UDINE. Il colle del Castello.

 

Udine: area di rinvenimento del materiale protostorico (dis. G.D. De Tina, 1990)

L’accesso al colle del castello avviene attraverso l’arco Bollani che Andrea Palladio progettò in onore del luogotenente veneziano Domenico Bollani (1556). Fiancheggiante la salita che conduce al colle è posto il porticato gotico veneziano costruito per volontà del luogotenente Tommaso Lippomano nel 1486.
Lasciando alle spalle l’an­tica chiesa di Santa Maria di Castello, si giunge sulla cima del colle, da sempre caratterizzata dalla funzio­ne difensiva e di vedetta. La vasta area prospiciente il castello, oggi sistemata a prato, era un tempo fitta di costruzioni.
Gli unici edifici rimasti hanno mantenuto solo par­zialmente le proprie struttu­re originarie. La Casa della Confraternita, che gli scavi archeologici hanno dimo­strato esistente fin dal Trecento, era la sede della Confraternita di Santa Maria, responsabile della gestio­ne della vicina chiesa. In seguito ai danni subiti dal castello con il terremoto del 1511, l’edificio ospitò per un breve periodo le riunioni del Parlamento della Patria del Friuli.
In fondo al piazzale è posta la Casa della Contadinanza, organismo sorto sotto il dominio veneziano, che aveva il compito di tute­lare gli interessi dei conta­dini, sorvegliare sulle imposizioni fiscali e custodire le armi destinate, in caso di necessità, alla popolazione.

Udine: area di rinvenimento del materiale romano (dis. G.D. De Tina, 1990).

Numerosi rinvenimenti sono registrati in cima al colle, fin dal primo Cinquecento allorché si videro le fondamenta di una torre triangolare (riviste negli anni Ottanta del Novecento) ritenute di origine romana, ma probabilmente medievali. I notevoli rivol­gimenti prodotti dalla metà dell’Ottocento per la costru­zione dei depositi dell’ac­quedotto non comportarono un’adeguata registrazione dei dati archeologici, che in larga parte sono andati persi per sempre. Scavi, parziali, vennero condotti nell’ambito della chiesa alla fine degli anni venti del Novecento e portarono alla luce notevoli testimonianze della sistema­zione altomedievale della chiesa, cui apparteneva una lapide con la menzione di un Liut(prando) molto pro­babilmente l’omonimo re. Altri scavi eseguiti sotto il controllo della Soprintendenza negli anni settanta produssero solo la distru­zione dei resti archeologici nell’ala orientale.
Importanti notizie sulla successione degli insedia­menti dalla tarda età del bronzo, all’epoca romana e poi fino al pieno rinasci­mento si ebbero infine dagli scavi condotti alla fine degli anni Ottanta nella parte a nord della chiesa e nell’atrio del castello.

Le conoscenze archeologiche di Udine protostorica presero avvio, di fatto, dalla metà degli anni ’80 quando una serie di interventi di edilizia pubblica e privata portò al rinvenimento di consistenti evidenze del Bronzo e del Ferro in diversi punti della città. Prima di allora le presenze preromane in Udine erano indicate unicamente da recuperi sporadici fortuiti tra cui si segnalano quelli di una fibula con arco a noduli, datata tra fine VII e inizi VI sec. a.C., dalla località Planis e di un’ascia ad alette della prima età del ferro proveniente da Viale Ungheria.
Nell’agosto 1985 i lavori di sistemazione del sagrato antistante alla chiesa di S. Francesco portarono alla luce resti di strutture medievali, tale rinvenimento indusse la Soprintendenza, in collaborazione con i Musei Civici di Udine, ad effettuare la sorveglianza delle operazioni di scavo; alle opposte estremità del transetto della chiesa vennero individuate due strutture protostoriche, una interpretata come focolare in fossa per la produzione ceramica, l’altra come struttura adibita a ricevere materiale di scarico, le due fosse contenevano frammenti ceramici dell’età del bronzo medio-recente e del ferro. Tra la fine del 1985 e gli inizi del 1986 la sorveglianza archeologica effettuata dalla Soprintendenza, sempre in collaborazione con i Musei Civici di Udine, dei lavori per la realizzazione di una centrale termica ed elettrica sul Colle del Castello portò al rinvenimento di una fossa contenente abbondantissimo materiale ceramico dell’età del bronzo.
L’interven­to di fine 1986 – inizio 1987 (effettuato da un’equipe dei Civici Musei con la parte­cipazione anche di alcuni soci della Società Friulana di Archeologia onlus) riportò alla luce materiale databile tra il Bronzo Recente ed il Bronzo Finale (XIII-XI sec. a.C.), epoca in cui si registra un deciso sviluppo degli inse­diamenti nel territorio udi­nese ed in altri siti come Pozzuolo, Castions e Gradisca di Spilimbergo.
Nel 1988 i lavori di ristrutturazione dell’Ospedale Vecchio misero in luce una fossa protostorica con resti ceramici e bronzei. Allo stesso anno si data il recupero di materiale ceramico protostorico da via Manin, sulle pendici meridionali del Colle, durante i lavori per la realizzazione di un parcheggio privato. Questa ricca fase di scoperte e rinvenimenti, possibili anche grazie alla sinergia tra Soprintendenza e Civici Musei, si concluse nel 1989. A quell’anno si datano infatti i lavori per la costruzione di un parcheggio interrato in piazza Venerio e gli scavi in via Mercatovecchio per la posa in opera di fibre ottiche telefoniche. In piazza Venerio, al di sotto di livelli di età romana e medievale, sono venuti alle luce i resti di numerose buche datate tra Bronzo Medio-Recente ed età del ferro in alcuni casi tra loro sovrapposte, mentre in via Mercatovecchio furono rinvenute due fosse con materiale ceramico eterogeneo, sia protostorico (dal Bronzo Antico al Bronzo Recente) che medievale. Una nuova stagione di rinvenimenti riferibili al periodo protostorico prese avvio con gli anni 2000 grazie anche ad un’attenzione ancora maggiore da parte della Soprintendenza durante i lavori di edilizia pubblica e privata eseguiti nel centro storico udinese. Così, oltre a recuperi di materiale sporadico (via Manin e piazza Venerio), tra 2004 e 2005 la sorveglianza archeologica commissionata dalla Soprintendenza durante i lavori di ristrutturazione di Casa Cavazzini, portò l’individuazione ed allo scavo di ciò che restava di una fossa piena di ceramica dell’età del ferro.
Lo scavo effettuato, tra 2009 e 2010, per la realizzazione di due vani interrati nella sede della Società Filologica Friulana portò all’importante rinvenimento di un moncone del terrapieno difensivo dell’abitato dell’età del bronzo (Ambiente 1) e di resti di strutture abitative databili, sulla base della ceramica rinvenuta, al Tardo Bronzo (Ambiente 2).
La scoperta è di grande importanza non solo perché si è avuta la prova archeologica della presenza di un aggere di cinta del villaggio protostorico, ma anche perché essa dimostra l’esattezza della ricostruzione del vallo fatta dal Tellini a inizi ’900 sul base della cartografia storica e delle evidenze dell’epoca. Da ultimo, in ordine cronologico, si colloca il recupero, avvenuto nel 2011, di una discreta quantità di frammenti ceramici sul versante occidentale del Colle durante i lavori per la costruzione del deposito libri della Biblioteca Joppi. Si tratta per la maggior parte di materiale contenuto in falde di colluvio ma è stata individuata anche la parte residuale di una buca con ceramica del Bronzo Finale che prova, se non altro, la frequentazione anche del versante ovest del Colle durante il periodo protostorico.

Fonte: www.ipac.regione.fvg.it

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Periodo Storico: Protostoria
Localizzazione Geografica

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