Nel castello di Duino, nell’ambito della “raccolta di materiale archeologico” segnaliamo questo materiale di epoca romana:

Arula con iscrizione – ambito aquileiese II sec. d.C. – cm altezza 75, larghezza 40, spessore 30
Pozione superiore di arula parallelepipeda con coronamento dedicata a C. Curius Quintianus.
Iscrizione: Hercu[li] / Aug(usto) / sacr(um) / C(aius) Curiu[s] / Quintianu[s], / Opiterginu[s], / v(otum) s(olvit) l(ibens) m(erito).

Arula con iscrizione – ambito aquileiese I – II sec. d.C. – cm altezza 75, larghezza 40, spessore 23
Arula parallelepipeda con coronamento modanato.
Iscrizione: Spei / Aug(ustae) sac(rum) / pro sal(ute) [—] / ——
Bibliografia:
– Zaccaria C., Regio X. Venetia et Histria. Tergeste, ager Tergestinus et Tergesti adtributus, in Supplementa Italica. Nuova serie, Roma 1992, 10
– Brusin J.B., Inscriptiones Aquileiae, Udine 1991-1993, 3
Inscriptiones Italiae, Inscriptiones Italiae. Volumen X, Regio X, Fasciculus IV. Tergeste, Roma 1951

Statua funeraria raffigurante un leone – ambito aquileiese sec. I d.C. – cm altezza 86, lunghezza 136
Statua a tutto tondo in pietra calcarea bianca, scolpita su una bassa base liscia di forma rettangolare.
L’esemplare risulta piuttosto vicino ai noti leoni funerari del cosiddetto grande mausoleo di Aquileia per la struttura arcaizzante, per la postura e per la resa di alcuni particolari.
Bibliografia:
Catalogo sculture, Catalogo delle sculture romane. Museo archeologico di Aquileia., Roma 1972

Statua funeraria raffigurante un leone – ambito romano – cm altezza 55, larghezza 39.5, lunghezza 122.5
La superficie assai rovinata a causa della prolungata esposizione alle intemperie non permette una lettura dettagliata dei caratteri della scultura, rendendone difficile l’inquadramento cronologico. Non si può escludere che si tratti di una copia postantica realizzata sul modello romano dei leoni posti a guardia dei monumenti funerari.
Si tratta di un leone ritratto in posizione distesa, con le zampe posteriori accosciate, il corpo aderente alla base e il muso appoggiato tra le zampe anteriori. La testa, dagli occhi allungati con pupilla forata, è contornata dalla folta criniera a ciocche movimentate, che giunge fino a metà del corpo. Nella parte posteriore si osserva sul dorso un ciuffo di peli, ben rilevato; altre piccole ciocche sono segnate nel punto di attacco degli arti con la base. La coda liscia gira attorno alla zampa sinistra, aderendo ad essa. Sul corpo sono resi i dettagli della muscolatura. Il muso è spezzato; nella parte posteriore una linea di frattura attraversa la coda e la zampa posteriore destra.

Statua di Artemide cacciatrice . ambito romano II sec. d.C. – cm – altezza 40, larghezza 17
Statuetta a tutto tondo in marmo bianco priva della testa e degli arti. Ritrae una figura femminile con il peso sulla gamba destra avanzata e con la gamba sinistra portata all’indietro. Il braccio corrispondente doveva essere alzato, mentre quello destro sembra scendere lungo il fianco. Indossa un chitone corto sopra il ginocchio, la cui stoffa aderisce al corpo e scende tra le gambe in pieghe verticali rese a solchi profondi. La veste a scollo circolare presenta un rimbocco, fermato da una fibula, sulla spalla sinistra che lascia scoperto il braccio, uno sbuffo (kolpos) sotto il seno e un ricasco (apóptygma) sui fianchi, da dove scende con pieghe svolazzanti; entrambi i rimbocchi sono tenuti stretti da un cordoncino, visibile tra il panneggio. Dalla spalla destra attraversa il petto una bandoliera di tessuto a reggere la faretra. Sul fianco sinistro il drappeggio forma una sorta di rotolo. Sul retro le pieghe della veste scendono verticalmente in modo più disegnativo; in basso, nella parte destra è riconoscibile un cespo di foglie.
Lo schema iconografico permette di riconoscere come modello per la statuetta il tipo ellenistico di Artemide cacciatrice, di cui è noto l’esemplare di Versailles conservato al Louvre datato al I-II secolo d.C. Nel nostro caso la ponderazione e il movimento della statua risultano invertiti; l’uso del trapano nella lavorazione fa propendere per un’attribuzione cronologica al II secolo.
La statuetta è priva della testa, rotta alla base del collo, dove è presente un foro circolare al centro; mancano anche il braccio sinistro, gran parte di quello destro e la parte inferiore delle gambe. Una lacuna interessa inoltre l’angolo inferiore sinistro del panneggio sul retro. Il pezzo è attualmente inserito su una base di legno tramite un perno metallico.
Bibliografia:
– Campailla E., Il Castello di Duino. Mille anni di storia, Trieste 2005

Sarcofago di Erote con fiaccola – III sec. d.C. – cm altezza 53, larghezza 23.5
Il pezzo è inserito in uno dei muri esterni del castello.
Il frammento, in marmo bianco, è pertinente all’estremità della lastra frontale di un sarcofago decorato a strigilature a S, caratterizzata da un stretto pannello rettangolare entro cui è scolpita a rilievo la figura di un erote funerario. Il soggetto raffigurato è un erote con torcia rovesciata. Esso è nudo, stante a gambe incrociate, con il busto lievemente girato verso destra e la testa reclinata volta di tre quarti. Il corpo è morbidamente appoggiato sulla fiaccola dal manico sottile e modanato, inserito sotto l’ascella. Tiene il braccio sinistro piegato sul petto a toccare la spalla opposta e il braccio destro mollemente abbandonato lungo l’asta della torcia a reggere una coroncina, solo parzialmente visibile. Il volto, pieno e paffuto, è incorniciato da gonfi boccoli, con riccioli lavorati a trapano e con ciuffo rialzato sulla fronte. Gli occhi sono grandi, contornati da spesse palpebre, il naso è ben delineato e la bocca ha labbra carnose. Il corpo, dal ventre prominente, presenta caratterizzati alcuni dettagli, come l’ombelico e le pieghe sulle cosce; specie nella parte alta risulta piuttosto sproporzionato. Dietro la spalla sinistra è visibile la stretta ala con le penne segnate da corti tratti obliqui.
Il frammento è riconducibile al tipo di sarcofago a cassa rettangolare con fronte strigilata occupata da un campo figurato centrale e da due pannelli figurati laterali, in cui spesso compaiono eroti tedofori secondo un’iconografia assai diffusa. Il tipo risulta attestato soprattutto nel III secolo d.C.
Il pezzo è rotto su tre lati. Si conserva integro solo un tratto del bordo liscio superiore della cassa. Della raffigurazione manca la parte bassa con le estremità della coroncina, della fiaccola e degli arti inferiori dell’erote.
Bibliografia:
– Bettini A./ Giannattasio B. M./ Pastorino A.M./ Quartino L., Marmi antichi delle raccolte civiche genovesi., Ospedaletto (PI) 1998

Stele funeraria in marmo di banchetto funebre – ambito microasiatico II sec. a.C. – cm altezza 31, lunghezza 46
Il pezzo è inserito in uno dei muri esterni del castello.
Stele di forma rettangolare in marmo con venature rosa (probabile alabastro rosa). Presenta struttura a pseudo-naiskos: in alto vi è un architrave a fascia liscia che sostiene in lieve aggetto un “geison” modanato a tondino, il quale sembra decorato a intervalli regolari da antefisse non ben visibili; la trabeazione poggia su due lesene laterali a fusto liscio e capitello dorico, le cui basi allargate insistono sulla cornice inferiore a fascia liscia. La struttura architettonica riquadra su tre lati la decorazione figurata, ottenuta a rilievo su uno specchio non molto profondo, mentre sul lato destro alcuni elementi della scena si estendono fino al bordo sfruttando il piano levigato del fusto della lesena.
Il rilievo rappresenta un banchetto funebre. Su una kline giace distesa, di scorcio verso sinistra, una figura virile barbuta a torso nudo (il defunto). Appoggia il gomito sinistro su un cuscino e protende il braccio destro a reggere una coppa; sulla testa, dalla folta chioma, reca un copricapo a forma di polos. A lato, a piè della kline, è seduta una figura muliebre con le gambe di scorcio verso sinistra e il torso e la testa, reclinata, girati verso destra; poggia i piedi su uno sgabello e porge all’uomo una scatolina con la sinistra mentre con la destra afferra la testa di un serpente che spunta dalla sua veste. Davanti alle due figure vi è la trapeza imbandita con delle foccacce. A destra è collocato un cratere, affiancato da un coppiere nudo; questi è raffigurato a dimensioni ridotte, così come le tre figure (due ancelle e un inserviente) di profilo a destra che occupano la parte sinistra della scena insieme a un cinghiale, visibile in primo piano.
La tipologia e lo schema compositivo del rilievo presentano i caratteri canonici delle stele funerarie greche con scena di banchetto, prodotte in Attica nel IV secolo a.C. e successivamente in ambiente ellenistico. Nel nostro caso, il materiale utilizzato e alcuni particolari della raffigurazione (ad esempio l’abbigliamento dei personaggi o la postura della figura muliebre) fanno pensare ad una provenienza da area microasiatica, dove stele di questo genere erano diffuse soprattutto nel II secolo a.C. Il pezzo potrebbe essere stato acquisito tramite il mercato antiquario di Venezia.
Superiormente il pezzo è privo della porzione angolare sinistra; inferiormente presenta sbrecciature in corrispondenza dell’angolo sinistro e lungo il margine. In sezione la superficie è ricoperta di malta in diversi punti.
Bibliografia:
– Sperti L., Rilievi greci e romani del Museo Archeologico di Venezia (Collezioni e musei archeologici del Veneto), Roma 1988
– Galliazzo V., Sculture greche e romane del Museo Civico di Treviso (Collezioni e musei archeologici del Veneto), Roma 1982

Testa di Satiro in marmo – ambito romano II sec. d.C. – cm – altezza 28
Testa maschile scolpita fino alla base del collo. Ritrae un Satiro giovanile sorridente, con la testa leggermente girata a sinistra. Il volto, dalle gote piene e dagli zigomi sporgenti evidenziati dalle marcate pieghe nasolabiali, è contornato dalla folta chioma a guisa di diadema; essa è composta da brevi ciocche, disposte l’una sull’altra, che creano un effetto pittorico sul davanti, dove sono rese a trapano, mentre risultano più appiattite sul resto del capo. La testa mostra un’alta fronte liscia, naso largo e grandi occhi allungati, con palpebre ben delineate, iride segnata da un solco e pupilla realizzata con un profondo foro di trapano. Gli occhi sono rivolti di lato, con uno sguardo malizioso e furbo; accentua questo carattere la bocca aperta in un sorriso, che lascia visibile la chiostra dei denti distinti da regolari tratti incisi. Il mento è lievemente prominente e il collo, slanciato e vigoroso, ha i muscoli sternocleidomastoidei ben sviluppati, disposti a V. Ai lati del viso si notano le lunghe e appuntite orecchie ferine. Scheggiature interessano la punta del naso e la parte sinistra del collo alla base.
Bibliografia:
– Campailla E., Il Castello di Duino. Mille anni di storia, Trieste 2005
– Galliazzo V., Sculture greche e romane del Museo Civico di Treviso (Collezioni e musei archeologici del Veneto), Roma 1982

Testa votiva femminile in argilla – ambito romano I sec. d.C. – cm – altezza 21, larghezza 13
Testina in terracotta di colore giallo scuro, cava internamente; ritrae una figura maschile fino alla base del collo, che si presenta piana.
La testa raffigura un giovane volto maschile, di forma ovale e dai lineamenti delicati. Il viso è lasciato libero dai capelli pettinati all’indietro a ciocche ordinate e leggermente ondulate; queste formano un doppio rigonfiamento al centro dell’alta fronte. Gli occhi appaiono piccoli e allungati, con pupilla e iride segnate; sono evidenziate anche le palpebre superiori e le sopracciglia. Il naso regolare è stretto alla base; la piccola bocca dischiusa presenta labbra carnose ed è contornata dalle pieghe nasolabiali, appena accennate. Sono lasciate scoperte dai capelli le orecchie, con padiglione ben marcato. Il collo è piuttosto ampio. Sul retro la testa è lavorata in modo disegnativo: i capelli, che sembrano cinti da una benda, sono resi con incisioni a V rovesciate alla sommità del capo e con fitte linee parallele incise sulla nuca. La testa presenta della abrasioni in corrispondenza della fronte, del naso e del mento.
Bibliografia:
– Campailla E., Il Castello di Duino. Mille anni di storia, Trieste 2005

Fonte:
www.patrimonioculturale.regione.fvg.it

Periodo Storico: Età Romana
Localizzazione Geografica
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