A San Vito al Tagliamento, in località Santa Sabina, c’è una chiesa particolare e molto antica.
È nata attorno ad un’antica ancona di strada: la cappella votiva alla quale si fermavano a pregare mercanti, pellegrini e traghettatori che dal Portogruarese risalivano verso il Tagliamento, quando ancora non c’erano ponti e si passava il fiume con le grandi barche cariche di armenti e merci.
Quell’ancona originaria si vede ancora oggi all’interno dell’edificio, addossata al muro: la chiesa le è cresciuta intorno, come a custodirla.
Sulle pareti dell’edicola, affreschi attribuiti alla bottega di Pomponio Amalteo: il martirio della santa, un santo eremita, una Sacra Famiglia di rara intensità, dove Maria, il Bambino e Giuseppe hanno i volti del popolo friulano, dignità contadina e sguardi veri.

L’ultima domenica di agosto si celebra una festa antichissima. Per secoli arrivavano fedeli con carri e tende dal Sandonatese, dal Concordiese, da tutto il territorio. Si iscrivevano alla Scuola di Santa Sabina, un libro delle offerte che proteggeva la famiglia dalle malattie. Il rito esiste ancora.
E poi c’è il mistero del nome. Santa Sabida, che in molti capitelli friulani precede Santa Sabina, non è una santa: nessun martirologio la registra. Sabide, in friulano, vuol dire sabato. Era la santificazione del riposo sabbatico di radice giudaico-cristiana, attestata in Friuli già nell’VIII secolo da Paolino d’Aquileia e perdurata nei campi nonostante i divieti dei patriarchi. Una memoria carsica e tenace, che la fede popolare ha protetto trasformandola.

 

 

Autore: Paola Treppo

Periodo Storico: Basso Medioevo
Localizzazione Geografica
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