
La chiesa antica di Santo Stefano ha origini medievali e, sulla base della datazione del ciclo di affreschi più antico, viene collocata alla fine del Trecento.
L’edificio raggiunse l’aspetto attuale nella metà del Cinquecento – probabilmente in seguito ad un incendio – grazie ad un importante intervento di ampliamento e di rinnovamento strutturale e pittorico, dopo il quale la chiesa venne consacrata; nell’Ottocento fu ulteriormente completata con l’inserimento del nuovo altare maggiore marmoreo e degli altari laterali collocati nelle nicchie appositamente realizzate.
Si tratta di un edificio di matrice popolare, riconducibile alla tipologia delle chiesette campestri diffuse sul territorio dal XIII secolo: caratterizzate da un’unica navata longitudinale con presbiterio affiancato da una piccola sacrestia, presentavano in genere un campanile a vela sulla facciata ed erano circondate da uno spazio cimiteriale delimitato da un muretto.
Il restauro condotto negli anni Ottanta del Novecento portò alla luce numerosi cicli di affreschi che, fin dalle origini, decoravano l’interno.
Il nucleo più antico della chiesa comprendeva l’area che dall’arco santo si estende fino a poco oltre le due mezzelune laterali: il rinvenimento di due minuscoli frammenti di affreschi – ancora visibili – collocati a sinistra dell’arco santo, sotto due strati sovrapposti, ha permesso di datarne la costruzione alla fine del Trecento o all’inizio del Quattrocento.
Gli affreschi che decorano l’ingresso della navata raffigurano San Michele Arcangelo, armato di bilancia e asta nell’atto di schiacciare il demonio, sulla sinistra, e San Giorgio a cavallo nell’atto di sconfiggere il drago sulla destra: sebbene in parte lacunosi, risalgono al tardo Cinquecento e sono quindi successivi ai lavori di rinnovamento dell’edificio; incorniciati da un sipario dorato, presentano caratteristiche iconografiche prossime ai modelli rinascimentali e manieristici.
Sul fianco destro, sotto la finestra, si conservano altri due affreschi appartenenti a un ciclo raffigurante Storie di Cristo, databili alla prima metà del Quattrocento: opere di gusto popolare attribuite ad un anonimo pittore itinerante, riprendono modi della pittura gotica. Sopra un basamento decorato a finto marmo, il primo, molto lacunoso, raffigura Cristo alla colonna su sfondo rosso; il secondo, meglio conservato, mostra la lavanda delle mani di Pilato su uno sfondo verde.
L’attuale edificio è frutto di rifacimenti successivi e di aggiunte risalenti sia alla prima Età moderna che all’Età contemporanea: nel 1558 la chiesa fu ampliata e consacrata; di poco successivi sono due affreschi nella navata di un autore anonimo, mentre nel 1576 vennero realizzati gli affreschi che ricoprono l’arco santo, attribuiti al pittore udinese Sebastiano Secante il Vecchio.
Ancora nel XVII e XIX secolo vennero apportate delle modifiche, sia architettoniche che decorative.
Alla fine degli anni Sessanta la parrocchia ha deciso di costruire la nuova chiesa di Vermegliano in Via Garibaldi, consacrata nel 1973.
Bibliografia:
P. MAGGI, R. MERLATTI, G. PETRUCCI [a cura di] 2020, Sotto Monfalcone. Alla scoperta della città e del territorio tra Timavo e Isonzo, Monfalcone.
Autore: Lorenzo Rossi




