AQUILEIA (Ud). La storia.

L’importanza e la lunghissima storia d’Aquileia, le tante testimonianze a noi giunte, meritevoli di visita, rendono l’antica città romana una meta a sé stante. La visita d’Aquileia non si può esaurire nell’arco di una sola giornata ed è stata, perciò, articolata in due giorni, con due itinerari di-stinti.
Dal momento che l’Aquileia romana e l’Aquileia paleocristiana intrecciano la loro storia per molti secoli, abbiamo ritenuto opportuno, data la complessità dei fatti, distinguere e separare i due momenti storici, seguendo in ciò un filo logico e coerente. Resta inteso tuttavia che, qualora il visitatore lo volesse, per suo comodo o necessità, possa prendere dall’uno o dall’altro itinerario ciò che rientra nel proprio interesse culturale.
Fondata nel 181 a.C. per volontà del senato romano in un luogo che si sarebbe rivelato ideale per la sua posizione quasi di cerniera tra l’Europa nordorientale da un lato ed il vasto bacino del Mediterraneo dall’altra, Aquileia per oltre il primo secolo della sua esistenza assolse dapprima alla funzione per cui era stata creata, d’avamposto e di base militare nel piano di conquista ed espansione verso le Alpi orientali e le regioni a nord di essa. In seguito, dall’età d’Augusto in poi (come capitale della X regio), Aquileia, divenuta ormai una grande città, si trasformò in fondamentale base logistica arretrata ed in importante emporio commerciale e mercantile, molto bene collegato, via terra, a mezzo di ottime strade, all’Europa centrale fino al Baltico, alle regioni balcaniche fino al mar Nero, e via mare alla Grecia, all’Africa, all’Asia minore, alla Siria, Egitto, Palestina, Costantinopoli, fino a divenire la vera “porta orientale“ d’Italia. Il II e III sec. d.C. non furono pacifici per la città, toccata da incursioni, scorrerie di genti straniere, rappresaglie, lotte tra eserciti romani: ricordiamo, ad esempio, che i Quadi ed i Marcomanni verso il 170 assalirono la città, e che nel 238 Aquileia fu protagonista di quel san¬guinoso fatto d’arme che va sotto il nome di “bellum Aquileiense“.
Esso vide Massimino il Trace, proclamato imperatore dalle proprie legioni, stringere d’assedio la città, che, rimasta fedele al senato, gli impediva di proseguire verso Roma. Aquileia resistette, esercitando la funzione primaria per cui era sorta: la difesa, finché alla fine Massimino il Trace fu ucciso dai suoi stessi soldati.
Aquileia fu grandissima città, non solo sul piano urbanistico o militare, ma anche e soprattutto su quello economico e commerciale, base per tutti i nuovi mercati, che con la prosecuzione della conquista romana, si aprivano verso l’Europa continentale e verso l’Illirico ed i Balcani. Così in Aquileia si lavorava l’ambra, proveniente da nord e di cui costituiva uno dei principali terminali della cosiddetta “via dell’ambra“; si lavoravano le pietre dure; vi si lavoravano il vetro, il marmo; fu sede di una zecca che battè moneta fino all’epoca di Galla Placidia e Valentiniano III (inizio del V sec.). Aquileia divenne il terminal privilegiato dei commerci dall’Italia per l’Europa continentale e per l’Italia dall’Europa; sede temporanea (vi era un grande “palatium“ imperiale) di numerosi imperatori (ad esempio Costantino il grande, ma, prima, anche Giulio Cesare), centro primario di irradiazione della religione cristiana, che, da quella base, diffuse verso il nord Italia e l’Europa del nord est. Fu sede di importanti concilii e caposaldo contro le eresie, principalmente quella ariana.
La sua importanza fu dunque enorme, in quanto caposaldo attorno cui ruotava la difesa dei valichi alpini, porto principale che riforniva di merci un territorio vastissimo e la città di riferimento delle regioni transalpine, che in epoca romana formarono le province del Norico, della Pannonia, della Rezia e dell’Illiria, corrispondenti al vasto territorio oggi diviso tra Germania, Austria, Ungheria, Slovenia e Croazia e per lungo tempo riunito sotto la supremazia spirituale del Patriarca d’Aquileia (fino alla metà del XVIII sec.).
Se nel III-IV sec. Aquileia è ancora ricordata come la quarta città più grande d’Italia e la nona dell’impero, nel V sec. la decadenza è già avviata, ed è la conseguenza delle invasioni dei barbari, non più trattenuti ai confini nord orientali dell’Europa dall’esercito ormai in disfacimento. Così Alarico, nel 401 e nel 408, cinse d’assedio per due volte la città (che non cadde). Ben più grave l’invasione degli Unni del 452, quando Attila distrusse Aquileia. Seguirono il passaggio di Teodorico, la battaglia con Odoacre (489), l’occupazione bizantina (552), i Longobardi (568), i Franchi (774) e le gravissime incursioni degli Ungari del IX e X sec.
Fino al V sec., tuttavia, la città accolse ancora la corte imperiale: l’ultimo imperatore che vi soggiornò fu Valentiniano III, nel 425. Dopo la distruzione di Attila, Aquileia praticamente scompare dagli atti pubblici, e cessa di esistere anche materialmente come città. Rimane, invece, ancora viva e potente, l’Aquileia cristiana, sede patriarcale e centro d’irradiazione dell’ortodossia cristiana (nel II Concilio di Costantinopoli del 553 Aquileia, affermando l’origine apostolica della propria organizzazione ecclesiastica, che sosteneva discendere direttamente da San Marco e Sant’Ermacora, proclamava la propria primogenitura, cioè un’origine che, fondata direttamente sulla predicazione apostolica, poteva autorizzare l’assunzione del titolo di Patriarca, che difatti i vescovi di Aquileia cominciarono ad esercitare fra il VI ed il VII sec.).

Bibliografia:
- Claudio ZACCARIA. Chi erano i proprietari delle ricche domus Aquileiesi? Piste epigrafiche. in “L’architettura privata ad Aquileai in età romana”, atti del convegno 21-22 feb 2011, a cura di Jacopo Bonetto e Monica Salvadori.
Riassunto: Fino ad ora non è possibile associare nessuna delle ricche domus messe in luce ad Aquilea con i personaggi di cui conosciamo i nomi nelle iscrizioni commemorative. Non si conoscono neppure iscrizioni pavimentali musive, come quella trovata a Iulium Carnicum, che ci restituisce il nome frammentario del suo proprietario, probabilmente un ricco liberto appartenente all’élite del vicus tardorepubblicano. L’unica menzione epigrafica di una domus ad Aquileia si trova nell’estratto del testamento di un personaggio agiato, figlio di veterano, scolpito sulla sua stele funeraria. Si possono comunque suggerire alcune stimolanti piste per tentare di identificare alcuni dei proprietari. I bolli di plumbarii privati impressi su alcune fistulae aquariae, come quello di un liberto dei Caesernii, famosi cavalieri e senatori aquileiesi, potrebbero fornire una preziosa indicazione sulle dimore urbane delle élites locali, solo che se ne conoscesse la provenienza. Le basi delle statue, dedicate da clientes e amici a cavalieri e senatori (ancora i Caesernii, ma anche i Claudii), prive dell’indicazione della concessione del locus da parte dell’ordo decurionum, fanno pensare alla loro collocazione in un contesto privato, come l’atrium, il peristylium o gli horti delle loro domus. Ma tutte queste dediche sono state rinvenute reimpiegate fuori dal loro contesto originario in costruzioni di epoca tardoantica o altomedievale. Pertanto l’ubicazione delle prestigiose case dove venivano esibiti la ricchezza e lo status dei proprietari rimane ancora ignota. Come mostra chiaramente una dedica sacra posta a Parenzo da un affermato cavaliere, che fu viceprefetto della flotta ravennate, una casa di rappresentanza riccamente decorata (domus exculta) costituisce il vanto del suo padrone, tanto da essere menzionata accanto ad altre opere di evergetismo pubblico.

Leggi tutto nell’allegato: Claudio Zaccaria, proprietari domus aquileiesi

[ STAMPA SCHEDA IN PDF ]
Periodo Storico:
Localizzazione Geografica

© 2014 Archeocarta Friuli Venezia Giulia - Realizzato da Mediares S.c.