AQUILEIA (Ud). La Chiesa di Aquileia ed il cristianesimo.

 

Edifici teodoriani, impostati su case romane.

Tutti gli studi portano oggi a pensare che la nuova religione, il cristianesimo, attecchì in Aquileia romana con una lenta e probabilmente antichissima penetrazione (I-II sec.), attraverso circoli di tendenze giudaiche o la colonia ebrea della città, e dovette faticare non poco per trovare una sua piena maturazione che la distaccasse da questa matrice. Tuttavia quando questa si manifestò con tutta la sua forza, la vita cristiana in Aquileia divenne fervidissima e matura, tenacemente legata all’ortodossia del Credo cristiano. Tutto coincide nel far pensare che il pieno sviluppo della Chiesa aquileiese si ebbe tra la seconda metà del III sec. ed il pieno IV sec. Teodoro (come riporta il catalogo dei vescovi della Chiesa di Aquileia, che inizia con Ermagora) fu vescovo tra il 308 e il 319 e per primo sedette sulla cattedra episcopale di Aquileia dopo l’editto di Costantino del 313, con cui si concedeva libertà di culto al Cristianesimo. Già a questa data i Cristiani di Aquileia avevano dato prova della loro tenacia nella fede: fonti antiche, riportano i nomi dei martiri della città, che sembra possano essere stati i quattro vescovi che precedettero Teodoro, assieme ai loro diaconi. A questi si accompagnano altri martiri: ad Aquileia erano conosciuti i nomi e venerate le tombe dei loro martiri, come Ilario e Taziano, Canzio, Canziano e Canzianilla, Proto, Ermagora e Fortunato, Crisogono, Felice e Fortunato, la cui venerazione si diffuse nell’intera Italia settentrionale, raggiungendo anche Milano, Vicenza, Ravenna, Roma.
Fu su queste basi, unite anche al fervore cul¬turale, che si sviluppò nei circoli religiosi ed all’affermazione dell’origine aposto¬lica della propria missione ecclesiastica (la tradizione vuole che il primo vescovo di Aquileia, Ermagora, sia stato scelto direttamente da San Marco, invitato ad andare ad Aquileia da San Pietro per le sua opera di evangelizzazione), che fondò la supremazia della chiesa d’Aquileia con l’assunzione del titolo di “Patriarca“ da parte dei vescovi della città.
Materialmente ciò si evidenziò con la costruzione, da parte del vescovo Teodoro, della Basilica, centro di culto episcopale, destinata alle celebrazioni liturgiche ed alla formazione dei catecumeni.

Pianta degli edifici di culto di Teodoro.

La chiesa di Aquileia venne coinvolta pesantemente ed intervenne con decisione nelle polemiche provocate dall’eresia ariana, condannata nel 325 dal con¬cilio di Nicea. Aquileia vi prese parte come sostenitrice intransigente dell’ortodossia religiosa, anche se dopo una prima fase in cui aveva manifestato una posizione ambigua. In questo momento (Milano è ancora dominata dagli ariani) Aquileia acquista un ruolo preminente in quasi tutta l’Italia settentrionale, ma anche tra le chiese sorte tra Adriatico e Danubio e fino al Rodano. Aquileia divenne, così, nel 381, sede di un concilio occidentale (vi partecipò anche Sant’Ambrogio di Milano) in cui vennero definitivamente combattuti e spenti gli ultimi focolai delle eresie ariane.
Aquileia produsse alcune delle più illustri menti della Chiesa, come Rufino e San Cromazio, i cui nomi sono legati al più ricco corpus di scritti aquileiesi.
In quegli anni tutta una serie di edifici religiosi sorse in città: la nuova Basilica cattedrale, che si sviluppò sopra l’aula meridionale di Teodoro; il battistero ottagonale davanti alla sua facciata; la basilica di Monastero; la basilica della Beligna, dedicata al culto delle reliquie degli apostoli; la Basilica di San Felice; la Basilica di San Giovanni in Piazza.
All’episcopato di Cromazio corrisponde il periodo più felice e produttivo dell’attività ecclesiale sul piano culturale. La situazione divenne, però, irreparabile sotto tutti i punti di vista quando nel 452 Aquileia fu sottoposta a sacco dagli Unni di Attila cui seguirono il passaggio di Teodorico e la battaglia con Odoacre (489), l’occupazione bizantina (552), l’invasione longobarda (568), quella franca (774). Ancora, nel IX e X sec. le rovinose incursio¬ni degli Ungari.

Pianta della Basilica post-teodoriana.

In questa fase si cercò di attrezzare rifugi: venne rinforzato nella vicina isola di Grado un castrum ed ivi cominciarono a sorgere edifici di culto ed iniziò lo spostamento, quando ve ne era necessità, della popolazione residua. Grado, perciò, finì col sostituire Aquileia a tutti gli effetti, essendo ormai la città insicura, indifesa, senza porto, che si stava interrando; l’ultimo imperatore che vi soggiornò fu Valentiniano III nel 425.
Nel 568, all’arrivo dei Longobardi, Grado offre sicuro rifugio al vescovo Paolino, che vi trasporta il tesoro della Chiesa di Aquileia. Pochi anni dopo vi viene consacrata la nuova Cattedrale, dedicata a Sant’Eufemia. Attorno al 606, conseguenza anche dei gravi sconvolgimenti politici, il Patriarcato si spezzò: un patriarca, sostenuto dai Bizantini, rimase a Grado ed un altro ridiede ad Aquileia il ruolo di sede principale, con giurisdizione sui territori compresi nell’ambito longobardo. Lo “scisma aquileiese“ terminò nel 699, ma l’unità regionale religiosa non si ebbe più. I patriarchi rimasero due, con Grado che si proiettava verso il Mediterraneo, ed il cui ruolo sarà più tardi assunto da Venezia, e Aquileia che, con Cividale, avrà influenza sui territori continentali rivolti a nord, fino a Como, a Trento, a Pola.
Nonostante tutto, la diocesi di Aquileia rimase, per tutto il medioevo e oltre, la più vasta d’Europa. Patriarchi illuminati, piano piano, ridiedero prestigio al Patriarcato di Aquileia, che ebbe una nuova rinascita sotto la conduzione del Patriarca Poppone. Egli tentò di ridare vita alla città, di riaprire il porto per favorire la ripresa dei commerci, innalzò una nuova ampia cinta muraria, restaurò ed abbellì la Basilica. Nel 1077 l’imperatore Enrico IV concesse al Patriarca Sigeardo l’investitura feudale, con prerogative su tutta la contea del Friuli. Ciò corrispose alla nascita di un vero e proprio Stato Patriarcale. La storia della chiesa e della città di Aquileia è ormai assorbita dalla storia della regione. Lo Stato Patriarcale ha il suo termine con l’occupazione del Friuli da parte di Venezia nel 1420 (già dal XII sec. il Patriarca di Grado risiedeva a Venezia ed il Patriarcato venne soppresso nel 1451, anno in cui la titolarità passò definitivamente a Venezia).

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Periodo Storico: Alto Medioevo
Localizzazione Geografica

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