POVOLETTO, fraz. Savorgnano al Torre (Ud), Castello della Motta.

L’ubicazione dei resti del castello della Motta è di indubbio fascino; immersi in una fitta boscaglia, i ruderi sono disposti sulla cima dell’estremità sud-ovest di un crinale, presso la confluenza di due corsi d’acqua: il torrente Torre, che lo lambisce ad ovest e il rio Motta, oggi quasi asciutto, posto sul fondo di una stretta valletta sul versante orientale. I resti del castello, che nel punto più alto raggiungono quota 222 m, distano circa 1.5 km dall’abitato di Savorgnano al Torre, posto a sud del castello (in comune di Povoletto), e 12 km dalla città di Udine. Attualmente il sito castellano è raggiungibile a piedi, con una certa difficoltà, sia da sud-ovest, attraverso un breve, ma stretto sentiero, sia da nord-est, lungo un percorso di crinale che, con molta probabilità, corrispondeva all’antico accesso al sito.
L’origine dell’insediamento, alla luce dei più recenti dati, viene fatta risalire al VII-inizio VIII secolo. Nel X secolo, la fortificazione è proprietà di un ecclesiastico (il prete Pietro); lo attesta il diploma di Berengario I (25 marzo 922) nel quale, per la prima volta, è citata la località (il castrum Saborniano).
Venuto meno lo scopo strettamente difensivo, il castello fu abbandonato per una più comoda e decorosa dimora che i nobili castellani si costruirono, sempre a Savorgnano, da dove potevano controllare le derivazioni d’acqua delle varie Rogge di Udine e della Cividina che da qui si dipartono.
Gli scavi
Nel 1996 ha preso forma il ‘progetto di recupero e valorizzazione del castello della Motta’, frutto di una proficua collaborazione fra Università degli Studi di Udine e Amministrazione comunale di Povoletto.
L’evidenza più antica sino ad ora venuta alla luce nel castello della Motta è stata attribuita ad una sequenza di fasi di costruzione, vita e distruzione di un edificio che apparteneva ad un insediamento fortificato: una casa-torre di fine VII – inizio VIII secolo (periodo A). La cronologia è dedotta dalla datazione di frammenti ceramici rinvenuti al suo interno, sotto uno strato di crollo relativo alla sua distruzione (anno 678 ± 90 anni). Anche tenendo conto del termine cronologico più recente (anno 768), si tratta di una datazione ben anteriore al documento dell’anno 922, in cui il castello è citato per la prima volta.
L’edificazione della torre di periodo B (prima metà XI – fine XIII sec.), sostanzialmente riproposta nel medesimo luogo della precedente, ma con maggiori dimensioni, denuncia la volontà di una ristrutturazione dell’edificato e la determinazione, da parte di una nuova committenza nobiliare, di fornire al luogo una più peculiare immagine del potere. Nel periodo C (fine XIII – inizio XV sec.), la torre mastio di XI secolo viene trasformata in mastio con forma planimetrica poligonale. L’insediamento fortificato, in quest’epoca, ha ormai assunto una ‘forma compiuta’, soggetta comunque a un dinamismo costruttivo che ne determina continue trasformazioni interne. L’insediamento è distinto in almeno due zone differenziate: la sommitale, con edifici di proprietà signorile, ed il ‘borgo’. La documentazione d’archivio, per quanto scarna, ed i dati di scavo offrono l’immagine di un luogo densamente edificato, dalla fine del XIII secolo ormai nelle mani dei discendenti di Federico di Colmalisio, i quali hanno sostituito la precedente nobiltà feudale. Già nei primissimi anni del ’400 si lamenta il cattivo stato di conservazione di parte dell’insediamento e la notazione trova riscontro nell’evidenza archeologica di periodo D.
La ricerca nel castello della Motta si distingue anche per lo studio di eterogenee classi funzionali di reperti, soprattutto di quelle appartenenti a periodi avari di notizie documentarie come il XII e il XIII secolo. I reperti mobili provenienti dagli scavi eseguiti sino al 2001 ammontano complessivamente a 13.938 unità. L’analisi dei manufatti di ceramica grezza e di ceramica rivestita ha fornito una serie di dati importanti sia per la ricostruzione della storia del castello della Motta sia per quanto riguarda l’evoluzione di queste classi ceramiche.
Per ammirare questo ricco patrimonio immergendosi nell’atmosfera di un castello medievale, merita una visita l’Antiquarium della Motta, ospitato nell’elegante edificio liberty di Villa Pitotti a Povoletto.

Bibliografia
L. CARGNELUTTI et alii, I Savorgnan e la Patria del Friuli dal XIII al XVIII secolo, catalogo della mostra, 1984, Udine.
COMUNE DI POVOLETTO 1989 – Savorgnano e il Castello della Motta. Appunti – rilievi – immagini, n. u. del Centro Friulano di Studi Ippolito Nievo, Feletto U. (UD), 1989.
F. PIUZZI, Su tre fibbie basso medievali dal Castello della Motta di Savorgnano (Povoletto – UD), in «Archeologia Medievale», XXV, 1998, pp. 281-286.
F. PIUZZI, Ricerche archeologiche nel castello della Motta (Povoletto – UD). Anni 1997-98-99, in «Forum Iulii», XXIII, 1999, pp. 59-66.
F. PIUZZI (a cura di), Progetto Castello della Motta di Savorgnano – 1. Ricerche di Archeologia medievale nel Nord-Est italiano. Indagini 1997-’99, 2001-’02, «Ricerche di Archeologia Altomedievale e Medievale», 28, Firenze, 2003.
La Motta di Savorgnano fra ricerca archeologica e attività museale, Atti dell’incontro di studio (Povoletto, 3 dicembre 2011), a cura di M. FRANCESCUTTO, F. PIUZZI, Pasian di Prato (UD) 2012.

Fonte: www.comune.povoletto.ud.it

Didascalie immagini:
1) Foto aerea del colle castellano con i resti del fortilizio.
2) Sviluppo planimetrico della torre mastio e degli edifici annessi (dal VII al XV secolo)
3)  Esemplare di fibbia bronzea ad anello polilobato. Sino ad ora si tratta di un ‘unicum’ (seconda metà XIII sec.)
4) Rarissimo esemplare di berdica. Arma, originariamente inastata, fornita di lama lievemente incurvata a doppio tagliente (seconda metà XIII sec.).

Un buon numero di reperti si possono vedere al seguente indirizzo, vai a >>>>>>>>

Info: Via della Motta, 33040 Povoletto UD

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Periodo Storico: Basso Medioevo
Localizzazione Geografica

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