativi di cui è presentata una limitata rassegna.
Lungo il perimetrale sud sono stati aggiunti due corpi di fabbrica: accanto alla zona absidale il Vano A, sormontato da una probabile sagrestia, e, più a ovest, una cappella laterale costituita da abside semicircolare. Indubbiamente il fascino del vano A (posto subito a destra dell’ingresso) proviene non solo dalla sua ottima conservazione ma anche dal mistero della sua funzione. L’ipotesi più accreditata è che si tratti di una dispensa di beni alimentari, di proprietà della comunità plebanale.
Tra la fine del XV e l’inizio del XVI sec. la chiesa subisce un’ulteriore trasformazione: sono aggiunte due navate laterali, viene ricostruita l’abside con forma planimetrica poligonale e, in un secondo momento, aggiunto un porticato antistante la facciata. Infine, nel 1777, l’edificio viene ad assumere la configurazione che noi oggi conosciamo.

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Fonte:
Il Cammino delle Pievi in Carnia, a cura di Melania Lunazzi, Tolmezzo 2012, pp. 243, Editore Pieres Vives di San Pietro in Carnia.
Internet: http://www.camminodellepievi.it

Bibliografia:
Fabio Piuzzi, Fabio Sartori, Nel cuore della chiesa alla scoperta delle origini della pieve di Santo Stefano Protomartire a Cesclans, in Le Pievi in Carnia: novità e riletture da recenti scoperte archeologiche, a cura di Aurora Cagnana, SAP Società Archeologica Srl, Mantova 2012.

Periodo Storico: Alto Medioevo
Localizzazione Geografica