Le sale al piano terra nell’ala est del Castello di Udine ospitano i reperti frutto del collezionismo che ha caratterizzato la ricerca archeologica tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento in Friuli. Il fascino esercitato dal passato e la curiosità intellettuale hanno infatti sostenuto l’attività archeologica di numerosi nobili friulani, come di Toppo, de Brandis, di Prampero, Gropplero, Frangipane, di Varmo, ma anche di molti illustri eruditi, quali Giulio Andrea Pirona, Alexander Wolf, Valentino Ostermann, Giovanni Marinelli, Pietro e Carlo Someda de Marco, che hanno donato al museo: vasi magnogreci, elementi di corredo funerario di età protostorica, romana e altomedievale provenienti da tutto il Friuli.  Centinaia di balsmari in vetro e terracotta, lucerne, urne cinerarie e oggetti preziosissimi in ambra e d’oro che, con composizioni diverse, costituivano i corredi funerari di una grande necropoli aquiliese scavava per conto del conte Francesco di Toppo.
Il primo nucleo del Museo si costituì con una donazione numismatica nel 1827, ma la struttura fu inaugurata nell’anno 1866 quando ancora il Friuli faceva parte dell’impero austro-ungarico. Nel 1906, in occasione del quarantesimo anniversario della terza guerra d’indipendenza, il Museo fu trasferito nel Castello di Udine, già sede del Patriarca di Aquileia e dal XV sec. del Luogotenente del Doge di Venezia.
In seguito ai terremoti del 1976 l’edificio dovette essere completamente sgomberato e vi furono effettuati cospicui lavori di recupero statico e di restauro. Negli ultimi anni il Museo archeologico, parte dei Civici Musei di udine, ha acquisito maggiore importanza, in dipendenza anche di scavi e lavori sul campo.
Il Museo archeologico venne a beneficiare del lascito Di Toppo (1873), comprendente soprattutto materiali scavati nelle necropoli aquileiesi, tra cui un centinaio di ambre; si segnalano alcuni oggetti particolarmente pregiati, tra i quali un gruppo con frutta su foglia di vite, una testa di Sileno, alcuni cani con Amorini ed una nutrita serie di ceramiche e vetri romani, in massima parte prodotti delle officine aquiliesi. Ad essa si affiancarono altre donazioni, tra cui la raccolta dell’orefice cittadino Torrelazzi, con parecchie centinaia di gemme intagliate del periodo classico e neoclassico.
All’inizio del Novecento il lascito De Brandis arricchì le collezioni di materiali tarantini, vasi magnogreci, terrecotte votive. Di recente acquisizione sono: una coppa dei Piccoli Maestri, un’anfora etrusca vicina allo stile del Maestro di Monte Abatone ed altri oggetti dell’area centroitalica.
Al Museo è strettamente connesso il Gabinetto Numismatico che comprende circa 60 mila tra monete e medaglie, di vari periodi. Si segnalano alcune monete d’oro (oltre mille furono rapinate nel 1974 e mai più trovate) molto pregiate, tra cui uno statere di Alessandro Magno, una cartaginese, e alcuni pezzi unici, come una moneta d’oro da 205 zecchini di Ludovico Manin ed una moneta ossidionale, ovvero coniata durante un assedio, nella fortezza di Palmanova.
Il Museo è introdotto dall’intervista impossibile con il conte Francesco di Toppo, nobile friulano, le cui parole consentono al visitatore di rivivere il giorno dell’inaugurazione del Museo Friulano, avvenuta il 13 aprile 1866.
I Sala – Augusto de Brandis
La prima sala è dedicata alla splendida e ricca raccolta del conte Augusto de Brandis, donata al Museo con un lascito testamentario nel 1924. Si tratta di reperti magnogreci provenienti principalmente dalle zone archeologiche di Taranto, indagate nel corso della modernizzazione della città alla fine dell’Ottocento: crateri apuli e campani, una ricca produzione di ceramica di Gnathia, statuette di terracotta e lo splendido stamnos dipinto ad Atene verso il 440 a.C. dal celebre ceramografo detto “Pittore di Menelao”.
Il collezionismo fu una passione della famiglia de Brandis, che portò Augusto ad abituali contatti con mercanti d’arte e commercianti di antichità di tutta Europa; la sua collezione comprende anche 25.000 monete, antiche e moderne, provenienti da tutto il mondo; prevalgono gli esemplari dell’Italia antica, della Magna Grecia e della Sicilia, in particolare le emissioni della zecca di Taras-Tarentum, colonia di fondazione spartana che coincide con l’odierna Taranto.
Le indagini archeologiche a Taranto a fine Ottocento e la particolare composizione di questa straordinaria raccolta archeologica sono raccontate attraverso un’intervista a Marina Rubinich, ricercatrice dell’Università di Udine, che può essere seguita su un tablet posizionato nella stanza ed eventualmente approfondita nel volume della stessa Rubinich “ceramica e coroplastica della Magna Grecia nella collezione de Brandis”.
II sala – Nobili, eruditi e religiosi
I nobili, gli eruditi ed i religiosi ebbero un ruolo determinante nella formazione del Museo cittadino nel 1866. I materiali da loro raccolti provengono da tutto il Friuli e testimoniano  un periodo compreso tra la Protostoria ed il Medioevo. Quest’ultimo momento storico, complesso per le popolazioni che si sono avvicendate o hanno influenzato il Friuli, è sintetizzato in un filmato che mostra anche l’utilizzo dei singoli reperti esposti nella sezione: oggetti di adorno ed elementi dell’armatura di guerrieri. Infine un tablet permette di rivivere attraverso le immagini, la città di Udine tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, l’arco cronologico nel quale la maggior parte dei protagonisti della sezione ha vissuto ed operato.
III sala – Francesco di Toppo e gli scavi ad Aquileia
Tra i protagonisti delle fasi formative del Museo Friulano un ruolo importante spetta al conte Francesco di Toppo, che nel 1883 lasciò alla città la sua ricchissima collezione di reperti rinvenuti in una necropoli romana di Aquileia. In questa sala del museo è possibile ammirare, suddivisi per categorie di reperti, così com’erano conservati dallo stesso collezionista, numerosissimi e preziosissimi materiali archeologici: centinaia di balsamari in vetro e terracotta, lucerne, urne cinerarie e soprattutto anelli in ambra e d’oro, fibule in metallo, collane di granati e d’oro, oggetti da toilette realizzati con materie prime diverse, dadi e pedine per il gioco. Elementi che con composizioni diverse costituivano i corredi funerari di questa necropoli aquileiese. Ecco perché la sala è introdotta da una intervista a Nicola Gasbarro, docente di Storia delle religioni presso l’Università di Udine, che orienta il visitatore nel difficile mondo di rituali e credenze che sottende il concetto della morte nelle diverse culture.
Da Aquileia provengono anche i due tappeti musivi esposti negli spazi successivi, uno policromo e l’altro bicromo, venuti alla luce in seguito agli scavi archeologici condotti da Giovanni Battista Brusin nel fondo Ritter ad Aquileia, e ceduti nel novembre del 1933 dal Regio Museo Archeologico di Aquileia.
IV sala – Dal collezionismo al museo pubblico
Il percorso sui temi del collezionismo si conclude con una valutazione di questo fenomeno, che se tra Ottocento e Novecento ha consentito la conservazione del nostro patrimonio culturale e la formazione di quasi tutti i musei pubblici, al giorno d’oggi è da considerarsi un valore superato: la decontestualizzazione dei reperti, infatti, non consente una ricostruzione storica dei complessi archeologici che è alla base della ricerca moderna.
V sala – Luigi Pio Tessitori
L’ultima sala è dedicata a Luigi Pio Tessitori ed alla ricerca archeologica all’estero. Tessitori, nobile friulano, giunse nel nord dell’India nel 1914 per dedicarsi allo studio di manoscritti della letteratura bardica e delle leggende e tradizioni popolari. L’incontro con Sir John Marshall, direttore generale dell’Archaeological Survey of India, gli consentì di rivolgere la sua attenzione di studioso anche all’archeologia, compiendo ricerche e svolgendo un ruolo determinante nella formazione del Museo Archeologico di Bikaner.
Nella  sala sono esposti gli oggetti personali e parte della sua collezione di armi di provenienza indiana (Collezione Peano di Reana del Rojale, Udine) ed una piccola parte del cosiddetto “fondo Tessitori” che comprende quasi 4000 tra libri manoscritti e a stampa, recuperati dai familiari dopo la sua morte e donati alla Biblioteca Civica V. Joppi di Udine.
Approfondimenti sulla sua breve ma intensa vita di studioso possono essere ritrovati nel sito web della  Società Indologica “Luigi Pio Tessitori” ed in quello realizzato per la mostra “Hic sunt leones. Esploratori, geografi e viaggiatori tra Ottocento e Novecento. Dal Friuli alla conoscenza dei Paesi extraeuropei”.
Lapidario
Il percorso prosegue all’esterno nel sottoportico del castello, con il Lapidario che presenta epigrafi, monumenti e sculture di epoca romana provenienti soprattutto dalle collezioni dei conti Gorgo e di Toppo, che avevano proprietà fondiarie ad Aquileia e dintorni. Sono esposti anche materiali frutto di ritrovamenti fortuiti o utilizzati come reimpieghi in vari edifici. I reperti suddivisi per aree tematiche illustrano soprattutto la viabilità antica e le necropoli.
Collezioni in deposito
Nel seminterrato, i depositi del Museo Archeologico ospitano un numero cospicuo di reperti provenienti da acquisti, donazioni e dagli scavi condotti principalmente in Friuli, che per questioni di spazio non possono essere esposti. Sono rappresentate diverse categorie di materiali, tra le quali spiccano la ceramica ed i metalli, riferibili a località dell’udinese che coprono un arco cronologico che va dalla Protostoria al Medioevo.
In questa prima fase della catalogazione consultabile on-line è stata data priorità alle collezioni formate sin dall’origine del Museo Friulano da nobili, come Frangipane, di Toppo e de Brandis e da eruditi, come Pirona, Marinelli, Ostermann.
L’attività di schedatura prosegue ed ha come obiettivo di rendere fruibile l’intero patrimonio conservato nel Museo Archeologico di Udine consentendo in questo modo un’appropriata gestione e valorizzazione. I reperti sono descritti e datati in base alla più recente letteratura, per molti di essi è disponibile l’immagine e l’approfondimento attraverso il link alla scheda del Centro Regionale di Catalogazione e Restauro dei Beni Culturali di Villa Manin.

Info:
Colle del Castello, 33100 Udine – Telefono: 0432/271591 – Fax: 0432/271982 – Url: http://www.civicimuseiudine.it – E-mail: civici.musei@comune.udine.it
Ingresso: Intero € 5,00  – Ridotto € 2,50, per ragazzi da 14 a 18 anni (escluse scolaresche) e studenti universitari; titolari di Carta Giovani; anziani di età superiore ai 65 anni; gruppi di almeno 10 persone; soci TCI (Touring Club Italia); associazioni archeologiche; soci FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano); soci AMICI DEI MUSEI; soci Coop Consumatori Nordest.
Ridotto scolaresche € 1,00, scolaresche provenienti da scuole medie superiori (per ciascun alunno)
Orari: Orario invernale (dal 1° ottobre al 28 aprile): da martedì a domenica dalle 10.30 alle 17.00 (la biglietteria chiude 30 minuti prima),
Orario estivo (dal 29 aprile al 30 settembre): da martedì a domenica dalle 10.30 alle 19.00 (la biglietteria chiude 30 minuti prima).  Chiuso il lunedì
Il servizio bus navetta per la salita al Castello di Udine parte da Piazza Libertà e arriva al piazzale del Castello stesso. Effettua un servizio di andata-ritorno ed  è attivo nelle giornate di: SABATO – DOMENICA – FESTIVI INFRASETTIMANALI con il seguente orario:
– dalle ore 10.30 alle 12.30
– dalle ore 15.30 alle ore 18.30 (orario estivo) – ultima corsa 18.15
– dalle ore 14.30 alle ore 16.30 (orario invernale) – ultima corsa 16.15.

Fonte: http://www.udinecultura.it

Vedi uno studio sui bolli laterizi del Museo: Giovanni Filippo ROSSET, Brevi note su alcuni bolli laterizi dei Civici Musei di Udine, in Quaderni Friulani di Archeologia XIV/2004.

Periodo Storico:
Localizzazione Geografica