Risalendo il lato destro del Natisone, si gira a sinistra subito prima del ponte di S. Quirino e si imbocca la strada che costeggia il lato destro del fiume Natisone, seguendo le indicazioni per Antro (vedi la descrizione successiva).
É una zona di fortificazioni inserite nel complesso delle difese tardo-romane indicate come Vallum Alpium Iuliarum, un grande sistema che cercava di rendere più robusti i confini nord-orientali dell’Italia romana, contro le invasioni da Oriente che nei secoli usarono questa zona come porta di accesso all’Italia romana e che spaziava dal Friuli alla Slovenia, con opere non continue, ma localizzate nei punti più sensibili e volte più a ritardare che bloccare le invasioni.
Già prima di Ponte S. Quirino era attestata una chiusa (o sbarramento) che attraversava la vallata e che era costituita, almeno in parte, da un grande muro di sbarramento in pietra della vallata, il cui pietrame venne completamente riutilizzato nei secoli a scopi civili, e di cui l’ultimo pezzo venne smantellato nell’Ottocento. Possiamo solo immaginare una situazione come quella del valico Ad Pirum nella vicina Slovenia, che, invece, ha conservato larghe porzioni del manufatto. Considerata l’importanza della via che risaliva il Natisone e si congiungeva alla vallata dell’Isonzo, dobbiamo supporre che la vallata detta del Pulfero fosse costellata di casetorri e di torri di segnalazione, anche se di quasi tutte si è perso il ricordo, lasciandoci i noti ruderi di Gronunbergo, i resti di Monte Barda e poco più.
Risalendo la riva destra del Natisone, prima della famosa località di S. Giovanni d’Antro, si arriva a Biacis. Questa frazione, oltre ad essere resa interessante da un autentico “ponte romano” (probabilmente, però, ricostruito in periodo alto-medioevale) che scavalca il torrente locale subito dopo le case del borgo, parallelamente all’attuale strada, è da sempre nota per la chiesetta di San Giacomo in Biacis, sede delle riunioni della “vicinia delle valli” sicuramente dal periodo Patriarcale e fino alla fine del dominio veneziano. L’edificio attuale, in origine, era presumibilmente la cappella castellana dell’adiacente castello di Ahrensperg, ma venne ricostruita dopo il disastroso terremoto del 1511 ed ebbe, successivamente, un pesante rifacimento nel 1753. Circondata da un basso muricciolo, con l’ingresso indicato da due pinnacoli, conserva nell’atrio una misteriosa lastra in pietra con simboli forse celtici (era probabilmente la tavola delle riunioni della vicinia). È stata restaurata dopo il terremoto del 1976.
Nell’area a sinistra della attuale chiesetta, si ergeva il castello di Ahrensperg, la cui origine era almeno del periodo longobardo, ma forse anteriore. La famiglia che lo deteneva era di origine germanica, ma il maniero venne, prima, conquistato dai Cividalesi e, poi, fatto definitivamente abbattere dal Patriarca Ludovico della Torre nel 1364. Quello che rimaneva fu definitivamente distrutto dai terremoti del 1511 e 1513.
Sopravvisse solo la cerchia di mura e due torri, di cui la più piccola, usata come prigione, giunse fino ai giorni nostri, sebbene molto abbassata rispetto all’originale.
Agli inizi del Novecento, il cementificio Italcementi impiantò una cava di marna per cemento nei pressi di Tarcetta, a nord di Ahrensperg, e costruì una ferrovia a scartamento ridotto per il trasporto del materiale estratto; il tracciato passava sopra l’angolo del castello dietro la chiesetta, dove erano ubicati i resti della seconda torre, che così scomparve definitivamente.
Negli ultimi anni il sito è stato oggetto di campagne di scavo condotte dall’Università di Udine, che permisero di definire meglio la sua completa estensione, identificando la posizione della seconda torre e l’edificio abitativo principale e permettendo una successiva opera di parziale ricostruzione, condotta dagli attuali privati proprietari.
Attualmente è stato tracciato e parzialmente ricostruito il muro di cinta ed al suo interno sono state ricostruite la torre ed un edificio originariamente accessorio, mentre è in fase di ricostruzione il piccolo palatium del complesso. Dalla chiesetta e dal castello si diparte un millenario sentiero che conduce, manutenzione del periodo permettendo, fino alla grotta della chiesa di San Giovanni in Antro (vedi scheda), costeggiando il locale torrente, scavalcato a valle dal ponte romano.
Nelle vicinanze, si trovano anche i resti di un’imponente muraglia, lunga duecento metri e larga due alla base, indicata da alcuni studiosi come parte di un’opera di sbarramento della vallata del sottostante Natisone, simile alla chiusa di Ponte S. Quirino, le cui pietre sarebbero state riutilizzate per edificare gli edifici delle sottostanti frazioni, a partire da Biacis, che, in tempi medievali, avrebbe costituito una centa (ovvero un borgo fortificato), come sembrerebbe dalla dislocazione e struttura delle case più antiche della borgata. All’interno della cerchia della centa è stato recuperato un antico edificio in cui è stato ricavato, a cura di un centro culturale della zona, un interessante esempio di locanda, sempre del periodo alto medioevo.

(E.P.)

Periodo Storico: Alto Medioevo
Localizzazione Geografica