Nascita dei castellieri
Nella fascia della pianura centrale che si estende tra il fiume Tagliamento e il torrente Torre, e lungo la cosiddetta “linea delle risorgive”, si conservano i resti di un antico paesaggio monumentale, che cominciò a formarsi circa quattromila anni fa, in uno stadio della protstoria chiamata Bronzo Antico (2300 – 1700 a.C.).
I primi monumenti ad essere costruiti furono i tumuli funerari, collinette alte fino a 6-7 metri e con diametro di 30-35 metri.
In questo periodo le piccole comunità, legate da rapporti di parentela ed ancora insediate in villaggi sparsi, iniziarono ad onorare dopo la morte i propri capi, i propri guerrieri, con la costruzione di questi grandi monumenti ben visibili anche a distanza.
I tumuli divennero così indicatori di prestigio sociale e anche di presidio territoriale.
Il paesaggio si sarebbe trasformato poi nel tempo raggiungendo la sua forma definitiva, intorno alla metà del II millennio con la fondazione di insediamenti fortificati di lunga durata (in alcuni casi di oltre un millennio), proprio nelle zone adiacenti ai tumuli.
Agli inizi del V sec. a.C., i castellieri, con le loro potenti cinte circondate da fossati, non risultano più occupati stabilmente. Molteplici i motivi, tra cui il sopraggiungere dei Carni, genti di stirpe celtica.
Nel II sec. a.C., all’epoca dell’arrivo dei Romani in regione, l’alta pianura friulana e la fascia delle risorgive è ormai solo punteggiata da piccoli abitati sparsi.

L’insediamento di Mereto nell’età del Bronzo.
Fin da epoche antiche, il territorio intorno a Mereto, dall’aspetto ondulato e ricco di corsi d’acqua, ha attirato la frequentazione umana: la più antica attestazione risale all’età del rame (3500 – 2300 a.C.).
Nella prima età del Bronzo Antico (2300 – 1700 a.C.) anche il territorio di Mereto, come il resto della Media pianura, fu colonizzato con strutture monumentali: prima con la costruzione del tumulo della Tumbare, successivamente con quella del castelliere di Savalons.
L’antenato attorno al quale l’antica comunità di Mereto si era aggregata era un giovane di circa 16-19 anni che si era distinti per la sua competenza nella lavorazione del metallo, come suggeriscono l’incudine (una grossa pietra squadrata) e il lisciatoio in pietra, deposti nella tomba.
Fino all’età del Bronzo Medio (1700 – 1350 a.C.) il basso tumulo creato sopra la tomba crebbe in altezza da luogo di culto dell’antenato divenne santuario, punto d’incontro e di riferimento nei traffici a lunga distanza.
Il cambiamento di funzione e di significato fu condizionato da mutamenti ideologici e sociali che portarono alla definitiva stabilizzazione della comunità nel nuovo villaggio fortificato di Savalons.
A partire da questa fase gli abitanti dei castelliere vennero deposti in necropoli piane: ne sono testimonianza due sepolture ad inumazione in fossa ricoperte da ciottoli rinvenute alla fine dell’800 in località detta “Comunai” o “Bas di Tomba”, risalenti ad un periodo compreso tra Bronzo Medio inoltrato e Tardo Bronzo (1400 – 1000 a.C.), forse appartenente a un sepolcreto più grande andato verosimilmente distrutto. Accanto alle loro ossa furono ritrovati frammenti di armilla (braccialetto) a spirale in lamina bronzea, la cui fattura trova riscontro in molti corredi comuni coevi in ambito danubiano-carpatici.

Il castelliere di Savalons
Noto già agli studiosi dalla metà del XVII secolo, il castelliere di Savalòns fu oggetto di varie ipotesi: chi lo ritenne opera dei Barbari del Medioevo, chi sede di accampamento militare romano, chi un villaggio degli Eneti costruito contro i Gallo-Carni.

                 Savalons, foto di L. Quarina.

Oggi sappiamo che il castelliere risale all’epoca protostorica. A dirlo, Ludovico Quarina (1943) che può essere considerato a ragione, il padre della protostoria friulana.
A lui si devono il censimento e la catalogazione dei manufatti protostorici del Friuli: ben 16 castellieri e 27 tumuli su 314 individuati – un imponente lavoro di restituzione topografica a mano, la cui esattezza è ancora molto apprezzata.
Il castelliere di Savalòns, detto “Castellerio”, è uno dei castellieri meglio conservati della regione.
L’insediamento è protetto da una cinta difensiva a terrapieno che ne disegna la pianta quadrangolare con gli angolo arrotondati: l’orientamento non segue perfettamente i punti cardinali, ma è inclinato leggermente verso ovest, forse a causa della conformazione del terreno o dell’andamento di un corso d’acqua ora scomparso.
Il perimetro è di 770 metri, l’area interna è di circa 3 ettari.
L’altezza dei terrapieni – detti àggeri -, attualmente varia da 2 metri (lato meridionale) a 4.5 metri (lato occidentale), ma sicuramente in origine erano più alti.
All’esterno della fortificazione correva un ampio fossato, di cui ra rimane solo un accenno lungo la parte del terrapieno occidentale. Per quanto riguarda i varchi d’ingresso al sito, quello a nord dovrebbe ricalcare l’accesso antico, mentre quello a sud-est è stato realizzato in epoca moderna, così come l’apertura sul fronte ovest del terrapieno meridionale, spianato negli ‘950 per scopi agricoli.
La tecnica costruttiva
Si tratta di una straordinaria opera di ingegneria in “terra armata” che prevedeva, già in fase di progetto, una suddivisione modulare dello spazio con la costruzione di gabbioni formatida tronchi o tavole uniti ad incastro (sistema blockbau) riempiti da materiali ricavati dai substrati locali selezionati (argilla, ghiaia e ciottoli), in modo da dare stabilità alla struttura e resistenza alle spinte ed ai fenomenti erosivi provocati dall’acqua piovana.
Il saggio di scavo che ha indagato in sezione il tratto meridionale del terrapieno ha permesso di riconoscere tre fasi costruttive, realizzate con l’ingegnosa tecnica: l’aggere fu innalzato dal Bronzo Medio (1500 a.C. circa) e successivamente potenziato in altre due fasi, all’ultima delle quali, Bronzo Finale – fase iniziale del Ferro (1150 – 950 a.C. circa), risale la cinta ora visibile.

Il Castelliere si trova in aperta campagna a nord-est dell’abitato di Mereto ed a nord della località denominata Castelliere.
Presenta pianta quadrangolare con angoli orientati ai punti cardinali dove si aprono dei varchi d’accesso che corrispondono agli antichi ingressi al recinto. Esternamente agli spalti, che hanno altezza variabile da circa due a cinque metri, si conserva parte del fossato scavato per ricavare il materiale da terrapieno degli aggeri. La zona interna pianeggiante risulta allo stesso livello del piano di campagna esterno.
Negli anni ’40 del secolo scorso, in occasione di un rilevamento cartografico, vennero raccolti frammenti di ceramica riferibili all’età del bronzo, alcune schegge di selce e fittili di eta romana.
I saggi archeologici condotti nel 1981 hanno evidenziato scarsa antropizzazione della struttura: oltre ad alcune buche di palo si registrano tra i materiali rari frammenti di ceramica del tardo bronzo finale e degli inizi dell’età del ferro, come una parte di scodella ad orlo rientrante e motivo decorativo a turbante.

Nell’estate del 2003, l’Università di Udine organizzava alcuni saggi di scavo a Savalons, che nell’alta pianura udinese costituisce uno dei pochi esempi conservati di castellieri non costruiti su altura.
Il terrapieno quadrato con i lati rigonfi, alto fino a m 4,5, è complessivamente ben conservato.
Le indagini del 2003 hanno interessato le difese e un breve tratto della superficie interna. Rifilando con un taglio verticale il fronte ovest del lato sud del terrapieno, residuo di una demolizione attuata nel ’900, si è potuto accertare che esso fu innalzato nel Bronzo Medio-Recente ed ebbe due successivi potenziamenti; lo completava esternamente un fossato, la cui sponda risulta gradualmente spostata verso l’esterno (là dove oggi corre una carrareccia). Quanto alla sua composizione, si è constatato che un primo, modesto, nucleo difensivo, costituito da terreno limoso e ghiaie contenute da elementi lignee, fu poi ricoperto, in seguito allo scivolamento del fronte interno, da falde di limo e argilla contenenti ceramica del Bronzo Recente; i frammenti raccolti sulla sponda del fossato di prima fase sono risultati databili fra l’inoltrato Bronzo Medio e gli inizi del Recente.
Nel terza fase costruttiva, riferibile al Bronzo Finale, il terrapieno venne potenziato mediante la sovrapposizione di cassoni lignei riempiti di ghiaia. Una piccola trincea all’interno del castelliere, a meno di 40 centimetri di profondità, ha portato in luce alcuni lembi della stratificazione del villaggio, consistenti in falde di limo grigiastro contenenti resti di pasto e frammenti di ceramica del Bronzo Recente.
Le ricerche del 2003 ci assicurano che a Savalons, come negli altri siti analoghi, la fortificazione a terrapieno cingeva in effetti un villaggio. I dati raccolti permettono inoltre di affermare che in questo insediamento, come negli altri due siti di pianura di cui ci resta l’impianto complessivo – Galleriano e Sedegliano –, la prima frequentazione umana risale senza alcun dubbio al periodo della grande diffusione degli abitati arginati (Bronzo Medio-Recente).

Fonte: sito internet dell’Università di Udine, Dipartimento preistoria e protostoria.

Info: il sito è facilmente raggiungibile  e liberamente visitabile.

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Si tratta di uno dei castellieri di pianura meglio conservati, caratterizzato da una pianta quadrangolare con angoli stondati, che non seguono perfettamente la canonica orientazione secondo i punti cardinali. L’orientamento fu forse condizionato dalla conformazione del terreno o, forse, dall’andamento di un corso d’acqua presente in antichità (CÀSSOLA 1981).
Il Bertoli, che lo descrive riportandone le misure, lo riteneva sede di un accampamento militare di epoca romana (BERTOLI 1739, p. 280). Di quest’avviso anche il Ciconi, mentre il Canciani lo attribuiva ai Carni o ai Barbari del Medioevo. Il Someda De Marco lo riteneva sede di un villaggio degli Eneti-Etruschi (1948, p. 2). Rimangono schizzi e disegni eseguito dal Canciani e dallo stesso Someda De Marco (1948, p. 2), oltre che dal Quarina (1943, p. 58).
La struttura nel tempo si è mantenuta sostanzialmente intatta. L’antico aggere è stato demolito, ma solo per un breve tratto, in corrispondenza dell angolo S-O. Sono presenti, inoltre, alcuni varchi di accesso: le aperture presso gli angoli S-E e N-O sono dovute probabilmente ad interventi di epoca moderna, mentre l’antico accesso dovrebbe essere quello al centro del lato N-O, modificato in parte da una carrareccia. All’interno, lungo il lato Sud, corre un fossatello, forse risalente ad un’epoca antica (BORGNA 1993). Il Quarina riferisce di una striscia di terreno depressa rispetto al terreno circostante, che correva all’esterno lungo i lati N-O e N-E (QUARINA 1943, p. 58).
Alcuni saggi di scavo, eseguiti nel 1944 presso il versante Nord del terrapieno, avevano restituito frammenti di ceramica e resti di oggetti combusti attribuiti all’età del bronzo (SOMEDA DE MARCO 1948, p. 4).
Nel 1981 il sito fu oggetto di indagini archeologiche condotte dalla Soprintendenza. Circa 200 metri a Nord dell’aggere, fu riscontrata un’area di dispersione di materiali fittili attribuibili al Bronzo Recente/Finale. All’interno del castelliere, invece, erano stati aperti tre piccoli saggi di scavo che avevano restituito frammenti ceramici ascrivibili tra il Bronzo Finale e la prima fase del Ferro. Ciò aveva fatto supporre che in questa zona vi fosse stato un primo nucleo abitativo privo di una difesa ad aggere, e che quest’ultima fosse stata innalzata in un’epoca leggermente successiva, traslata di qualche centinaio di metri rispetto al sito più antico (VITRI 1983-1984, p. 120). Tuttavia, recentissime indagini archeologiche condotte nel 2003 dall’Università di Udine hanno rilevato che l’area dove sorgeva il villaggio fortificato era già frequentato a partire dal Bronzo Medio/Recente. In particolare, l’aggere difensivo sembrerebbe essere stato impostato già a partire dal Bronzo Medio o Recente per essere successivamente potenziato in due fasi; i resti oggi visibili risalgono all’ultima fase di ampliamento (Bronzo Finale/Fasi iniziali del Ferro, CÀSSOLA GUIDA, CORAZZA c.s.).
Fin dalla prima fase dell’aggere sul versante esterno correva un fossato, attualmente obliterato da una carrareccia. Per quanto concerne la zona interna dell’abitato, gli ultimi scavi hanno confermato la situazione già riscontrata nel 1981: esili lembi di piani abitativi, fortemente compromessi dalle arature, con presenza di ceramica risalente anche al Bronzo Recente (CÀSSOLA GUIDA, CORAZZA, c.s.).
Il castelliere, sito a circa 1 km da Savalons, sorge presso la strada comunale ed è facilmente individuabile anche grazie alle tabelle segnaletiche e turistiche poste dalla Provincia. La superficie interna è coltivata.

Bibliografia:
Tomba di Mereto 1979, pp. 12-7; Bertoli 1739, p. 280; Càssola Guida – Montagnari Kokelj – Ruaro Loseri 1984, p. 58; Càssola Guida 1981, p. 16; Càssola Guida, Corazza, c.s.; Càssola Guida, Vitri 1984, pp. 189-91; Càssola Guida, Vitri 1990, p. 173, n. 88; Cividini 1998, pp. 32-5, con bibliografia; Dreosto 1994, pp. 189-90; Miotti 1981, pp. 299 300; Quarina 1943, pp. 57-8; Schmiedt 1970, tav. X, 1; Someda De Marco 1948, pp. 2-4; Someda De Marco 1959, p. 15; Vitri 1983-1984, 114-20, figg. 9 e 10, 4-7.

Fonte: DVD – Terra di Castellieri – Archeologia e Territorio nel Medio Friuli – Sezione B – L’età protostorica, SIAE – cre@ttiva 2004

Il Parco Archeologico del Castelliere di Savalòns.

Il Parco Archeologico del Castelliere di Savalòns

Recentemente il Comune di Mereto di Tomba ha acquisito tutta l’area del castelliere da vari proprietari ed ha realizzato un “Parco Archeologico” bonificando tutta l’area ed attrezzandone tutto il perimetro ed alcune zone per rendere fruibile il sito sia a scopo didattico che a scopo turistico.

Periodo Storico: Protostoria
Localizzazione Geografica