TARCENTO (Ud). Castello di Coia.

castello di coia

Il piccolo abitato di Coia, sulla collina che sovrasta Tarcento, piccola cittadina delle Prealpi Giulie, ha radici che affondano in epoca preistorica. Tracce di questa località vengono ritrovate in antichi documenti risalenti ai celti ed ai romani.
Nell’alto Medioevo Tarcento diviene il feudo di una famiglia austriaca che farà erigere due manieri.
Probabilmente quello superiore ebbe origine da una torre d’avvistamento d’epoca romana, forse utilizzata anche dai Longobardi.
Quello che ancor oggi rimane, ridotto a poco più di un rudere, è il castello di Coia, chiamato dai friulani “Cjscjelat”, ovvero “castellaccio”. Dell’originaria struttura resta ben conservato l’angolo del torrione, sul quale sono visibili le tracce dei vari piani dalle quali si intravedono rari affreschi.
Il “loco de Tercento” è citato per la prima volta in un documento del 1126, feudo, almeno in parte, dei signori di Machland che, in seguito, lo donarono al vescovo di Salisbugo.
Da Leone figlio di Erzo di Grimonis de Tercento, ministeriale di questa curia, il feudo passò ai signori di Caporiacco.
Alla morte senza eredi di Federico e Detalmo, nel 1281 il feudo fu assegnato ad Artico dei signori di Castello, famiglia che in seguito assunse il cognome Frangipane ed alla quale appartenne nei secoli successivi. Il feudo, denominato dal patriarca di Aquileia, Raimondo Della Torre, Artico di Castel Porpetto, meglio conosciuto adesso come Articone.
Il castello superiore fu definitivamente smantellato alla fine del secolo XIV, concentrando le attenzioni su quello inferiore, ampliato e migliorato nelle difese. Anche questo, tuttavia, venne abbandonato, successivamente ai gravi danneggiamenti subiti durante i disordini e il terremoto del 1511.
Da allora nel castello, che è posto sul colle tarcentino, si rappresenta il “Falò dell’Epifania”. Da oltre sette secoli, al tramonto del 5 gennaio, un corteo con centinaia di figuranti in costume medievale attraversa le vie del centro storico, fino a raggiungere i piedi del colle di Coia. Qui il “vecchio venerando” ripercorre attraverso un racconto la storia dell’investitura feudale di Artico di Castello. Al termine della rievocazione i partecipanti sono invitati a seguirlo fino al “Cjscjelàt”, muniti con le loro fiaccole accese. Qui il vecchio accende finalmente il “pignarul grant” (il grande falò). Il fumo levatosi dalla pila di legna indicherà buon raccolto se si orienta ad est, e cattivo se si dirige ad ovest.

Fonte: http://www.consorziocastelli.it
http://www.mondimedievali.net/Castelli/Friuli/udine/coia.htm

Vedi anche l’allegato: Giacomini-Colle-di-Coja

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Periodo Storico: Basso Medioevo
Localizzazione Geografica

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