Tra i siti di maggiore interesse per quanto riguarda la presenza celtica in Friuli va annoverata l’altura di 895 m. slm sovrastante il paese di Raveo, denominata Monte Castellano o Monte Sorantri. Nella seconda età del ferro questo rilievo della Carnia fu infatti sede di un luogo di culto celtico di tipo militare, l’unico sinora noto in Italia.
In vari punti della sommità e soprattutto in corrispondenza del pendio sud-occidentale sono stati raccolti da ricercatori dilettanti numerosi frammenti di armi della tarda età del ferro e dell’inizio dell’età romana, sia da offesa che da difesa, per lo più spezzate in epoca antica: un fodero di spada in due parti conservava ancora il chiodo per il fissaggio su di un supporto ligneo. Gli altri oggetti sono rappresentati da fibule, attrezzi, ganci da parete, attingitoi e da una lamina frammentaria bronzea iscritta con caratteri venetici.
Le armi più antiche sono inquadrabili nell’ambito del III sec. a.C.: si tratta di numerosi paraguance trilobati di elmi attribuiti dagli studiosi al tipo Fork-Trbinc, nome derivato da località dell’Austria e della Slovenia, diffuso nell’arco alpino lungo una direttrice trasversale compresa tra la Spagna e la Romania.
Alla seconda metà del II-inizio del I sec. a.C. vanno datate nuove offerte di armi spezzate e rese inutilizzabili: sono significativi una spada con protome umana o semiluna impressa a punzone sulla lama, alcuni foderi di spada e gli umboni di scudo di un tipo definito Mokronog-Arquà, documentato dalle Alpi bergamasche fino all’area danubiana; sono numerosi anche i talloni di lancia, le punte di lancia, le borchie e le impugnature di scudo.
Si datano infine al I sec. a.C., quindi nella piena età romana, un paraguance di elmo in ferro del tipo Weisenau, dal nome di una cittadina presso Mainz sul Reno, e una serie di chiodi da calzatura di tipo militare.
Le indagini realizzate tra 1998 e 2004 e nel 2011 hanno compreso il posizionamento topografico di tutti i rinvenimenti di superficie, il rilevamento delle stritture visibili, numerosi sondaggi e scavi sistematici di alcune evidenze. Si è potuto dimostrare che la sommità dell’altura fu sede di un ampio insediamento di età romana, forse di più antica origine, delimitato da una cinta mmuraria.
All’esterno della porta occidentale sono stati localizzati resti mal conservati di probabili installazioni cultuali: buche di palo, uno strato in scivolamento con materiali della tarda età del ferro e di età romana e una fossa contenente probabili offerte collegate a banchetti rituali. La fossa, colmata intorno alla metà del I sic. d.C., era stata riempita con materiale vario, tra cui vasi in ceramica grezza del tipo Auerberg (nome che deriva da una località della Baviera) anche con lettere graffite sull’orlo in caratteri venetici e latini, frammenti di coppe in vetro e resti di armi di tipo celtico e romano. Significativi un frammento di orlo di scudo in bronzo del III sec. a.C., vari frammenti di umbone di scudo del tipo Mokronog-Arquà, frammenti di fodero di un gladio romano e di un’impugnatura di scudo pertinente all’armamento degli ausiliari.
Un avallamento posto a breve distanza conteneva numerosissimi frammenti di vasellame in ceramica grezza, inquadrabile nel I sec. a.C., e minuti resti vegetaloi e animali. Nei residui vegetali combusti sono stati riconosciuti cereali, semi e frutti di corniolo, sanguinello, nocciolo, carpino e carboni di legna pertinenti soprattutto a specie caratteristiche della faggeta, che doveva circondare, come oggi, il sito.
Pare dunque accertato che in epoca preromana l’altura – in particolare il suo settore occidentale – fosse stata sede di strutture cultuali, probabilmente in legno, dove si praticava l’esposizione e il sacrificio delle armi. Il rituale trova confronto in tutto il mondo celtico, in particolare in Francia, in Germania e in Austria (Roseldorf-Sandberg). L’offerta delle armo è però attestata anche nei santuari veneto-celtici di Lagole presso Calalzo in Cadore e sulla Gurina nella Gaital e nel roghi votivi-Brandopferplatze di ambito alpino, quali ad esempio quelli di Schnwies (Nordtirol) e di Dottenbichl (Ammertal-Bayern).
Non è da escludere che nell’area posta all’esterno dell’abitato venissero praticate attività cultuali fino ad età augusteo-tiberiana (primi decenni del I sec. d.C.): in base ai dati archeologici sappiamo infatti che il processo di romanizzazione del territorio controllato dalla città di Iulium Carnicum (attuale Zuglio) fu lento e graduale.
Non sono note per ora le divinità cui veniva tributato il culto. Per la seconda età del ferro si possono supporre divinità a carattere militare: forse tale connotazione si è mantenuta fino in età romana, come avvenne tra i Latobici, popolazione celtica stanziata nell’attuale Slovenia, che venerava un Mars Latobius.
L’importanza del Monte Sorantri, pare sia da attribuire anche al suo ruolo di controllo di un vasto comprensorio caratterizzato, come desumibile, da ritrovamenti effettuati nel territorio circostante (Raveo/Quel Budin, Enemonzo/Casali fierbe, Lauco e Ovaro).
I materiali recuperati sono parzialmente esposti al Museo Archeologico di Zuglio.

Fonte e Bibliografia:
Flaviana Oriolo, Giuliano Righi, Angela Ruta Serafini, Serena Vitri. Celti sui monti di smeraldo, Luglio Editore, San Dorligo della Valle TS, sett. 2015.

Periodo Storico: Protostoria
Localizzazione Geografica