OVARO (Ud), fraz: Agrons. Pieve di Santa Maria di Gorto ed il Museo.

OVARO (Ud), fraz: Agrons. Pieve di Santa Maria di Gorto ed il Museo.

Su un’altura dove, secondo alcune ipotesi, esisteva fin dai tempi preromani, un castelliere e poi una vedetta militare.
Il toponimo “Gorto”, di origine celtica, significa “luogo chiuso, protetto”.
La chiesa viene citata in documenti scritti nel 1136 (tra i beni assegnati all’abbazia di Moggio) e nel 1299 ma l’origine sembra essere più antica, come dimostra il ritrovamento, sul posto, di elementi scultorei attribuibili a un luogo di culto risalente all’VIII secolo. Fino a poco tempo fa si riteneva che la chiesa di Santa Maria fosse la più antica chiesa battesimale della vallata, attribuibile al V secolo, ma i recenti scavi eseguiti presso la chiesetta di San Martino (vedi scheda relativa) hanno dimostrato che ivi esisteva una basilica paleocristiana risalente al V secolo, un battistero monumentale e vasca battesimale, che sono i più arcaici della Carnia. In quel luogo, dunque, doveva trovarsi la primitiva chiesa di Santa Maria che, a causa di invasioni e cause naturali, venne trasferita sul colle fra gli abitati di Agrons e Cella. E’ quindi ipotizzabile che l’attuale Pieve di Santa Maria sia stata eretta subito dopo, tra il secolo VII ed il IX, in un luogo più sicuro e proteggibile, il colle di Agròns.
La pieve di Gorto aveva giurisdizione su un territorio molto ampio: oltre alla Val Degano, il controllo si estendeva, verso occidente, alla Val Pesarina e all’alta valle del Piave e, verso oriente, alla Valcalda fino a Cercivento.
La tradizione vuole che l’edificio della Pieve fosse costruito sul luogo e con le pietre del castello di Agrons, fatto distruggere dal Patriarca Ludovico di Tech dopo l’assassinio del Patriarca Bertrando in un complotto al quale forse partecipò anche Ermanno di Carnia,  proprietario di quel castello, come ipotizza lo storico Nicolò Grassi.
Sul colle dove si trova la pieve esistevano un tempo anche altre tre chiesette, dedicate a Sant’ Elena e San Michele, a S. Giovanni Battista, ai SS. Giuseppe, Vincenzo, Giovanni e Paolo. Esse vennero abbattute dopo il terremoto del 1700, per lasciare posto all’attuale chiesa, che in quell’epoca fu in buona parte ricostruita e ingrandita. Sempre secondo il Grassi alla pieve erano annessi l’unico battistero e l’unico cimitero del Canale di Gorto e riferisce ancora che la chiesa fu devastata da un grave incendio nel 1370. È documentato inoltre che la stessa fu semidistrutta da un incendio nel 1430 e che la ricostruzione, iniziata nel 1431, terminò nel 1464.
La Pieve si presenta come una basilica a tre navate e custodisce pregevoli e rare antichità:  affreschi risalenti al XII – XIII secolo con la parabola evangelica delle dieci Vergini ed una ricca raccolta di oggetti artistici e liturgici.
Gli affreschi dell’abside rivestono una grande importanza per la conoscenza della pittura del Duecento in Friuli Venezia Giulia. Riemersi dopo il terremoto del 1976, sono tra i pià estesi frammenti ad oggi riscoperti. Il tema, la Parabola delle Dieci Vergini, è tratto dal Vangelo secondo Matteo e costituisce di per sè un soggetto molto rappresentato in epoca gotica, soprattutto nelle sculture delle cattedrali tedesche e francesi. La Pieve di Gorto dipendeva direttamente dall’Abbazia di Moggio, che aveva rapporti con l’ambiente d’oltralpe e quindi gli esecutori dei dipinti della pieve di Santa Maria potrebbero aver attinto agli stilemi ed all’esempio della pittura salisburghese del secolo XII.
La parabola si trova nella sezione del Vangelo dedicata ai discorsi di Gesù sulla speranza cristiana, sulle ultime cose e sull’orizzonte che sta davanti a noi al punto conclusivo della nostra storia.  Ecco come viene presentata:
1 – il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo,
2 – cinque di esse erano stolte e cinque sagge,
3 – le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio,
4 – le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell’olio in piccoli vasi,
5 – poichè lo sposo tardava, si assopirono tutte le dormirono,
6 – a mezzanotte si levò un grido:  Ecco lo sposo, andategli incontro,
7 – allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade,
8 – e le stolte dissero alle sagge: Dateci del vostro olio, perchè le nostre lampade si spengono,
9 – ma le sagge risposero: No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene,
10 – ora, mentre quelle andavano per comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa,
11 – più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, signore, aprici,
12 – ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco,
13 – vegliate dunque, perchè non sapete nè il giorno nè l’ora. (Mt 25,1-13)
Quella che ora è un’abside unica, un tempo doveva essere articolata in tre cappelle, poi trasformate nel rifacimento tardo Quattrocentesco.  Gli affreschi visibili, seppure lacunosi, fanno intuire che la qualità dell’esecuzione doveva essere notevole.
Interessante è pure l’archivio plebanale, che custodisce anche 140 pergamene medievali, testimonianza dell’alta considerazione goduta dalla chiesa fin da tempi remoti.

Il Museo
Aperto nel 1973 e situato in un vano attiguo alla chiesa, il Museu da Plêf ospita una sezione archeologica e il lapidarium.
Il reperto più antico presente in museo è la Lavara di Cjanaia: frammento di lapide preromana con iscrizione non ancora decifrata, a caratteri nordetruschi/ venetici. Fu rinvenuta sulla via preistorica che da Raveo (Val Tagliamento) immetteva in Gorto, passando proprio sotto il colle della Pieve. Tale via rimarca l’importanza strategica del sito in cui è ubicata la Pieve: sito che ospitò un castello medievale e forse, in precedenza, un castrum romano e un castelliere più antico. Seguono i Pipinacui: coppia di misteriose figure di oranti sommariamente scolpite nel tufo carnico (dolomia cariata); la loro tipologia può far pensare ad un’arte barbarica molto antica, forse precristiana. La loro presenza sul colle di Pieve può essere testimonianza di un luogo di culto precristiano precedente la chiesa.
In seguito alla ristrutturazione dell’ex latteria, un’importante sezione del Museu ha trovato posto del nuovo edificio situato pochi metri più a valle, in località Cella ed inaugurato nel 2010. Nelle sale, infatti, sono esposti bronzi, argenteria, paramenti, tessuti, arredi, statue lignee ed anche opere legate all’area archeologica della non lontana chiesa di San Martino.  Tra queste, particolarmente significativa e preziosa è la scultura di Domenico da Tolmezzo raffigurante San Martino e il povero, databile agli inizi del Cinquecento; opera matura del maestro rinascimentale in cui lo scultore ha saputo cogliere ed immortalare questo leggendario gesto di carità con profonda poesia ed umanità.
Dei ritrovamenti archeologici avvenuti nella zona prospiciente la pieve fanno parte diversi oggetti d’uso quotidiano, monete, fibule, resti di lanterne, e manufatti lapidei di piccole dimensioni.
Trovano sito nel Museo anche interessanti testimonianze artistiche barocche di scuola locale. Di buona scuola cinquesecentesca sono i due dipinti su seta (resti di uno stendardo della locale confraternita del SS. Sacramento che, istituita nella chiesa succursale dei SS. Michele ed Elena, possedeva sul colle di Pieve pure una sede ricordata dai documenti archivistici), che rappresentano l’Arcangelo S. Michele, la Vergine col Bambino ed un ostensorio gotico.
Datata 1567 è la pala d’altare del sanvitese Giuseppe Furnio (scuola dell’Amalteo), raffigurante un’interessante veduta del Canale di Gorto con le chiese, i siti più emblematici e con i titolari della pieve:  S. Maria con Bambino, S. Giovanni Battista e S. Pietro.

Info:
Ovaro località Cella, strada statale 465, n. 92, 75 33025
tel. (0039) 0433 60358 – (0039) 0433 60358 – e-mail: carnia.musei@cmcarnia.regione.fvg.it
Url: http://www.carniamusei.org
Da metà luglio a fine agosto: sabato e domenica 10.00-12.00 e 16.00-18.00.
Aperto solo su richiesta nel restante periodo dell’anno.
Per info: contattare la Rete Museale, tel. 0433 487779 o e-mail: carnia.musei@carnia.utifvg.it
ingresso gratuito.
Orario delle liturgie nella Pieve: ogni domenica e festivi, santa Messa alle ore 11,00.
Referente: don Giuseppe Carniello, tel. 043360358, 043367268.

Bibliografia:
Silvia Musetti, E’ un fonte battesimale la vasca della pieve di Gorto? Analisi tipologica e stilistica di un manufatto tardomedievale, in Le Pievi in Carnia: novità e riletture da recenti scoperte archeologiche, a cura di Aurora Cagnana, SAP Società Archeologica Srl, Mantova 2012.
Stefano Cancelliere, Il fonte battesimale della pieve di Gorto: analisi del materiale lapideo, in Le Pievi in Carnia: novità e riletture da recenti scoperte archeologiche, a cura di Aurora Cagnana, SAP Società Archeologica Srl, Mantova 2012.

Vedi anche: La pieve di Santa Maria di Gorto in Quaderni Friulani di Archeologia, VII 1997, a cura di Ennia Calligaro.

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Periodo Storico: Alto Medioevo
Localizzazione Geografica

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