La contrada che da secoli prende il nome di Gorto (toponimo celtico che indica un luogo protetto), corrisponde pressappoco al territorio amministrativo del Comune di Ovaro. L’importanza di questa zona, fin da epoche protostoriche, va individuata nella sua centralità rispetto al sistema vallivo, e nelle caratteristiche orografiche che forse la preservarono in tempi di invasioni e tumulti.
L’importanza viaria di questa vallata è comprovata da un’epigrafe con iscrizione in lingua venetica, rinvenuta nel 1989 in località Cjanaia. E’ evidente il collegamento con i reperti paleoveneti della Valle del Gail e con il santuario paleoveneto di Lagole di Calalzo. In età romana la vallata presentava probabilmente una forma di popolamento sparso, piccoli villaggi agricoli posti lungo le principali vie di transito.
Epigrafi romane di età imperiale sono state rinvenute a Luint, Luincis e Comeglians. Del periodo altomedioevale ci rimangono invece ampie memorie: innanzitutto la basilica paleocristiana , risalente all’incirca al V sec. d.C. scoperta recentemente in località San Martino e tuttora oggetto di studi e indagini archeologiche. Attorno a questo ampio complesso archeologico è stata rinvenuta un’importante necropoli altomedioevale. Un’altra necropoli autoctona, inquadrabile nel VII sec. d.C. è stata individuata in località Namontet di Liariis nel 1991/92.
Presso la chiesa di San Martino le ricerche archeologiche degli ultimi anni hanno portato alla luce i resti di un complesso architettonico paleocristiano, risalente al V secolo d.C.
Sotto al pavimento della chiesa odierna si è scoperta una vasca battesimale che costituiva l’elemento più importante dell’insieme. La forma esagonale rimanda chiaramente all’ambito culturale aquileiese. La vasca era posta al centro di un edificio di forma poligonale, in modo da permettere, durante le cerimonie, di compiere la processione rituale intorno al fonte, che secondo l’antica liturgia aquileiese veniva ripetuta almeno sette volte.
All’edificio battesimale era collegata una grandiosa basilica i cui resti si trovano sul prato e che gli scavi hanno posto in luce ormai interamente. Era costituita da una grande aula rettangolare, dotata di banco presbiteriale, ovvero di sedile per il clero. Sul lato settentrionale si trovavano vari annessi, fra i quali un vano che ospitava al centro una grande struttura-reliquiario in pietra.
La chiesa era pavimentata con un acciottolato rivestito da un battuto di malta. Le pareti erano rifinite da un intonaco bianco. Presso il banco presbiteriale erano invece decorate da un affresco a sfondo bianco con bande rosse impreziosito da motivi vegetali realizzati sempre in rosso. Il ritrovamento di numerosi frammenti di vetri da finestra verdi e blu, lascia intendere che le pareti erano scandite da numerose aperture. L’interno era illuminato da lampade a olio (che venivano appese alle pareti) realizzate in vetro soffiato, come attestano i numerosi frammenti rinvenuti.
L’insieme della chiesa e del battistero ricopriva un’area di circa 450 metri quadrati, che ne fa uno dei più grandiosi complessi battesimali rurali rinvenuti sino ad oggi in Italia. Le dimensioni e la grandiosità dell’impianto dimostrano che esso costituiva un avamposto della chiesa aquileiese per la cristianizzazione delle popolazioni alpine. Nel corso dell’alto medioevo la chiesa venne abbandonata e la funzione battesimale passò a Santa Maria di Gorto. Evidentemente la posizione nel fondo valle rendeva la chiesa troppo vulnerabile e pertanto ne venne deciso il trasferimento in posizione più arroccata e protetta.

Bibliografia:
Aurora Cagnana, Lo scavo di San Martino di Ovaro (Ud) (sec. V-XII), Archeologia della cristianizzazione rurale nel territorio di Aquileia.
Edizioni SAP, Anno: 2010, 560 pp – 441 ill col Prezzo: 65,00€
ISBN_978-88-87115-67-3

Periodo Storico: Alto Medioevo
Localizzazione Geografica