Tra le evidenze meglio indagate si colloca il complesso scavato nella seconda metà degli anni Ottanta dall’Università di Trieste a sud-ovest del moderno abitato di Coseano, in prossimità del torrente Corno, in località “Il Cristo”.
La sua posizione risulta strategica, giacché a poca distanza da esso verso ovest scorre il fiume Tagliamento, navigabile in epoca romana. Non lontano dal sito passavano inoltre due strade di notevole importanza: la via Concordia-Norico – che collegava Iulia Concordia (Concordia Sagittaria) con le regioni d’Oltralpe, raccordandosi poco più a nord di Artegna con la Iulia Augusta proveniente da Aquileia -, e la via che fiancheggiava il Tagliamento, toccando Sedegliano, Flaibano, Dignano e San Daniele, ancora oggi riconoscibile in alcuni segmenti di strada campestre a ridosso del fiume.
Le indagini archeologiche hanno consentito di distinguere due fasi edilizie negli edifici: l’impianto del complesso si data agli inizi del I d.C., ma il momento di massimo sviluppo è da fissare nel III-V secolo, come indiziato da una serie di cambiamenti nell’organizzazione planimetrica. La povertà dei materiali induce a credere che i lacerti murari messi in luce e le relative pavimentazioni in cubetti di terracotta e in cocciopesto fossero pertinenti al settore destinato agli ambienti di servizio; sono invece prova della presenza di vani ad uso residenziale, purtroppo non individuati, numerose tessere di mosaico bianche e nere trovate sporadicamente.
Sulla scorta dei dati emersi, si è potuto ricostruire un periodo di abbandono del sito a partire dal V secolo: la mancanza di segni di distruzione violenta fa ritenere tale abbandono graduale, con una frequentazione sporadica documentata dalla scoperta di una tomba e dal rinvenimento di una punta di lancia di epoca longobarda. Attualmente l’area è destinata ad uso agricolo.
Nonostante l’esiguità dei resti, si deduce comunque che l’economia del complesso era basata prevalentemente sull’allevamento di ovini e suini; scorie ferrose, grumi di malta ricoperti da una pellicola di vetro suggeriscono invece la presenza di fornaci.
Il precario stato di conservazione delle strutture e degli ambienti non permette di chiarire la funzione dei singoli vani, né di ricostruire con precisione la disposizione planimetrica originale della villa.
Tra i materiali recuperati si segnalano numerose tegole con bollo, tra cui alcuni frammenti contrassegnati con il marchio di Q.OHAPVL, artigiano attivo in una fornace collocata nei pressi del Tagliamento; il corso d’acqua fu utilizzato per la commercializzazione di questi prodotti, come si deduce dalla loro distribuzione lungo la sua sponda sinistra.
Nutrita è la gamma di ceramica comune recuperata in tutte le forme più diffuse in regione tra il I e IV-V sec. d.C.
Il materiale archeologico recuperato è conservato al Museo del Territorio di San Daniele del Friuli.

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