CASSACCO (Ud). Il castello.

Il castello di Cassacco è uno dei più pittoreschi castelli medioevali friulani. Si arriva ad una serie di case rustiche e ad un’antica chiesetta, situata un po’ in disparte. Si accede, attraverso un portone,  ad una prima corte esterna sul cui sfondo si staglia l’ingresso del castello vero e proprio, con le torri frontali gemelle, le torrette agli angoli e le scarpate sul lato destro e sul fondo oltre il castello.
La facciata del castello e gli edifici rustici della prima corte formano un disegno naturalmente elegante, che lascia indovinare una origine antica sotto le ricostruzioni secolari. La parte più antica si trova nella torre a sud, dove le fondamenta hanno rivelato elementi tardo-romani, probabilmente parte della classica torre con recinzione fortificata tipica del periodo. Ma già a sinistra dell’edificio attuale è presente un particolare interessante: i resti di un classico terrapieno con fossa difensiva; esso ci ricorda che fino a dopo il 1000 le fortificazioni erano, almeno in parte, “di terra e legno” (ovvero un terrapieno rinforzato con steccati) o in pietra, in ogni caso circondati da un terrapieno con fossato per delimitare l’area da difendere.
In effetti, la prima configurazione del sito appare essere una torre, datata forse al III o IV secolo d.C., e coincidente, come si è detto, con la torre sud che svetta sull’orlo della scarpata; a questa si accompagnava un recinto, costituito forse da mura o semplicemente da un giro di terrapieni con fossato, di cui rimane traccia nel lato nord. Il complesso assolveva il compito di sorvegliare la la strada romana che al bivio di “ad Silanos”, nei pressi di Artegna, si staccava dalla strada Aquileia-Gemona-Norico (Via Julia Augusta) e, passando per Vendoglio e Fagagna, arrivava a Julia Concordia (Via Augusta).
Durante i secoli X ed XI, nell’ottica delle fortificazioni patriarchine, si ebbe una espansione della struttura, ci sono infatti, tracce di fondamenta di edifici del periodo,  che indicano la nascita di un piccolo borgo fortificato, costituito da una cinta protetta dalla torre originale (ricostruita su dimensioni ben maggiori come torre-mastio) e da robuste mura a cui si appoggiavano edifici rustici, con la formazione della attuale corte interna, a cui si accedeva attraversando il fossato con ponte levatoio ancora visibili.

Castello di Cassacco, frammento di soffitto romano a cassettoni.

La configurazione attuale, con la costruzione della seconda torre gemella di ingresso, il corpo sopraelevato con portico che le unisce e la cinta con edifici e le torrette minori, viene raggiunta nel corso della radicale ristrutturazione indicata da una lapide commemorativa dell’anno 1480, nella quale si cercò di ottenere anche un aspetto monumentale nel castello interno; resta, però, il dubbio che questa data indichi l’inizio più che la fine dei lavori, tenendo conto anche dei presumibili danni del disastroso terremoto del 1511, che non può aver risparmiato la struttura del castello, sia dell’indicazione che si ha per l’ultima piccola torre (detta colombaia) il cui un rifacimento fu eseguito attorno al 1600. Lo spessore delle mura precedenti permise un’estesa sopraelevazione degli edifici che attorniano la corte interna e, per inciso, facilitò molto il consolidamento generale della struttura eseguito dopo il recente terremoto del 1976.
Una ulteriore espansione avvenne nei secoli successivi con l’erezione della riga di edifici esterni, che un po’ alla volta formarono la corte esterna.
Già nei secoli XV e XVI il castello vide prevalere l’aspetto economico su quello militare e residenziale, al punto che parrebbe che le due torri ed il corpo centrale che le unisce siano state rialzate di un piano, portandole all’attuale elegante altezza, non per motivi difensivi, ma semplicemente per ricavare magazzini agricoli; si configurò definitivamente anche la corte esterna attuale, con edifici a varia destinazione agricolo-abitativa, ma ancora uniti tra loro a formare una ulteriore cinta difensiva.
Appartenuto inizialmente a nobili locali e poi, in epoca patriarchina, a vari rami della famiglia Savorgnan, nel 1466 il feudo (castello e territori circostanti) passò alla casata dei signori di Montegnacco, i cui rami con varie peripezie (tra cui una vendita in un periodo di difficoltà economiche del castello stesso di Cassacco ad un notabile locale, da cui la famiglia lo ricuperò pochi anni dopo con una serie di processi), lo tennero fino ai nostri giorni e precisamente fino al 1947, data in cui il castello, praticamente in rovina, venne ceduto agli attuali proprietari che iniziarono il suo restauro.
Disastrosamente danneggiato nel terremoto del 1976, grazie alle leggi di ricostruzione post-terremoto è stato accuratamente consolidato e restaurato, restituendo al Friuli un magnifico esempio di castello medioevale, periodicamente aperto al pubblico nelle varie manifestazioni tipo “Castelli aperti” e simili.
Chi oggi lo visita, ne ammira la struttura castellana, valorizzata da visite guidate e utilizzata in  varie manifestazioni locali, ma un richiamo per l’archeologo è dato dalla presenza di alcuni reperti lapidei che i proprietari del castello integrarono nella struttura. I principali sono una testa, forse di satiro  e due statue, entrambe acefale. A queste si aggiunge la già citata iscrizione commemorativa  che ricorda i lavori di ristrutturazione, il cui specchio lapideo utilizza la parte posteriore di un elemento di soffitto in pietra romano. Tutti questi elementi si collocano stilisticamente nei primi secoli d.C., presumibilmente a partire dal primo secolo d.C. (fig.).
Delle due statue una è in pietra d’Istria e raffigura un uomo togato; la statua è priva di piedi, della mano destra e dell’avambraccio sinistro. Il personaggio indossa la tunica con maniche e la toga, abito esclusivamente da cerimonia che si trova raffigurato su are sepolcrali aquileiesi. Le pieghe della veste appaiono originariamente lavorate a spigolo vivo come è consuetudine nelle sculture più antiche di Aquileia (fig.).
La seconda, anch’essa in pietra d’Istria,  è particolarmente importante: si tratta di una scultura acefala, priva delle braccia e conservata fino a metà coscia che raffigura un soldato.  La parte inferiore presenta una spaccatura riempita durante il recente restauro. Il militare indossa sopra la veste il mantello della fanteria (la paenula) il cui cappuccio si protende verso il braccio sinistro e soprattutto un cinturone reso in modo molto particolareggiato. Questo tipo di cintura era formato da piastre bronzee saldate, fissate su supporti di cuoio ed era in uso nelle zone transalpine, non oltre il periodo flavio. Il cingulum a cui è appeso il pugnale è costituito da piastre di due tipi alternate tra loro ed ha una fibbia con arco a sezione triangolare; il fodero ed il pugnale, che la figura porta sul fianco sinistro, sono tipici della fanteria del primo periodo imperiale ed appaiono lavorati con maggior cura sul lato destro data l’esigenza di privilegiare la veduta frontale. Sul fianco destro è visibile parte dell’impugnatura del gladius che sembra appeso al balteo, mentre gran parte della lama con il relativo fodero è andata perduta. Sotto il cinturone si nota una fascia ventrale che contiene un oggetto rettangolare infilato nelle sue pieghe. L’oggetto può essere un borsello, ma più facilmente si tratta della tavoletta con gli ordini del giorno e la parola d’ordine, tipica del sottufficiale di giornata; oppure potrebbe rappresentare la tavoletta di congedo del soldato. Questo tipo di tasca è citato più volte da scrittori classici e trova qui una delle sue più evidenti rappresentazioni. In ogni caso, ci si trova di fronte alla statua commemorativa di un soldato semplice e non di un centurione, in quanto quest’ultimo avrebbe portato solo un gladio sulla sinistra; si tratterebbe, quindi, della raffigurazione di un facoltoso veterano. (fig.).
In ogni caso, data l’irrilevanza del sito in età romana, si pensa che entrambe le statue siano un’acquisizione d’epoca moderna, attribuibile ad uno dei membri della famiglia Montegnacco, che ricoprirono più volte il ruolo di canonici di Aquileia; in tale frangente, probabilmente, poterono procurarsi queste antiche testimonianze.

Nota: Le immagini sono state riprodotte da “Antiqua Marmora – Reperti di epoca romana nei castelli della Provincia di udine. Un itinerario”, di Alessandra Gargiulo, Ed. Consorzio per la Salvaguardia dei Castelli Storici del Friuli Venezia Giulia, cui si rimanda per ulteriori particolari (pgg. 21 – 31).

Cassacco, statua acefala di soldato

Cassacco, statua acefala di togato

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Periodo Storico: Basso Medioevo
Localizzazione Geografica

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