TEOR (Ud), fraz. Chiarmacis, Chiesa di Sant’Andrea.

Dopo aver tolto l’intonaco all’interno, dopo l’intervento di restauro, ora è possibile osservare resti di pietre scolpite e altro materiale di epoca romana proveniente da altri edifici, utilizzato alla base del muro, e all’interno è stato messo in risalto un rocco di colonna, presumibilmente dello stesso periodo, al di sotto della quota del pavimento.
Nella parte destra, all’interno, sotto l’intonaco, sono emersi, sulla più antica malta, semplici disegni di barche, forse come fase preparatoria ad un affresco andato distrutto, e segni, per ora indecifrabili, della stessa tecnica dei motivi geometrici che fanno da cornice alle due strette finestrelle della parete sud. Sulla stessa parete è stata ripristinata una apertura ad arco posteriore.
Il radicale risanamento delle murature e del tetto ha permesso di rilevare vecchie modifiche alla struttura. Le parti più antiche risalgono al secolo XIII. II tetto è stato rifatto e sopraelevato più volte. Un’abside precedente all’attuale era affrescata come dimostrano i ruderi di intonaco rinvenuti sotto il piano del pavimento del presbiterio. La sua ricostruzione può essere collegata ai danni provocati dal terremoto del 1511; parte dei mattoni sagomati delle nervature sono stati utilizzati come materiale di tamponamento nei fori delle travi rimosse per le modifiche al tetto, durante gli ampliamenti dell’aula.
La pulitura delle pareti dell’arco trionfale ha fatto riapparire parti di un affresco rappresentante una Madonna con Bambino, la Trinità, San Pietro e San Rocco del XVI o forse del XV secolo. Non si è ritenuto conveniente procedere al recupero delle piccole superfici affrescate nella parete nord che era originariamente tutta affrescata. E’ stata lasciata nei muri perimetrali una fascia traspirante alla base dell’intonaco interno e sono state tolte le malte sovrapposte che, non permettendo la traspirazione, provocavano lo scoppio del laterizio per l’umidità e il gelo.
La seconda sacrestia, che era stata addossata alla costruzione più antica, è stata demolita.
L’arredo della chiesa e le varie statue, molto recenti, poste sull’altare sono in deposito nel palazzo padronale. L’acquasantiera di pietra che era in sacrestia è stata ricollocata all’esterno nella originaria nicchia sulla colonna destra del campanile.
II tozzo campanile a vela è addossato alla facciata e sorretto da due colonne.
I finti ballatoi con balaustrelle in legno erano recenti e sono stati tolti; si è lasciata solo una traccia della finestrella rotonda esistente prima del restauro e che era stata ricavata manomettendo le precedenti aperture di epoche diverse che ora si possono intravedere.
La pulitura della facciata ha fin dai primi interventi messo in luce un grande San Cristoforo cinquecentesco, recante sulle spalle il Bambino. Tale santo era comunemente considerato protettore dei paesi posti lungo i fiumi e dei viandanti che dovevano guadare i corsi d’acqua. La particolarità di questo affresco è che, accanto e sullo stesso piano ed epoca, è anche raffigurata la Madonna con il Bambino, mentre normalmente si raffigurava solo San Cristoforo. La figura continua fin sotto la colonna destra del campanile.

Fonte: http://www.comune.teor.ud.it

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Periodo Storico: Alto Medioevo
Localizzazione Geografica

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