SAN VITO AL TAGLIAMENTO (Pn). Museo Civico “Federico De Rocco”.

Il Museo, istituito ufficialmente nel 1993, si compone di due sezioni, una archeologica ed una storico-artistica.
I nuclei delle collezioni sono stati costituiti dal prof. Federico De Rocco e dagli affreschi di casa Altan che lui stesso strappò, preservandoli dalla distruzione.
La Sezione archeologica
E’ costituita da materiali provenienti in prevalenza dal sanvitese e, in misura minore, dal territorio dei comuni limitrofi (Chions, Morsano, Casarsa, San Martino al Tagliamento).
I materiali più antichi provenienti dal sanvitese risalgono ad una fase finale del Mesolitico ed al primo Neolitico; sono poi documentate fasi successive del Neolitico, mentre alcuni strumenti litici possono essere attribuiti all’Eneolitico ed al Bronzo antico, per un arco cronologico complessivo che va dalla metà del quinti all’inizio del secondo millennio a.C. Benchè in questi periodi culturali, ad eccezione del Mesolitico, fosse nota ed ampiamente in uso la ceramica, i materiali ad essi riferibili rinvenuti nel territorio sono rappresentati esclusivamente da manufatti in selce, tutti provenienti da vecchie raccolte di superficie.
Queste fasi culturali sono esemplificate nell’esposizione museale attraverso tre siti principali del sanvitese: Santa Petronilla, Gorgaz, Bopscat. Alcune cuspidi litiche a ritocco foliato sono attribuibili all’Eneolitico, mentre il solo sito di Gorgaz ha restituito alcune cuspidi e due elementi di falcetto riferibili al Bronzo antico. Dal territorio di San Giovanni di Casarsa (loc. Sorgenti del Sile) proviene invece una lama di pugnale in selce, a ritocco foliato, di età eneolitica.
Le tracce più cospicue provengono dai siti posti ad occidente del centro abitato di San Vito, la cui frequentazione, non ininterrota ma avvenuta a più riprese, era collegata probabilmente anche all’attività della caccia, per la presenza di cuspidi di freccia; non abbiamo però dati sufficienti per definire quali altre attività fossero svolte, anche se siamo certi, per il ritrovamento di nuclei di materia prima e di scarti di lavorazione della selce, che in alcuni di questi siti avvenisse la produzione degli strumenti litici.
Le fasi antica e media dell’età del bronzo sono ancora poco conosciute nella destra Tagliamento; meglio documentata è la fase recente di questa età (XIII-metà XII sec. a.C.) cui sono riferibili diversi abitati, espressione probabilmente di un’economia prevalentemente agricola. Fra i siti del sanvitese riferibili a questo momento cronologico, documentati esclusivamente da reperti ceramici, il più significativo è Boscat-Prese della Torricella, oggetto di ricerche di superficie sistematiche e di un saggio di scavo che ha messo in luce scarsi lembi di deposito archeologico in posto.
Le successive testimonianze di presenza umana nel sanvitese risalgono alla prima età del ferro e sono costituite dai materiali della necropoli di San Valentino, scavata nel 1973 dall’Università degli Studi di Trieste, e dai rinvenimenti di superficie effettuati a più riprese a partire dagli anni ’70 in località Ciastelar nel territorio di San Giovanni di Casarsa, sito quest’ultimo censito dal Quarina come castelliere ed i cui materiali sono probabilmente in parte riferibili al Bronzo finale. Nel percorso museale sono visibili, alla conclusione della sala dedicata alla preistoria e protostoria, una scelta dei corredi tombali della necropoli di San Valentino ed una rassegna tipologica dei manufatti ceramici e metallici facenti parte dei corredi tombali, databili in prevalenza alla prima metà dell’VIII sec. a.C.
Lo scavo ha permesso di recuperare una trentina di tombe, quasi tutte già intaccate dai lavori agricoli; si trattava di semplici buche in cui era deposta l’urna contenenete le ceneri del defunto, che in alcuni casi erano deposte direttamente nella fossa, assieme alla terra di rogo ed al corredo. E’ quest’ultimo che ci consente di risalire al sesso del defunto, in base alla presenza di utensili o strumenti artigianali, propri delle tombe maschili, o di aghi, anelli e fusaiole, propri delle tombe femminili.
Le successive fasi dell’età del ferro non sono attalmente documentate nel territorio di pertinenza del museo, nel quale è invece ben attestata la presenza romana a partire dalla prima età imperiale.
Questo territorio infatti faceva parte di quello assegnato alla colonia romana di Concordia, fondata nel 42 o 40 a.C. in un territorio peraltro già pienamente inserito nella viabilità romana: la via Postumia risale al 148 a.C., la via Annia al 131-128 a.C., mentre Aquileia era stata fondata nel 181 a.C.
Nel territorio assegnato alla colonia di Concordia la parte più adatta allo sfruttamento agricolo, la fascia compresa fra il tracciato dell’Annia, non lontano dall’attuale SS 14 Triestina, e la linea delle risorgive, venne centuriata, cioè divisa secondo assi ortigonali regolarmente distanziati lungo i quali vennero realizzati canali di scolo e di irrigazione, strade, insediamenti, ville rustiche, impianti artigianali, di cui si rinvengono le tracce risalenti ad un arco di tempo compreso tra la fine del I sec. a.C. ed il IV sec. d.C.
Particolarmente significativi, ai fini di una illustrazione delle diverse classi ceramiche (da mensa, da cucina, da trasporto) e dei manufatti legat alla vita quotidiana, sono i reperti provenienti dalla villa del Gorgaz presso San Vito, esposti in due vetrine nella sala dedicata al materiale di età romana. Nella medesima sala è inoltre visibile una selezione dei materiali ceramini rinvenuti in loc. Gheno di Villutta in uno scarico pertinente probabilmente ad una villa, nonchè reperti dalla loc. Pars di Morsano, che è stata oggetto di una ricerca di superficie sistematica ed una selezione dei bolli laterizi presso il Museo.
In età altomedievale, dopo il collasso del sistema insediativo romano e la penetrazione dei Longobardi in Friuli (568 d.C.), la presenza nel territorio di San Giovanni di Casarsa di una guarnigione longobarda, probabilmente a controllo del guado del Tagliamento, è attestata dai resti di una sepoltura riferibile al VII sec. comprendenti un coltello in ferro e gli elementi in bronzo della cintura a cui era appesa la spada del guerriero.
Concludono il percorso della sezione archeologica le ceramiche rinascimentali, databili alla fine del XV e alla prima metà del XVI sec., rinvenute nel 1988-1989 nel corso dei lavori di restauro di Palazzo Rota, ex residenza della famiglia Altan.
La Sezione storico-artistica
Il suo nucleo centrale è costituito da affreschi e statue recuperati dal prof. F. De Rocco, a cui si sono aggiunte nel corso degli anni per acquisizioni, donazioni, recupero e depositi una serie di altre opere.
Dall’antico ospizio dei Battuti provengono due affreschi del sec. XIV: un dolce Angelo nunziante e una drammatica Crocifissione.
Particolarmente interessanti gli affreschi provenienti da un palazzo di Borgo Castello, antica dimora della famiglia Altan, ai quali è dedicata la terza sala del museo e che sono probabilmente attribuibili a due maestri di straordinaria levatura; alcuni di essi rappresentano una delle più notevoli testimonianze della cultura figurativa tra gotico internazionale e protorinascimento, il cui rilievo va oltre i confini regionali: brani di soggetto cortese e cavalleresco raffiguranti l’episodio del monacato di Costanza d’Altavilla, alcune Sibille, figure allegoriche e virtù accompagnate da terzine dantesche. Completano la raccolta degli affreschi alcuni lacerti a soggetto religioso provenienti dalle chiese di San Valentno a Prodolone e di San Pietro a Versiola; quattro affreschi, raffiguranti personaggi mitologici, provenienti dalla secentesca villa di San Martino al Tagliamento appartenuta alla nobile famiglia veneta Partenio; infine cinque tempere a secco del sec. XVIII, raffiguranti paesaggi di atmosfera arcadica, recuperati a Savorgnano.
Tra le sculture ricordiamo un Vesperbild dono dalla famiglia Tullio-Altan, alcune sculture lignee dei secoli XV-XVI, tra le quali una Madonna attribuita a Bartolomeo da San Vito, e due cippi confinari in pietra col leone di San Marco, un bacile in pietra con l’emblema di San Vito, una Madonna della Tenerezza incorniciata da una conchiglia, da San Vito, e quattordici busti in gesso di Giacomo Jop, sec. XIX, rappresentanti personaggi illustri sanvitesi e friulani.
Un altro nucleo è costituito dalla acquisizione Rota, della quale si ricordano alcuni ritratti eseguiti dal pittore augustano J. Fischer, sec. XVII, ed alcuni arredi.

Info:
Torre Raimonda – Via Amalteo,1 – tel. 043480405 – apertura su appuntamento.

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Periodo Storico: Età Romana
Localizzazione Geografica

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