
La chiesa di Santo Stefano, sorta come edificio rurale tra la fine del Trecento ed i primi del Quattrocento, conserva tracce preziose del suo passato medievale.
Il nucleo originario, riconoscibile nello spazio tra l’arco santo e le prime finestre della navata, è stato datato grazie a piccoli frammenti di affreschi trecenteschi ancora visibili. Fin dalle origini le pareti erano interamente decorate con cicli pittorici di carattere popolare che si rifanno alla tradizione gotica. A questo periodo risalgono alcune pitture oggi riemerse sul fianco destro, tra cui un Cristo alla colonna e la lavanda delle mani di Pilato, opere di un anonimo maestro itinerante della prima metà del Quattrocento.
La tipologia architettonica rimanda al modello delle piccole chiese campestri del Due-Trecento: aula unica, presbiterio con sacrestia annessa, campaniletto a vela in facciata ed un cimitero che fino all’Ottocento circondava l’edificio. Sebbene l’attuale conformazione sia frutto del grande rifacimento del 1558 – probabilmente conseguenza di un incendio – la chiesa conserva ancora la semplicità lineare e le proporzioni sobrie che la caratterizzavano in origine.
Proprio in occasione del rinnovamento cinquecentesco furono eseguiti nuovi affreschi che documentano il passaggio al linguaggio rinascimentale e manierista. Appartengono a questa fase le figure di San Michele e San Giorgio poste all’ingresso, e soprattutto i cicli del 1576 attribuiti al pittore udinese Sebastiano Secante il Vecchio: tra essi spiccano la lapidazione di Santo Stefano, il Battesimo di Cristo e la Madonna in trono con Bambino, purtroppo in parte mutilati dalle trasformazioni successive. Vi sono poi altre immagini, come le sante martiri affiancate alla predica del Battista.
Fonte: https://www.beweb.chiesacattolica.it/
Autore: Lorenzo Rossi




