RUDA (Ud), fraz. S. Nicolò, Chiesetta di San Nicolò di Levata e reperti romani (reimpiego).

Poche sono le notizie pervenuteci della chiesetta di San Nicolò di Levata.
Fu costruita nell’XI secolo con materiale di recupero proveniente da monumenti funerari, facilmente reperibili lungo il primo tratto della strada romana per Emona, passante per il paese. Poi, l’edificio fu distrutto da un crollo e tutti i materiali antichi vennero riutilizzati nei primi anni del XIII sec. da parte del patriarca Wolfer che fondò nella zona l’ospedale, che continuò fino al 1500 quando fu trasformato in commenda, e ampliò la chiesa che divenne l’edificio di culto dei Cavalieri Ospitalieri durante le Crociate.
Dedicata a San Nicolò, vescovo di Mira (nell’odierna Turchia), la costruzione iniziale doveva essere poca cosa dovendo servire solo alle necessità religiose dei monaci ospedalieri; successivamente, si hanno diverse notizie di ampliamenti e di rifacimenti.
La chiesetta era attorniata da un cimitero.
Per quanto riguarda il periodo che va dal 1549 al 1701, ci giungono alcune notizie sugli arredi e sulla struttura della chiesa da atti notarili e da inventari.
In nessun trattato sono stati menzionati gli affreschi che ornano le pareti della parte antica della chiesa. Si pensa, tuttavia, che i dipinti delle pareti laterali raffiguranti l’Adorazione dei Pastori e l’Adorazione dei Magi, possano essere opera di un anonimo maestro friulano del Settecento che si ispirava a dipinti di Jacopo da Ponte, detto il Bassano. Le immagini subirono gravi danni all’epoca del crollo del soffitto, quando le travi vennero addossate ai muri ed il tutto rimase esposto alle intemperie. L’architettura originale della chiesa non è nota, ma notizie sui successivi ampliamenti ci sono pervenute grazie alle rappresentazioni di Fioravante Gratton, basate sui ricordi degli anziani del paese.
Nel 1903 la chiesetta fu ulteriormente ampliata con l’aggiunta di un grande avancorpo occidentale.
Durante il restauro del 1974 nella parte centrale dell’edificio, ora presbiterio, furono trovate sei pietre antiche reimpiegate, di cui cinque nel muro sud ed una in quello nord.
I muri più antichi sono costruiti dalla base con pezzi di reimpiego, ma questo tipo di materiale era usato solo fino ad una certa altezza, che era variabile ed irregolare.
Bibliografia:
M. TORCELLAN, La Chiesetta di S. Nicolò di Ruda e il suo territorio nel Medioevo, in Ce fastu?, LIX, 1983, pp. 214-215, 216, 223, 227-228.
Fonte: http://www.comunediruda.it

Nel muro esterno sud della chiesetta è inserito sul fianco un frammento di ara decorato in calcare che, al momento della messa in opera, è stato scalpellato da una parte per adeguarlo alla pietra soprastante. La superficie appare levigata tranne nella parte superiore dove la raffigurazione è scalpellata. Sul lato inferiore corre una cornice a triplice bordo formato da un listello, da una gola rovescia e da un altro listello.
Nella raffigurazione si riconosce un gladius, tipica spada dei legionari, scolpito appena a lato delle cornici con discreta fedeltà sia nelle proporzioni che nei particolari del fodero; l’impugnatura cilindrica sembra sormontata da un unico pomolo ovale.
Attorno e dietro la spada gira un cingulum costituito da una cintura terminante da una parte con una fibbia di forma ovale e dall’altra con un’appendice a forma di cuore.
Al di sopra del gladio si riconosce la spallina frangiata sinistra di una lorica sotto la quale si nota la tunica; in basso si vede l’orlo della lorica e sotto la tunica.
Le dimensioni delle armi, cm. 90 per la lorica, 40 per la spada e 70 per la cintura, si avvicinano alla realtà.
Ciò che resta delle cornici e le dimensioni del frammento fanno pensare che il pezzo facesse parte di un altare funerario.
La raffigurazione della lastra segue uno schema che utilizza la presentazione delle sole armi, senza una figura umana, diffuso particolarmente nella zona padana.
Probabilmente il nostro esemplare è opera di un’officina aquileiese e, forse, proviene dalla necropoli aquileiese di levante.
E’ databile alla seconda metà del I sec. d.C..
Bibliografia:
M. TORCELLAN, La Chiesetta di S. Nicolò di Ruda e il suo territorio nel Medioevo, in Ce fastu?, LIX, 1983, pp. 217-219.
C. FRANZONI, Habitus atque habitudo militis. Monumenti funerari di militari nella Cisalpina romana, Roma 1987, pp. 21-22.
M. BUORA, Militaria da Aquileia e lungo la via dell’ambra (I sec. a.C. – I sec. d.C.), in Lungo la via dell’ambra. Apporti altoadriatici alla romanizzazione dei territori del Medio Danubio, Atti del convegno di studio (Udine-Aquileia 16-17 settembre 1994), Udine 1996, p. 166.
A. GARGIULO, Sul reimpiego medievale del materiale lapideo nel territorio del Patriarcato di Aquileia, «Quaderni Friulani di Archeologia», n. 1 anno XII dicembre 2002, p. 163.

Sotto il frammento, è murata una lastra rettangolare in calcare sagomata lungo il lato corto sinistro da una gola incavata. Sulla superficie della lastra vi è un incavo circolare con una scanalatura rettilinea terminante sulla gola.
Si tratterebbe di una lastra di un monumento funebre con i solchi per l’inserzione di grappe; forse, è un lato della stele con armi descritta precedentemente, anche se le misure sembrano non corrispondere.
E’ ipotizzabile che sia stata prodotta da un’officina aquileiese tra il I e il II sec d.C..

Accanto alla lastra è visibile un frammento di lastra iscritta in calcare tagliato longitudinalmente, con tutti i lati irregolari.
Si possono leggere solo cinque lettere I N I  N O che, ipotizzando che il frammento sia capovolto, possono diventare  O N  I N F.
Si data al I sec. d.C..

Sopra al precedente, ma ad una certa distanza, è murato un frammento di lastra iscritta in calcare con incisa solamente una “E” in capitale romana.
Il reperto è stato capovolto al momento del reimpiego.
Si data al I sec. d.C..
Nello stesso muro è visibile un frammento d’altare in calcare con angolo di cornice decorativa con raffigurati due motivi ornamentali, una cornice fitomorfa e un probabile kimation lesbio inframezzati da un listello rettilineo.
La superficie interna, liscia, non presenta decorazioni.
Si ipotizza che sia opera di un’officina aquileiese attiva tra il I e il II sec. d.C..

Un coronamento di ara sepolcrale in calcare è reimpiegato nel muro esterno nord nell’angolo orientale della chiesa. È costituito da un acroterio a cuscino terminante con una fronte circolare e reimpiegato capovolto.
La superficie del pezzo appare molto abrasa, probabilmente a causa degli agenti atmosferici.
Si ipotizza che sia stato prodotto da un’officina aquileiese nel I sec. d.C..
Bibliografia:
M. TORCELLAN, La Chiesetta di S. Nicolò di Ruda e il suo territorio nel Medioevo, in Ce fastu?, LIX, 1983, pp. 219-221.

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