Poco oltre l’attuale confine di stato tra Italia e Slovenia si trovano le piccole vallate segnate dal fiume Isonzo (Soca) ed i suoi maggiori affluenti, ossia l’Idrijca, il Baca ed il Vipacco (Vipava), con i centri maggiori in Caporetto (Kobarid) e Tolmino (Tolmin), luoghi ben noti per i tragici eventi collegati alla I Guerra Mondiale.
Il territorio presenta anche notevoli testimonianze archeologiche tutte visitbili. In particolare a Tolmino il Museo Nazionale (Tolminski muze) ha da poco tempo riorganizzato la sua sezione archeologica con una mostra permanente dal tema: Tracce della storia isontina. Con un allestimento moderno e di forte impatto didattico si presentano oggetti rinvenuti nel territorio dai primi insediamenti preistorici fino al primo medioevo.
Straordinariamente importante anche il vicino sito di Santa Lucia di Tolmino (Most na Soci), noto da oltre un secolo per le migliaia di tombe qui scavate, appartenenti a più necropoli di vari periodi dell’età del ferro, fino alla romanizzazione. L’importanza del sito derivava dalla concentrazione di attività legate all’industria estrattiva che riforniva specialmente l’area dell’Italia nordorientale.
L’insediamento di Santa Lucia di Tolmino, il più ampio delle Alpi Sud-orientali nell’età del ferro, era posto al centro di un ampio territorio compreso tra l’alto corso dell’Isonzo e del Natisone. Esso fu caratterizzato da un aspetto culturale autonomo, di tipo allstattiano orientale, influenzato, dopo il tardo VII sec. a.C., dalla cultura dei Veneti antichi. Oggetto di estese indagini da parte degli studiosi sloveni pare non fosse fortificato, ma difeso probabilmente da una cintura di castellieri.
L’amplissima necropoli, costituita da migliaia di tombe (ne sono state scavate circa settemila), è stata indagata tra la metà dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, al tempo dell’impero asburgico, da parte di archeologi italiani e austriaci; in seguito, tra le due guerre, da studiosi italiani e e poi sloveni.
Vi è leggibile l’evoluzione, dalla fine del IX-VIII sec. a.C., da una società articolata in insiemi parentelari, che nell’avanzato VI-V sec. a.C., raggiunse il massimo della ricchezza; nella fase più tarda e nei secoli successivi, in coincidenza con i sintomi di crisi che sfociarono nella trastica contrazione della popolazione, scarsi sembrano essere stati i rapporti con il mondo celtico transalpino, che sappiamo invece esercitare una forte pressione verso il mondo alpino e verso quello a sud delle Alpi. A differenza degli insediamenti minori del bacino dell’alto Isonzo (ad esempio, le necropoli di Idrija, pri Baci e di Reka pri Cerknem), le tombe della seconda età del ferro sono quindi scarse e gli oggetti celtici si riducono a una spada rinvenuta presso una sepoltura e a qualche fibula di ferro.
La spada di ferro, piegata ritualmente, era mancante del fodero già all’atto del ritrovamento; non aveva relazione con i corredi delle necropoli più antiche della zona, analogamente a quanto si rileva a Caporetto e forse anche a Paularo/Misincinis. Da parte di nuovi venuti, alcuni Celti, pare dunque manifestarsi la volontà di prendere possesso dei luoghi, depositando armi o finimenti relativi all’attività guerriera. La spada è databile al II sec. a.C.

Si può visitare l’esposizione archeologica permanente posta nell’edificio scolastico del paese ove è stata ricostruita in maniera suggestiva un’officina dell’età del ferro.

Fonte e Bibliografia: Flaviana Oriolo, Giuliano Righi, Angela Ruta Serafini, Serena Vitri. Celti sui monti di smeraldo, Luglio Editore, San Dorligo della Valle TS, sett. 2015.

Periodo Storico: Protostoria
Localizzazione Geografica