TARVISIO, fraz. di CAMPOROSSO in Valcanale (Ud). Antiquarium.

Si trova, nella sede della ex Latteria, il nuovo Antiquarium di Camporosso. Uno spazio espositivo particolare ma che testimonia il forte legame con il territorio e con le proprie genti. E questo raccontano i reperti esposti: una storia, la storia antica dell’insediamento di Camporosso in epoca romana e la sua importanza quale sede, al di là del confine tra Italia e Noricum, di una delle stazioni doganali poste lungo la via che da Aquileia, attraverso la Valcanale e la sella di Camporosso, portava a Virunum (Zollfeld), importante centro norico, oggi in Carinzia.
Un Antiquarium, ovverossia un piccolo museo, per esporre i reperti più importanti rinvenuti nella zona e permetterne la fruibilità proprio in relazione al loro luogo di rinvenimento.
Il desiderio di realizzare uno spazio espositivo a Camporosso nacque specialmente dopo il ritrovamento fortuito di un gruppo di piccole are, iscrizioni e sculture pertinenti al culto di Mitra, cui seguì nell’estate del 1982, sotto la direzione di Marisa Rigoni, della Soprintendenza Archeologica per il Veneto e per il FVG, un’indagine archeologica che mise in luce parte di un Mitreo. Ma fu solo con il restauro e la schedatura di un numero significativo di reperti, avviata dalla Soprintendenza all’inizio dell’anno 2000, che il progetto ha potuto infine realizzarsi.
L’esposizione attuale dell’Antiquarium è prevalentemente incentrata su una selezione dei reperti del Mitreo (databili tra II e IV secolo d. C.),  esposti secondo  un criterio divulgativo e didattico. L’intento è quello di offrire una prima valutazione sulla diffusione del culto di Mitra presso il personale addetto alla dogana, nonché di metterne in luce aspetti iconografici e cultuali.
Molte sono le iscrizioni, le quali gettano luce sull’organizzazione e sulla storia dell’antica stazione doganale. Una vetrina, poi, è dedicata ai materiali di piccole dimensioni, che comprendono una fibula, un frammento di lucerna, recipienti in ceramica e vetro e altri oggetti connessi al culto di Mitra.
Il nuovo spazio espositivo di Camporosso, realizzato con progetto scientifico dell’archeologo Paolo Casari e sotto la Direzione scientifica di Serena Vitri, della Soprintendenza per i Beni Archeologici del FVG, attualmente limitato a due sale, prevede in futuro un ampliamento per raccogliere e rendere coerente l’esposizione con il contributo di altri reperti della stazione doganale conservati in luoghi diversi.

Il sistema di controlli doganali lungo la strada diretta a Virunum prevedeva in territorio norico la statio Bilachinensis, localizzata a Camporosso. La stazione faceva parte della grande circoscrizione doganale dell’Illirico (Publicum Portorium Illyrici), istituita intorno al 10 d.C.  ed estesa verso la metà del II sec. d.C. a tutte le regioni delle Alpi orientali, dell’arco adriatico e del basso corso del Danubio.
Nei pressi della stazione posta lungo l’itinerario si sviluppò un abitato che rivestì un ruolo importante almeno fino alla tarda età imperiale. La distribuzione topografica dei rinvenimenti ha permesso di individuare per ora due zone archeologiche: una di carattere funerario e l’altra, di fisionomia più incerta, collegabile con l’insediamento antico. Nell’ambito di quest’ultimo settore, in via del Molino, avvenne alla fine degli anni Settanta del Novecento un fortunoso recupero di frammenti di iscrizioni e di sculture relative a Mitra, antico dio della luce di origine indoiranica. Alla scoperta seguì nell’estate del 1982 una indagine di scavo che mise in luce parte di due ambienti facenti parte di un luogo di culto dedicato a tale divinità: uno orientalo grosso modo nord-sud, di forma allungata, indagato per una lunghezza di 10 metri, e l’altro, a esso adiacente, con una base di ara conservata in sito. Entrambi gli ambienti erano delimitati da muri in ciottoli e malta e avevano i piani pavimentali realizzati parte in malta e parte in tavolato ligneo.

Oltre a numerosi manufatti di marmo, vennero recuperati nel corso dello scavo frammenti di recipienti in ceramica e in vetro, lacerti di intonaco parietale, ossi di animali interpretabili come resti di pasto, oggetti in metallo, fra cui una paletta in ferro per il fuoco e un notevole busto in bronzo di Luna/Selene, nonchè un gruppo di 32 monete databili tra il 270 circa e la fine del IV sec. d.C. Fra i reperti scultorei si segnalano un monumento iscritto con la nascita di Mitra dalla pietra (petra genetrix), soggetto di grande importanza per gli adepti del culto, dedicato da uno schiavo imperiale di nome Eutyches e la statuetta, parzialmente ricomposta, di Cautopates, simbolo del Sole morente e dell’equinozio d’autunno, che sorregge con la mano sinistra uno scorpione, raffigurazione della costellazione corrispondente.
Numerose sono le iscrizioni che gettano luce sull’organizzazione e sulla storia dell’antica stazione doganale. Due schiavi, un amministratore (vilicus) di nome Telesphorus e un controllore (contrascriptor) di nome Amandus, ricordano un importante appaltatore privato della circoscrizione doganale dell’Illirico attivo negli anni centrali del II sec. d.C. circa: si tratta di C. Antonius Rufus, noto anche ad Aquileia e in altre stazioni della circoscrizione doganale dell’Illirico quali Atrans (Trojane, in Slovenia), Poetovio (Ptuj, in Slovenia e Senia (Vratnil, presso Senj, in Croazia).  A una fase successiva al passaggio all’esenzione diretta da parte dello stato, avvenuto negli ultimi decenni del II sec. d.C. sotto Marco Aurelio e Commodo, si datano invece le due iscrizioni che ricordano il restauro del tempio di Mitra finanziato da uno schiavo imperiale e amministratore (vilicus) di nome Thallus.
L’insieme delle testimonianze consente di valutare la diffusione del culto di Mitra presso il personale addetto alla dogana. Il culto, che in età romana ebbe carattere misterico associando elementi cosmici e astrali con valori come la disciplina e la solidarietà di gruppo, si diffuse in prevalenza fra i servitori dello Stato quali soldati, doganieri e altri funzionati dell’Impero. In particolare, la circoscrizione doganale dell’Illirico svolse un ruolo di primo piano nella sua diffusione, come attestano le molteplici testimonianze di adepti fra gli schiavi e i liberti impiegati nelle sue diverse stazioni.

Fonte: Paolo Casari, Nel Norico. Il Mitreo di Camporosso, in In viaggio verso le alpi. itinerari romani dell’Italia nord-orientale diretti al Norico, a cura di Flaviana Oriolo, luglioeditore, Trieste 2014.

Info:
Ex Latteria di Camporosso – Viottolo Florianca 1 – Camporosso (Udine)
Orari di apertura: mercoledì, sabato e domenica, dalle 10.00 alle 12.00
Consorzio Agrario Vicinia di Camporosso
Viottolo Florianca 1 – 33018 Camporosso (UD)
tel. 345 1285266 – e-mail: info@consorzioviciniacamporosso.191.it

https://viciniacamporosso.wordpress.com/antiquarium/

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