
Nella provincia di Trieste quasi tutte le testimonianze riferibili alla preistoria recente provengono da grotte o ripari sotto roccia del Carso, spesso utilizzati come luoghi di sosta e per scopi connessi con la stabulazione delle greggi. Rivestono quindi una notevole importanza le labili testimonianze di una frequentazione preistorica lungo la fascia costiera marnoso arenacea affacciata sulla baia di Muggia, nel golfo di Trieste.
Nel 1961, durante i lavori per la costruzione di un tratto di ferrovia nel porto industriale di Zaule (Trieste), nei pressi dello svincolo della strada sopraelevata 202 all’altezza di via Flavia, è stato individuato da M. Vattovani un deposito archeologico spesso 30-40 cm posto a circa 3,5 m di profondità. Dopo le prime segnalazioni, un sopralluogo è stato effettuato da D. Cannarella e A. M. Radmilli. I materiali raccolti – dallo stesso M. Vattovani e dalla Società Alpina delle Giulie – sono stati attribuiti in una prima fase al Neolitico medio; successivamente sono stati riferiti a un arco cronologico compreso tra l’età del Bronzo e quella del Ferro. Il loro numero esiguo e il pessimo stato di conservazione rendono infatti problematico il loro inquadramento.
Nell’ambito del progetto Interreg I siti costieri dell’alto arco adriatico: indagini topografiche a terra e a mare (AltoAdriatico), sono stati rivisti e studiati i materiali raccolti nel sito di Zaule. Si tratta di un modesto gruppo di frammenti ceramici mal conservati, pochi resti faunistici e malacologici e alcune schegge in selce, oggi in deposito presso la Soprintendenza archeologica di Trieste e solo in minima parte esposti nel Civico Museo Archeologico di Muggia; durante la revisione dei materiali sono stati individuati anche alcuni frammenti di concotto – costituiti da argilla, ciottoli arrotondati e rari resti carbonizzati di vegetali – interpretabili come parti di battuti pavimentali o resti di intonaco. Alcuni frammenti conservano solo una faccia appiattita, mentre uno presenta due superfici lisciate che convergono formando un angolo acuto. Fra i materiali presenti nel catalogo del Civico Museo Archeologico di Muggia sono pubblicati solo pochi frammenti ceramici provenienti da questo sito: una presa a lingua con base ellittica, un fondo con riporto di argilla e un frammento di carena con decorazione a falsa cordicella.
L’inquadramento cronologico proposto da S. Mizzan è probabilmente basato su questi materiali. Tra quelli inediti sono stati riconosciuti altri due reperti che documentano una frequentazione protostorica del sito: un frammento a pareti sottili con decorazione a falsa cordicella a motivi angolari e un frammento di carena con impressioni oblique, del tutto simile a quello sopraccitato. Questi due frammenti sono entrambi da collocarsi in un orizzonte compreso tra Bronzo finale e primo Ferro.
Nei depositi della Soprintendenza sono stati individuati altri frammenti ceramici significativi, tra i quali alcuni sembrerebbero documentare anche una fase più antica: un frammento di orlo con bordo impresso e fascia sottostante decorata con impressioni a unghiate; un frammento di orlo con solcatura e bugna allungata sottostante; alcune bugnette forate; due prese trilobate con foro non passante; alcune schegge di selce tra cui una di colore rosso chiaro. L’orlo impresso con fascia sottostante decorata con impressioni a unghiate è probabilmente pertinente a un vaso a pareti rientranti e appartiene a una tipologia di durata relativamente lunga, che in Slovenia e Croazia dovrebbe coprire un arco cronologico compreso tra il tardo Neolitico e l’età del Rame iniziale. Trova confronti sia in Carso che nelle aree limitrofe: forme simili provengono per esempio dal taglio della grotta dei Ciclami, dalla grotta Cotariova e dalla grotta delle Gallerie, talvolta associate con la decorazione a besenstrich; alcune similitudini possono essere istituite con materiali provenienti da Palù di Livenza, sebbene le impressioni sotto l’orlo in questo caso siano trascinate. Recipienti ceramici simili, rinvenuti a Kanzianiberg in Carinzia (Austria), vengono riferiti a un arco cronologico compreso tra la fine della Cultura VBQ e la prima età del Rame.
Tra i materiali ceramici dell’insediamento fortificato di Meduno Sach di Sotto in provincia di Pordenone, riferito al III millennio a.C. grazie a una serie di datazioni radiometriche, una delle classi più comuni è rappresentata da olle con orlo everso ispessito e impressioni in corrispondenza della gola. Forme del tutto simili attestate nel Carso triestino sono state riferite su base tipologica a un momento più antico, compreso tra tardo Neolitico e prima età del Rame. A questo proposito bisogna sottolineare che il frammento proveniente da Zaule ha un profilo rientrante e incisioni poste immediatamente sotto l’orlo, caratteri che lo rendono più simile ad alcune forme attestate in Carso rispetto all’industria ceramica del sito friulano.
Il frammento di orlo con solcatura e bugna allungata pertinente a una scodella trova strette analogie nei siti sloveni del IV millennio a.C., tra cui Hočevarica, Drulovka, Predjama e Maharski Prekop. Nella successiva cultura di Lubiana non sembrano essere attestate forme di questo tipo. Le bugnette forate non sono affatto comuni nella ceramica protostorica e compaiono in area carsica fin dal primo Neolitico ma associate ad altri elementi morfologici assenti a Zaule, come i tipici orli rientranti e i fondi a peduccio, caratteristici dei vasi a coppa.
Nel complesso in questione, invece, si conservano solo alcuni fondi piatti. Le due prese trilobate sono confrontabili soprattutto con manufatti provenienti dalle grotte del Carso e da siti sloveni del IV millennio a.C. Due frammenti di scodelle troncoconiche con prese simili provenienti dalla grotta dell’Orso di Gabrovizza sono state riferite a un periodo compreso tra tardo Neolitico ed Eneolitico. Alcune prese con la stessa forma provengono anche dalla grotta Cotariova. Forme analoghe sono attestate a Hočevarica e in altri siti sloveni del IV millennio come Maharski Prekop e Notranje Gorice. Sono tuttavia presenti anche tra i materiali del Ljubljansko barje riferibili alla cultura di Lubiana nell’ambito del III millennio a.C.
Deve essere infine menzionata la presenza di alcune piccole schegge in selce tra cui una di colore rossiccio chiaro, del tutto diversa dalla selce calcarea affiorante in area carsica. Nei castellieri la presenza di selce è rara e si riscontra solo nelle fasi più antiche; inoltre si tratta solitamente di selce locale.
In base quindi ai pochissimi dati a disposizione è possibile ipotizzare con prudenza che il sito di Zaule sia stato frequentato per la prima volta in un momento non meglio precisabile tra Neolitico finale ed età del Rame, forse non particolarmente avanzata. I resti di battuto pavimentale o intonaco potrebbero forse essere un labile indizio dell’esistenza di abitazioni. Si tratterebbe di una delle poche testimonianze di un’occupazione all’aperto nella provincia di Trieste.
La presenza di siti preistorici lungo la costa in area marnoso-arenacea – come a Sermin nella vicina Slovenia e forse a Stramare di Muggia – in prossimità di terreni alluvionali coltivabili e corsi d’acqua, pone interessanti interrogativi sul rapporto tra la fascia costiera e i numerosi siti in grotta dell’entroterra carsico. D’altronde anche in Istria si riscontra la stessa differenza nelle modalità insediamentali tra aree costiere, più fertili e occupate da insediamenti all’aperto, e zone interne, più adatte al pascolo e ricche di siti in grotte e ripari sotto roccia. Un altro gruppo ristretto di frammenti ceramici è riferibile invece all’età dei castellieri, tra Bronzo finale e prima età del Ferro. Sembra tuttavia improbabile che tali manufatti siano stati rinvenuti nello stesso orizzonte, spesso appena 30-40 cm e posto a circa 3,5 m di profondità dal piano campagna, da cui verosimilmente provengono i materiali preistorici.
È possibile che M. Vattovani e i soci dell’Alpina delle Giulie abbiano effettuato raccolte in zone diverse, come sembra suggerire anche la presenza di resti ceramici medievali e moderni nella collezione di Zaule conservata nei depositi della Soprintendenza di Trieste.
(tratto da: Terre di Mare – Atti del Convegno Internazionale di Studi a cura di Rita Auriemma e Snježana KarinjaTrieste, 8-10 novembre 2007 – non sono state riportate le note e le immagini di riferimento)
Autori: Federico Bernardini, Ambra Betic
Fonte: www.triestestoria.it




