La leggenda narra che, un tempo, un ricco viandante in viaggio verso l’Italia fu sorpreso da due banditi nel luogo dove ora sorge la Chiesa; subito fece voto di costruire in quel luogo una cappella se fosse riuscito a proseguire felicemente il viaggio e, poichè così avvenne, mantenne la promessa e costruì la cappella.
Quel viandante si chiamava Nicolò Koggau e la costruzione della cappella risale all’anno 815. Il santo del suo nome di battesimo è stato scelto quale patrono dell’altare e la località e stata denominata secondo il suo cognome.
Questo è quello che è stato scritto il 3 novembre 1850 nel libro storico della parrocchia di Coccau dal parroco Andreas Glantsching.
Poco o niente si sa sulla reale origine del toponimo Coccau, che il sloveno è Kokovo ed in tedesco Goggau. Secondo alcuni deriverebbe dallo slavo kakava, significante “luogo pietroso, luogo sterile”, ma un’interpretazione di questo tipo sembra poco consona con le caratteristiche ambientali del paese.
Secondo i documenti rinvenuti, la costruzione della Chiesa risalirebbe all’XI secolo, e precisamente nel periodo compreso tra il 1007 e il 1040, anni in cui fu vescovo di Bamberga Eberhard I. Fu la prima Chiesa fortezza della Valcanale, era capace di contenere tutta la popolazione del paese durante gli assedi, le incursioni e le scorribande dei predoni e dei ladroni ed era dotata di feritoie per la difesa dall’interno, una delle quali è tutt’ora ben visibile. Inizialmente la Chiesa era costituita da un’unica aula rettangolare e solo in seguito, verso la metà del XV secolo, venne aggiunto il presbiterio poligonale e la torre campanaria.

La villa di Coccau viene citata per la prima volta in atti del 1260-1264, come frazione di modeste proporzioni.
Fino al 1745 Coccau era una filiale della parrocchia di Santa Maria di Goriach, e come tale era sottoposta all’autorità dell’abbazia di Arnoldstein. Ecclesiasticamente era soggetta alla giurisdizione dell’arcidiacono di Villaco ed apparteneva al patriarcato di Aquileia. Civilmente dipendeva dal principato vescovile di Bamberga, fin dai primi anni dell’anno 1000, quando l’imperatore Enrico II donò vasti territori della Carinzia superiore e della Valcanale al neo costituito principato (è in quel documento di donazione che si trova per la prima volta il nome di Cocoleum come villaggio della Valcanale). Questo dominio durò fino al 1759, anno inn cui la Valcanale venne ceduta alla casa d’Austria, sotto il comando dell’imperatrice Maria Teresa.
La responsabilità spiriturale è rimasta sotto la giurisdizione del patriarcato di Aquileia sino alla sua soppressione nel 1751, poi è passata a Gorizia e nel 1783 a Gurk; dopo la prima guerra mondiale nuovamente sotto l’arcidiocesi di Gorizia ed infine con il 30 giugno 1933 sotto la diocesi di Udine.
La parrocchia nella sua entità civilmente riconosciuta risale al 1754. Nell’agosto 1986 è stata aggregata a quella di Tarvisio. La parrocchia di Coccau comprende i territori di Boscoverde, San Antonio e Rutte. Attualmente Coccau può contare su una popolazione di 141 persone; anni addietro però la situazione era ben diversa: 509 abitanti nel 1918 e 409 nel 1936.

Durante i lavori di restauro della Chiesa, avvenuti negli anni ’90, è stata scoperta, sotto il campanile, una cripta contenente i resti di circa trecento persone; questo ritrovamento sembra poter essere ricollegato alla battaglia avvenuta il 27 luglio 1478 nella piana di Coccau tra i turchi guidati da Iskender Pascià ed un esiguo numero di contadini del luogo. “Sabato 26 luglio 1478 i musulmani si presentarono oltre il Predil e Tarvisio fino all’altezza di Coccau, dove, dopo la notizia dell’invasione turca in Friuli, stazionavano 3000 uomini della federazione (la lega dei contadini) sotto la guida di un certo Mathiasch”.
Dopo i racconti dei fuggitivi del Predil di questi 3000 contadini, nella notte tra sabato e domenica, ne scapparono 2600. I rimanenti 400 chiesero aiuto alla loro federazione, ma arrivarono solo 130 contadini e 70 minatori. Rimasero quindi 600 uomini ad attendere i turchi sulla sommità di Coccau”. Attaccati da ogni parte essi furono presto sopraffatti. La metà fu annientata e rimase sul campo di battaglia. Solo pochi riuscirono a scampare.

Alla seconda metà del 1300 risalierebbero gli affreschi situati sopra l’ingresso e sulla parete sinistra (entrando) della Chiesa, cioè quelli raffiguranti la passione di Cristo: la Flagellazione, la Salita al Calvario, la Crocifissione, la Deposizione, la Sepoltura e la Resurrezione di Cristo, la figura del Profeta S. Daniele, con la scritta “Cum venerit cessabit gloria vostra” (sotto quest’ultimo c’era la porta laterale poi murata). In continuazione su questa parete era dipinda l’Ultima Cena, ma a causa dell’apertura di una finestra e dell’accorciamento di circa un metro del muro della Chiesa primitiva, di questo affresco ci rimangono solo poche figure, probabilmente la metà della sua originale dimensione.
Il Marchetti ritiene che l’autore di questi affreschi appartenga “a quella scuola di dipintori centro friulani che a cavallo tra il 1300 ed il 1400 diffusero di qua e di là delle Alpi in accenti piuttosto paesani un tipo di pittura nostrana impostata sostanzialmente sul modello di Vitale da Bologna e leggermente influenzata da contaminazioni grottesche padovane”. Sono opere che appartengono all’area pittorica che si esprime anche altrove in Carinzia ed in Slovenia (ad esempio ad Einersdorf, a Eberndorf, a Ebricach, a Raune ed a Vuzenica) “e che ha nella sua robusta e popolana vigoria, nell’esasperata drammaticità e nella marcata linea di contorni i suoi elementi caratterizzanti”.
L’affresco sulla parete destra della Chiesa risalirebbe alla fine del XV inizio del XVI secolo. Di chiara mano tedesca, rappresenta l’Adorazione dei Magi; è l’affresco più grande, ricopre l’intera parete e anche questo è stato rovinato dall’apertura di una finestra. Un particolare curioso da evidenziare è la presenza, sullo sfondo, del Monte Goriane (si trova sopra Coccau). Altre pitture (non affreschi, ma dipinti fatti su malte asciutte) sempre risalenti al XV secolo rivestono le pareti della Chiesa: un’alta figura di S. Nicolò, nella parete sinistra dell’arco trionfale nella quale trova spazio la rappresentazione delle fanciulle della nota leggenda e una poco visibile rappresentazione di Apostoli nel coro.
Da ricordare, infine, due statuette lignee raffiguranti S. Nicolò, di cui la più antica, collocata sopra il fonte battesimale in una nicchia della parete sinistra della navata, risale al XIV secolo, l’altra al Cinquecento. Nell’abside si trovano pure due statue lignee, una di Giovanni Nepomuceno e l’altra di Ignazio di Loyola.
Gli affreschi della Chiesa sono stati scoperti nel settembre del 1940 dal sacerdote Eugenio Bollesi di Parenzo, ma i lavori per la loro completa ristrutturazione sono iniziati il 23 giugno del 1958, con l’eliminazione della calce che ricopriva le pareti sulle quali erano stati dipinti. Nei primi anni ’90 hanno beneficiato di un restauro gli affreschi della parete sinistra della chiesa.

Periodo Storico: Basso Medioevo
Localizzazione Geografica