
Questa modesta, ma interessante cavità si trova alla base di un costone roccioso con il quale l’altipiano di Basovizza comincia a digradare verso la piana di Zaule; la grotta si interna per pochi metri soltanto ed è chiusa da crostoni concrezionati e da argilla.
Ancora nel 1924 il Battaglia aveva esaminato il terreno rimasto dopo gli scavi effettuati durante la prima guerra mondiale, ai quali si deve la distruzione degli strati superiori del giacimento preistorico, ma fu appena dopo il 1953 che la ricerca sistematica nell’esiguo deposito portò alla scoperta di numerosissimi resti di industria litica e di pochi altri manufatti d’osso.
Le caratteristiche degli oggetti in selce sono analoghe a quelle degli elementi rinvenuti negli scavi della Grotta dei Ciclami e della Grotta Azzurra di Samatorza, attribuiti al periodo mesolitico.
L’abbondanza degli scarti di lavorazione fa ritenere che la grotta abbia ospitato una vera e propria officina litica.
Il suo nome deriva da una trincea scavata davanti all’imbocco, ora completamente colmata.
I manufatti mesolitici furono rinvenuti in un sottile strato ricco di pietrisco di circa 10 cm di spessore, posto al di sopra delle argille pleistoceniche.
Lo studio del complesso effettuato da Gerdol (vedi studio sotto indicato) modifica parzialmente i dati quantitativi e qualitativi dell’analisi precedente, ma conferma l’attribuzione dell’industria alla fase recente del Mesolitico.
Vedi allegato: Nuovi-dati-sullepipaleolitico-del-carso-Triestino, Renato Gerdol
Fonte:
https://catastogrotte.regione.fvg.it/criga




