
Un lungo solco porta all’imbocco della caverna, nella quale è stato eseguito un vasto e profondo scavo archeologico, ora abbandonato. Si scende lungo una traccia di sentiero interrotta da qualche gradino, e si incontra sulla sinistra un enorme accumulo di pietrame arginato da rudimentali muretti. Superata l’ampia fossa ingombra di enormi massi, si raggiunge l’ingresso di un caratteristico cunicolo, quasi del tutto ostruito dal materiale di riporto ammassatovi davanti. Esso si interna per circa 30m con pendenza costante e, nella parte terminale, il suolo diviene argilloso e vi è un piccolo scoscendimento, dopo il quale le dimensioni del passaggio si riducono progressivamente, fino ad impedire l’avanzata.
La cavità è un bellissimo esempio di inghiottitoio diretto, ridotto alle modeste proporzioni attuali da potentissimi depositi di argille e detriti, ed è inoltre probabile una sua antica relazione con la non lontana Grotta della Fornace.
Indagini archeologiche effettuate da Karl Moser nel 1905 con scarsi rinvenimenti; da Benno Benussi nel 1954-62 con materiale vario dal periodo preistorico e protostorico e materiale di primi secolo d.C.; dalla Associazione Alpina Slovena nel 1993 con ritrovamento di monete e materiale ceramici di III-IV sec. d.C.
Fonte:
https://catastogrotte.regione.fvg.it




