
La storia della chiesa di San Daniele a Naunina di Paluzza è lunga secoli e segue passo passo la storia stessa del paese e della Carnia.
Le prime notizie scritte non ci dicono l’anno esatto di fondazione, ma ci portano alla seconda metà del Duecento.
Fin dal 1275 è ricordata la “Turris sancti Danielis”, una torre che faceva parte del complesso fortificato della Torre Moscarda, sopra l’abitato. Il fatto che la torre porti il nome del profeta Daniele lascia intendere che esistesse già una chiesa a lui dedicata, legata a questo nucleo fortificato.
Pochi anni dopo, nel 1293, in occasione della festa di San Daniele profeta, viene concesso un #mercato di tre giorni. È un dettaglio importante: la ricorrenza del santo era già sentita e la chiesa era un punto di riferimento non solo religioso, ma anche economico e sociale per tutta la valle
Tra Trecento e Quattrocento la chiesa di San Daniele diventa il cuore di una vasta comunità. Un testo su Paluzza ricorda che da essa dipendono liturgicamente Paluzza, Casteons, Naunina, Timau, Cleulis, Rivo, Treppo, Zenodis, Siaio, Tausia e Ligosullo, oltre a diversi insediamenti minori: una vera chiesa madre per l’Alta valle del But. In questo periodo la chiesa si dota di un beneficio ecclesiastico e di un cimitero attorno all’edificio.
Nel 1348 compaiono testamenti che chiedono la sepoltura “apud ecclesiam Sancti Danielis prope villam de Casteglons”: un luogo stabile, riconosciuto, con uno spazio funerario definito.
Nei secoli successivi la chiesa ritorna spesso come luogo di riferimento spirituale e materiale. Una fonte del Cinquecento ricorda lasciti destinati “alla lampada della chiesa di San Daniele di Paluzza”. Sono segni di una vita liturgica intensa, sostenuta da offerte e testamenti che alimentano arredi, luci e devozioni.
L’edificio medievale, ampliato e rimaneggiato più volte, rimane in uso fino al primo Settecento. Nel 1735 viene demolito, dopo secoli di interventi, per lasciare posto ad una nuova chiesa, coerente con il gusto barocco dell’epoca.
La chiesa attuale nasce infatti nel 1736 ed è consacrata nel 1745. È la nuova arcipretale di San Daniele profeta: una navata unica, lineare, un campanile slanciato che segna il profilo di Paluzza.
All’interno, il Settecento lascia un segno forte nella decorazione pittorica. Nel presbiterio e nella navata si conservano gli affreschi del 1754 di Antonio Schiavi: nel presbiterio gli Evangelisti, lungo la navata Simboli e Virtù. Le fonti parlano di una “ascendenza tiepolesca”, che richiama il grande clima figurativo veneto dell’epoca.
Fonte:
Paola Treppo 15 nov 2025





