La chiesetta dei SS. Andrea e Anna appartiene alla numerosa schiera delle chiesette votive friulane nate sotto una spinta religiosa spontanea che troviamo sparse un po’ in tutto il Friuli. Essa sorge sulle rovine di ciò che era una “stazio” romana adibita al cambio di cavalli sulla linea di collegamento tra Aquileia e Forum Iulii ed in prossimità di alcuni guadi di fiumare.

La Chiesa primitiva risale al periodo carolingio (IX sec. d.C.): gli scavi condotti sotto al pavimento hanno, infatti, messo in luce il perimetro dell’abside originaria, di dimensioni ridotte rispetto all’attuale presbiterio e di forma semicircolare secondo modelli rinvenibili in altre zone del Friuli.
In età romanica la Chiesa subì un ammodernamento mediante l’inserzione del campanile quadrato nell’angolo sud-ovest della facciata; a questo periodo risalgono anche gli affreschi dell’arco santo.
Nel 1297 Viscardo di Pietra Pelosa, al soldo del conte di Gorizia, incendiò Perteole, distruggendo il paese e la chiesa ed atterrando la torre.
Nel XVI secolo fu attuato un programma di ristrutturazione e di ammodernamento della chiesa nell’ambito della quale ci rimangono due opere datate: una è il ciclo pittorico dell’arco santo del 1505 e l’altra è un’acquasantiera del 1587.
La chiesa funzionava anche come cappella all’annesso cimitero e in essa veniva celebrata una santa Messa per i defunti a novembre e altre due nei giorni di Sant’Andrea e Sant’Anna.
All’interno della chiesa venne costruita, secondo una vecchia usanza, una cripta tombale, dentro la quale vennero sepolti i sacerdoti.
GLI AFFRESCHI
Sull’arco santo sono emersi due strati di affreschi: lo strato superiore è firmato da Tommaso da Salo (1505), pittore non famoso, ma certamente mestierante di una certa esperienza; il secondo strato, quello artisticamente più importante, è di epoca medievale con colori vivaci e di buona fattura che può essere datato intorno al XIII secolo.
Per permettere la completa visione dello strato inferiore è stato effettuato lo “strappo” dell’affresco del 1505 e, dopo averlo pulito e restaurato, è stato collocato sulla controfacciata della chiesetta in posizione speculare rispetto a quella originaria. Questa operazione ha consentito una chiara lettura dell’evoluzione storica della decorazione dell’edificio: lo strato cinquecentesco risultava, infatti, occupare l’intera altezza della costruzione (rialzata verosimilmente alla fine del XV secolo), mentre lo strato più antico – anche se in vari punti lacunoso – poneva in chiara evidenza le dimensioni più ridotte in altezza dell’invaso primitivo.
GLI AFFRESCHI MEDIOEVALI (fig. 1)
L’arco di accesso alla piccola calotta absidale originaria è dipinto con una splendida ghiera a viticci gialli sboccianti all’interno in un motivo a grande foglia, colorata alternativamente di rosso e di azzurro cupo. Tale arcata si finge sorretta da colonne che si innalzano su un alto zoccolo, composto da specchiature marmoree e da una fascia recante un girale fitomorfo. Il sistema è conservato solo sul lato sinistro dell’arco santo e mostra sul capitello la figuretta di un giovane telamone accovacciato mentre regge sulle spalle la parte terminale dell’arco policromo. I lacerti esistenti sul lato destro dell’arco santo inducono ad ipotizzare anche su tale lato la presenza di un elemento analogo. La figuretta del telamone dal grosso viso paffuto e dagli occhi spalancati (fig. 2) è fatta risaltare contro un fondale a graticcio: tale espediente rafforza l’effetto di plasticità degli elementi architettonici dipinti, suggerendo l’aggetto della figura verso lo spettatore. Al di là del piano occupato da tale arcata, si snodavano quattro figurazioni (due per ognuno dei lati dell’arco santo) disposte su due registri, mentre due figurette di Profeti si protendevano verso il centro dell’arco.
Purtroppo le gravi lacune degli affreschi della parte destra dell’arco non permettono di riconoscere con certezza tutti i soggetti degli episodi raffigurati, ma, con ogni probabilità, sul registro superiore sono da riconoscere l’Annunciazione (fig. 3) e la Natività con l’Annunzio ai pastori (di quest’ultima scena sussistono solo alcuni lacerti). Significativamente le due scene sono collegate dalle due figurette di Profeti reggenti un cartiglio, il riferimento alle profezie del Vecchio Testamento in relazione al compiersi dei Tempi verificatosi con l’Incarnazione e la Nascita di Cristo rende plausibile pensare che le due figure possano essere i due profeti Isaia e Geremia.
Il registro sottostante venne “riservato” al santo titolare della chiesetta, l’apostolo Andrea; nel comparto di sinistra la sua figura compare due volte: nella scena del martirio (Crocifissione del santo) e inginocchiata in primo piano con il volto estatico rivolto verso il cielo (fig. 4). Quest’ultima immagine si riferisce al momento precedente la crocifissione e illustra l’accettazione del martirio da parte dell’apostolo.
Sul lato destro dell’arco santo, con ogni probabilità, dovette essere raffigurato un episodio della vita dell’apostolo, che non è facile identificare con precisione data la lacunosità della scena: vi è dipinto un vecchio con un grande nimbo volto verso sinistra (verso l’altare) con le mani velate in atto di adorazione. Accanto al santo la figura di una donna alza al cielo le braccia. Che si debba pensare a un momento della vita dell’apostolo Andrea sembra assai probabile, se si tiene conto della chiara ripetizione del tipo fisico del santo rappresentato due volte nel comparto del Martirio. Considerando la presenza accanto ad Andrea di una figura femminile con le mani levate, si può pensare alla guarigione di Maximilla e ipotizzare che la scena si riferisca a tale miracolo dell’apostolo, raccontato negli Atti di Andrea, anche se non si può escludere il riferimento a qualche altro miracolo operato dal santo.
Della calotta absidale originaria sussiste solo la porzione di innesto all’arco santo, conservata verosimilmente nei lavori eseguiti tra Quattro e Cinquecento come intradosso al nuovo spazio presbiteriale. Dai frammenti ancora presenti su tale porzione di muratura si può ipotizzare che lo spazio della piccola abside fosse diviso in due registri: in quello inferiore erano certamente dipinti gli Apostoli (secondo una consuetudine iconografica piuttosto diffusa) a sinistra infatti è ben conservata la figura di San Pietro (fig. 5); più difficile precisare, invece, il soggetto occupante il registro superiore (la vera e propria calotta) dell’absidiola, al centro dell’attuale arco (in corrispondenza della chiave di volta) sono emerse tracce di un elemento che fa pensare alla parte terminale di una mandorla, ciò induce a ipotizzare la presenza di una Maiestas Domini o di un Cristo benedicente: sulla sinistra compare una figura virile nimbata seduta su un alto sedile arricchito da un basamento dal quale pende un drappo.
In conclusione, il complesso affrescato svolge un programma iconografico che prevede il riferimento al compiersi dei tempi preannunziato dai profeti biblici (Annunciazione e Nascita di Cristo coi due Profeti dipinti sull’arco), il diffondersi della parola di Cristo come Via di salvezza nella predicazione degli Apostoli e nel formarsi della Chiesa (Cristo e gli Apostoli dipinti, come è probabile, nell’abside) e un puntuale riferimento alla vita (ai miracoli) e al martirio del santo titolare nei due comparti dipinti nel registro inferiore del piccolo arco santo.

IL MAESTRO DI PERTEOLE

Con ogni probabilità nel secondo – terzo decennio del Duecento a Perteole dovette essere attivo un maestro, verosimilmente di origine locale, formatosi a cavallo tra XII e XIII secolo in quello che sembra essere stato l’ambiente più stimolante dell’area friulana (ossia la Cividale di Pellegrino II), capace di un personale approfondimento di fonti di origine bizantino – veneta, oltre che a conoscenza della miniatura di area tedesca, dedito ad un’attività che dovette vederlo attivo in altre zone della regione (es. Socchieve).

GLI AFFRESCHI CINQUECENTESCHI
(fig.6)
Allorché si decise di rinnovare la decorazione dell’arco santo della chiesetta ampliata in altezza, si volle destinare tutta la parte superiore all’Annunciazione. L’evento è rappresentato entro un’ampia cornice architettonica di pieno gusto rinascimentale; i due protagonisti, tra i quali è dipinto il Padre Eterno nell’atto di inviare la colomba dello Spirito Santo, reggono grandi cartigli nei quali sono riportate le parole citate nei Vangeli. La Madonna è seduta, mentre attende al lavoro, su una elegante sedia “savonarola”, entro una stanza dalle nobili forme architettoniche.
Nella zona inferiore, sulla sinistra, sono dipinti la Madonna col Bambino tra due Santi di cui solo uno è riconoscibile come San Sebastiano, ai suoi piedi è inginocchiato il committente (il cui stemma di famiglia è ripetuto due volte a destra e a sinistra sulla cornice che inquadra il gruppo) (fig.7).
A destra è raffigurata la Trinità tra i santi Nicola e Francesco di Assisi.
Sulla finta architettura che incornicia il secondo comparto è stata posta la firma e la data dell’autore degli affreschi  (TOMA/SO DE/SALO/P/MCCCCCV).
Nello spessore dell’arco, oltre a girali vegetali, sono dipinti entro due clipei San Gregorio e San Girolamo. Nella parte inferiore erano due figure ritte di Santi (?) delle quali sussiste, a sinistra, solo parte del viso e, a destra, solo parte dell’abito verde e mantello rosso.

Bibliografia:
–    P. LOPREATO, Un tesoro a Perteole: la Chiesa dei SS. Andrea e Anna. Campagne di scavo 1989 – 1990, a cura di P. Lopreato e S. Blason Scarel, Rive d’Arcano (Ud) 2000, pp. 18-21.
–    G. COSTA, Un tesoro a Perteole: la Chiesa dei SS. Andrea e Anna. Campagne di scavo 1989 – 1990, a cura di P. Lopreato e S. Blason Scarel, Rive d’Arcano (Ud) 2000, pp. 82 – 84.
–    P. CASADIO, Un tesoro a Perteole: la Chiesa dei SS. Andrea e Anna. Campagne di scavo 1989 – 1990, a cura di P. Lopreato e S. Blason Scarel, Rive d’Arcano (Ud) 2000, pp. 91- 125.
–    http://www.comunediruda.it

Periodo Storico: Basso Medioevo
Localizzazione Geografica