SOCCHIEVE (Ud), fraz. Castoia, Pieve di Santa Maria Annunziata.

Socchieve, la Pieve di Santa Maria Annunziata

Situata in cima ad un colle rivestito di folta vegetazione, la Pieve si trova ubicata in un contesto ecologico di notevole suggestione, occupando il centro di un’ampia terrazza, denominata Castoia, e dominante la confluenza tra i fiumi Tagliamento e Lumiei. L’area è ricca di ritrovamenti, di epoche varie, e presenta tracce di due castelli. La posizione arroccata ed eccentrica rispetto all’abitato fa pensare ad una sua nascita collegata alla esistenza di un precedente luogo di controllo.
Il complesso cultuale originario, formatosi nell’arco di alcuni secoli, era composto da ben tre chiese: Santo Stefano (VI secolo), San Michele (VII secolo) e Santa Maria (la più recente, IX secolo). Il riconoscimento giuridico della pieve di Santa Maria risale con ogni probabilità ai secoli IX-X, mentre l’intitolazione originaria era Santa Maria dell’Angelo; la documentazione si fa in ogni caso ricca a partire dal secolo XIII.
Dopo il terremoto del 1700, le altre due chiese vennero demolite, e la pieve superstite venne ampliata ad assumere la forma attuale.
La facciata esterna è a capanna a doppio spiovente, con semplice portale a due finestre; all’interno la struttura ha tre navate, con abside rettangolare. Superstiti dall’antica pieve sono il fonte battesimale in pietra e la custodia degli oli, dietro all’altare maggiore.
Sempre all’interno si possono ammirare: pregevoli tele settecentesche, tra cui la pala della Madonna degli angeli, di Nicola Grassi, sull’altare maggiore, ; inoltre due belle pale d’altare dell’Ottocento; l’organo di Valentino Zanin, in cantoria, risalente al 1881.

Info:
apertura ogni domenica dalle ore 8 alle 12, Santa Messa alle ore 10,30, tel. 0433 80187, 0433 80971, 043380511, 043380191.
Riferimento web: vai al Cammino delle Pievi.

 

Socchieve, urna con epigrafe.

La parte anteriore di un’urna quadrangolare in calcare con iscrizione è murata nella base di una piccola cappella all’entrata della pieve. La cappelletta, affrescata da Giandomenico da Tolmezzo (1450 C.-1514), è situata in località Insòm la Cleva, lungo la strada che da Socchieve porta a Nonta ed alla Chiesa di Castoia.
Il titolo sepolcrale, articolato su tre linee, è situato nella parte superiore dello specchio e ricorda Volta figlia di Veropar, la cui forma onomastica conserva l’origine venetica. Si data nella prima metà del I sec d.C. per la paleografia e l’onomastica.
Nella parte inferiore dell’urna, in senso opposto rispetto al testo latino, è incisa una data, 1509, a cui può essere fatto risalire il primo reimpiego del monumento.
La mancanza di notizie del ritrovamento presso gli studiosi locali fa pensare che l’attuale collocazione dell’urna sia relativamente recente e considerate le vicende del sito, dove fin dal X sec. esisteva un edificio cultuale, non è da escludere che l’urna rinvenuta o preparata per il primo riutilizzo nel 1509, sia stata poi reimpiegata come materiale edilizio.
Da ultimo fu nuovamente recuperata, forse in occasione di lavori di restauro che interessarono la pieve settecentesca, ed infine murata nella piccola cappella esterna alla chiesa, dove ancora si trova.
Bibliografia
: F. MAINARDIS, Iulium Carnicum, Storia ed epigrafia, Trieste 2008, pp. 207-208 n. 107.

Scavi archeologici effettuati sul colle della Pieve hanno portato alla luce diverse testimonianze che documentano la frequentazione dello stesso almeno fin dall’epoca romana (il toponimo Castoia richiama al significato di custodia).
Le priome tracce di sporadica presenza umana nei dintorni di Socchieve sono rappresentate da uno strumento in selce scheggiata, ora non più reperibile, rinvenuto in una località imprecisata tra Socchieve ed Enemonzo ed attribuito all’industria musteriana del Paleolitico Medio (120000-35000 anni fa).
Dobbiamo arrivare alla prima metà del ferro per avere documentazione di una necropoli inquadrabile tra VIII e V sec. a.C., che attesta la posizione strategica di Socchieve, aperta ai contatti commerciali sia verso l’area paleoveneta, sia verso quella hallstattiana (Tirolo, Carinzia, Salisburghese e Slovenia).  La necropoli è stata casualmente rinvenuta nel 1877, durante lavori di dissodamento di un terreno sull’altopiano di Cavariona, non lontano dalla strada che collega Socchieve a Nonta. Sono state portate alla luce cinque tombe ad incinerazione, composte da urne in terracotta contenenti i resti combusti dei defunti col loro corredo (fibule, spilloni, armille, pendagli ed altro materiale bronzeo). Parte dei reperti bronzei si trova attualmente presso i Musei Civici di Udine. E’ stato ipotizzato che l’abitato protostorico relativo alla necropoli sorgesse nella zona denominata Cjastilir (castelliere), non lontano dalla Chiesa di Santa Maria e del cimitero di Castoia. Il nome potrebbe essere la memoria di una costruzione difensiva molto semplice, resa difendibile soprattutto da una o due file di palizzate e da un fossato (relazione di Daniela De Monte, da Il Cammino delle Pievi in Carnia, Tolmezzo 2013, pp. 116-117).
In un saggio di scavo effettuato nel 2005, proprio a contatto con il banco roccioso naturale della parte basale, sono state rinvenute le tracce più antiche. In particolare, una moneta d’argento del tipo Magdalensberg (I sec. a.C.-I sec. d.C.), che conferma la frequentazione di quest’area tra la fine dell’età del ferro e la prima romanizzazione. Notevole anche il ritrovamento di due fibule in bronzo semilavorato: una frammentaria del tipo cruciforme Zwiebelknopffibeln ed una completa del tipo Guraina – Hrusica. Tale rinvenimento attesta l’occupazione del colle nella tarda romanità (III – V sec. d.C.).
Ai Musei Civici di Udine è custodito un bronzetto raffigurante il dio Mercurio (I – inizi II sec. d.C.), recuperato a Nonta in località Chiandarch assieme ad un altro andato perduto.
Sul posto sono stati portati in luce i resti di due edifici che si sono susseguiti nel tempo: un ampio lacerto di pavimentazione in battuto, relativa ad un primo edificio, realizzata sfruttando le asperità stesse del terreno naturale, ed un lungo tratto di muratura, riferibile alla presenza di una seconda costruzione posta sul ciglio del pianoro. Quest’ultimo edificio doveva essere affrescato, dato che frammenti d’intonaco dipinto sono stati rinvenuti all’interfaccia della sua demolizione.
La limitatezza delle indagini non ha permesso di chiarire meglio nè le dimensioni nè la cronologia assoluta di questi due edifici, la cui esistenza va per il momento collocata genericamente tra l’alto medioevo ed il medioevo maturo.
Di epoca altomedioevale abbiamo la testimonianza del Wolf relativa ad una tomba ad inumazione, messa in luce nel 1878, durante lavori agricoli, in località La Fontanuta, tra Nonta e la strada statale. In essa, accanto allo scheletro, c’erano alcuni oggetti in bronzo di cronologia varia, alcuni dei quali sono ora conservati ai Musei Civici di Udine.

Bibliografia:
Daniela De Monte, La pieve di Santa Maria Annunziata di Castoia (Socchieve): fonti scritte e indagini archeologiche, in Le Pievi in Carnia: novità e riletture da recenti scoperte archeologiche, a cura di Aurora Cagnana, SAP Società Archeologica Srl, Mantova 2012.

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Periodo Storico: Alto Medioevo
Localizzazione Geografica

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