
Tra le località attualmente comprese nel territorio comunale di San Pier d’Isonzo, San Zanut è sempre stata per numero di abitanti la più piccola, ma anch’essa, può vantare tradizioni molto antiche.
San Giovanni Battista, titolare della piccola ma preziosa chiesetta, dà il nome al paese. “San Zanut” è un toponimo di chiara origine friulana, e quindi probabilmente precedente alla dominazione veneta. Si tratta inoltre di un diminutivo (San Giovannino) probabilmente per distinguerlo da un altro San Giovanni più grande, come poteva essere la chiesa di San Giovanni Evangelista che a quanto si ipotizza sorgeva tra Turriaco e Cassegliano.
La dedicazione di una chiesetta posta in aperta campagna a questo santo è un fatto piuttosto strano: infatti il culto del Battista lo si incontra di norma in chiese dotate di battistero – e non è questo il caso – oppure in luoghi minacciati dalle acque.
Forse l’origine di questa devozione sta proprio nel pericolo rappresentato dalle esondazioni dell’Isonzo, che riusciva ad essere pericoloso quando cercava di riappropriarsi di un antico alveo che, in epoche molto antiche, correva a non poca distanza dalle pendici carsiche.
Una prova che testimonia questo pericolo è indubbiamente il ritrovamento a non molta distanza dalla Chiesetta di un’aretta votiva di età imperiale dedicata al Dio Isonzo, che aveva probabilmente la funzione di proteggere il luogo dalle esondazioni del fiume. Sembra comunque difficile che l’Isonzo scorresse stabilmente in quel vecchio alveo – anche perchè nei pressi dell’aretta è stato rinvenuto anche un pozzo coevo – ma è probabile che gli abitanti della zona ne avvertissero la presenza minacciosa.
Il ritrovamento di molti altri reperti conferma poi l’ipotesi che il luogo fosse stabilmente abitato già in epoca romana. …
Autore: Ivan Portelli
Fonte: www.comune.sanpierdisonzo.go.it
Il sito venne alla luce occasionalmente alla fine degli anni ’80 del secolo scorso, nel corso di lavori di sfruttamento della cava di ghiaia (proprietà Canciani), in loc. San Zanut, tra San Pier d’Isonzo e Ronchi dei Legionari. In particolare, nel gennaio 1989 si rinvenne il pozzo e, in prossimità di questo, nel maggio dello stesso anno, un’aretta in calcare di Aurisina, con base modanata e coronamento a finti acroteri. Sulla faccia anteriore porta incisa l’iscrizione:
AESONTIO
V S
M. LICINIUS VITALIS
IIIIII VIR ET AUG
(Aesontio votum solvit Marcus Licinius Vitalis Sexvir et Augustalis).
Si tratta dunque di un’aretta votiva posta al dio Isonzo dal seviro ed augustale Marco Licinio Vitale. In base ai caratteri epigrafici e stilistici il reperto può essere riferito alla fine del I o all’inizio del II s. d.C.
La gens Licinia, originaria del Lazio, è ben documentata ad Aquileia e nel suo territorio da numerose iscrizioni, soprattutto funerarie. Ad un certo momento della propria vita, Vitale sentì l’obbligo di sciogliere il voto fatto al dio Isonzo, onorandolo con l’aretta collocata presso le sue sponde, in corrispondenza di un guado: certamente egli si sentì grato alla divinità fluviale per avergli consentito di attraversare il corso d’acqua incolume, in un frangente di grave pericolo.
Simili arule votive si trovano di frequente in prossimità dei guadi o dei ponti; talvolta sono anepigrafi ma figurate, con l’immagine canonica della divinità, come quella ritrovata alla Mainizza di Farra d’Isonzo dove il fiume era scavalcato dal famoso Pons Sonti ricordato nella Tabula Peuntingeriana..
Il pozzo a canna cilindrica, del diametro di 1 metro, mancante dell’imboccatura, si è preservato per circa 5 metri di profondità. Lo scavo stratigrafico ha evidenziato, alla profondità di un metro rispetto al piano originario di calpestio (eroso dai lavori della cava), una struttura priva dell’imboccatura e sezionata per 2 metri circa nel senso dell’altezza, ma conservata perfettamente per ulteriori 3 metri, fino al fondo (che coincideva, approssimativamente, con il livello della falda idrica in inverno). Il pozzo fu scavato in strati di ghiaie alternati a sabbie. La canna risultava rivestita di ciottoli e lastre di calcare, messi in opera contro terra e rifiniti solo nella faccia a vista; la mancanza di rivestimento sul fondo va letta in relazione alla funzione di drenaggio esercitata dalle ghiaie naturalmente presenti negli strati in cui era escavato il pozzo; alla base della canna è stato individuato un anello di legno, probabilmente messo in opera come sostegno della camicia.
Nello stato di argilla che riempiva il fondo, riferibile alla dismissione del pozzo, sono stati recuperati recipienti e oggetti d’uso domestico, databili al I/III sec. d.C., conservati nel Museo Archeologico dei Bambini a San Pier d’Isonzo.
Al momento del rinvenimento, la struttura era coperta da uno strato alluvionale di 5-6 metri, che testimonia un’eccezionale esondazione del fiume Isonzo, il quale in antico doveva scorrere nelle immediate vicinanze.
Bibliografia e sitografia:
– S. Domini, Un’aretta votiva all’Isonzo, un fiume, un ponte, una via Consolare, in “Bisiacaria“, 1989, pp. 53-65.
– AE 1996, 00695.
– V. Vedaldi Iasbez, Una nuova aretta votiva all’Aesontius. A proposito del basso corso dell’Isonzo, in Aquileia Nostra, 67, 1996, cc. 103-136.
– P. Ventura, Materiali da un pozzo a San Pier d’Isonzo (Gorizia), in Histria Antiqua, 14, 2006, pp. 359-372.
– www.ipac.regione.fvg.it, scheda SI 420, RA 17218, RA 22382-22392.
– EDR007144.
– Ubi erat lupa, ID-Nr. 13573.
Schede didattiche sul pozzo e l’aretta al sito:
https://docs.google.com/viewer?a=v&pid=sites&srcid=ZGVmYXVsdGRvbWFpbnxtdXNlb2FyY2hlb2xvZ2ljb2RlaWJhbWJpbml8Z3g6MWI0MTk2ZWVhN2Y3YjljZQ
Autore: Alessandra Gargiulo




