
Nell’area cosiddetta di “bonifica”, posta subito ad est del canale Columello, le prime scoperte furono effettuate in occasione degli importanti interventi di bonifica eseguiti nel comprensorio nel XX secolo.
Nei primi anni cinquanta del secolo scorso vennero alla luce laterizi, vasellame ceramico e vitreo e vari oggetti in ferro.
Ulteriori rinvenimenti furono poi fatti a più riprese, soprattutto negli anni Settanta / Ottanta, ad opera di appassionati e cultori di storia locale che hanno contribuito notevolmente alla conoscenza del sito.
In seguito, ripetute prospezioni di superficie effettuate tra il 1988 ed il 1993 nell’ambito di ricerche territoriali sistematiche permisero di evidenziare sul terreno una vastissima area di affioramento di materiale archeologico, individuata su un’estensione totale di quasi 20000 mq.
Oltre a frammenti di laterizi ed a numerosi conci di calcare squadrati, evidentemente derivati dalla distruzione di strutture murarie, affioravano in abbondanza tesseremusive di differente formato e frammenti ceramici, mentre erano visibili in quantità minore frammenti di anfore, di vetro e di intonaco dipinto.
Fra gli oggetti metallici colpiscono il grandissimo numero di fibule in bronzo che coprono un arco cronologico di oltre cinque secoli, dalla fine del II c.A. al IV d.C. Eì avvenuto anche il rinvenimento di una quindicina di monete che comprendevano emissioni databili tra il 68/69 d.C. ed il 351 d.C. Evidenti tracce archeologiche sussistono ancora oggi.
La lunga durata del sito è stata favorita da una posizione privilegiata connessa con la rete di vie d’acqua fluviali e lagunari utilizzate per il traffico mercantile a supporto di Aquileia. E’ probabile che la villa sorgesse lungo la sponda di un canale e che fosse dotata di una banchina di attracco. Doveva essere anche servita da una via terrestre che la collegava verso nordest per congiungersi con la via Annia.
Fonte:
– T.Cividini, P. Maggi. Presenze Romane nel territorio del Medio Friuli – 14 Muzzana del Turgnano, 2022.
Nota sull’immagine:
L’immagine che presentiamo, dalla fonte di cui sopra, rappresenta un elemento d’arredo in calcare attestato nella villa di “Bonifica”, utilizzato come tavolino per l’appoggio di piccoli oggetti (disegno ricostruttivo di Fabrizio Slavazzi, da “I tesori della Postumia”, 1998, p. 569).




