La zona del lago è estremamente interessante sotto l’aspetto naturalistico ed ambientale ed il lago è uno di quei pochi laghi in cui vegeta ancora la “castagna d’acqua” (trapa natans). Circondato da boschetti riparati costituiti da ontani, pioppi e salici, da canneti, torbiere e prati umidi, risulta importante dal punto di vista faunistico in quanto centro di transito di uccelli migratori (germano reale, folaga, marzaiola, gallinella d’acqua, airone cenerino, tuffetto, svasso maggiore, strolaga , cigno reale, tarabuso, moretta fabaccata) e dunque ideale per il birdwatching. Anche la fauna ittica si dimostra particolarmente ricca (cavedano, carpa, tinca, luccio, persico reale, scardola, persico sole), mentre l’area ospita una varietà notevolissima di Libellule (decine di tipologie).
ragognaIl Lago di Ragogna è di origine morenica, si è formato circa 12.000 anni fa in una depressione tra le colline, dopo un lento processo di scioglimento del ghiacciaio tiliaventino, che in quell’ epoca occupava la cosiddetta piana di Osoppo. Riconosciuto dalla Comunità Europea come sito naturalistico d’interesse comunitario per le sue particolarità naturalistiche, è caratterizzato da forma ellittica, diametro pari a circa 700 metri, superficie di 25 ettari (nonostante le dimensioni attuali siano state molto ristrette dopo la bonifica operata negli anni ’30), profondità di 9-10 metri.
Oltre che mediante le precipitazioni piovane, il lago risulta alimentato dall’apporto di alcuni ruscelli che scendono dalle pendici meridionali delle alture circostanti e da una sorgente sotterranea, situata nella zona nord-ovest, presso l’attuale batimetro.
Il Lago è facilmente raggiungibile percorrendo la strada provinciale che collega San Daniele a Ragogna. Arrivati all’altezza dell’incrocio di Pignano, si svolta a destra verso la frazione di Muris (via Lago); in fondo alla discesa, appena superato il ponticello sul torrente Riules, si svolta ancora a destra e si prosegue per circa 500 metri, arrivando così all’accesso delle due spiaggette. Quest’area richiama numerosi turisti in quanto offre la possibilità di sostare in completo relax, con la possibilità anche di organizzare picnic all’ombra della pineta.
Uno degli aspetti più interessanti del Lago di Ragogna è legato alla biodiversità, fenomeno complesso tanto dalla punto di vista della flora, quanto da quello della fauna. La fascia che circonda lo specchio d’acqua è caratterizzata da un terreno paludoso regno della canna di palude, del giunco, mentre nel bacino d’acqua crescono vari tipi di ninfee che offrono in primavera uno spettacolo unico per il mosaico di colori.
ragognaUn dettaglio importante del lago è la presenza della “castagna d’acqua” (trapa natans), pianta acquatica a foglie romboidali/lanceolate e dentate, la cui peculiarità è il frutto dall’involucro legnoso di colore bruno-rossastro con quattro punte. Questo frutto commestibile ed utilizzato a fini alimentari fin dalla preistoria, veniva raccolto alla fine dell’estate e una volta essiccato veniva macinato per ricavarne una farina. Sui bordi del bacino lacustre si incontrano piante tipiche delle aree umide, come salici, ontani, e pioppi.
Una delle maggiori attrattive del lago è la pesca (tra cui il carp-fishing) che richiama numerosi pescatori anche da oltre confine. Oggi la pesca è limitata ai soli “ciprinidi” quali la scardola, il persico sole e reale, l’alborella e la tinca (da sole esse rappresentano infatti circa il 90% della fauna ittica); a queste si aggiungono inoltre altre specie quali la carpa, il luccio, il trotto, il cavedano, la cobite. Da segnalare la scomparsa dell’anguilla, dovuta allo sbarramento costruito nel 1930 entro l’emissario Rio Ripudio. Fino agli Anni ’50, le specie ittiche presenti nel lago erano circa una quarantina, poi con l’immissione di alcuni esemplari di luccio, grande predatore, il numero delle specie presenti si è notevolmente ridotto. Altra caratteristica dello specchio d’acqua riguarda l’avifauna: oltre alla presenza di numerose specie stanziali (gallinella d’acqua, folaga, tarabuso aironi e garzette), rappresenta un punto di sosta al transito per molti uccelli migratori (germano reale, moretta tabaccata, cigno reale, marzaiola, tuffetto e lo svasso maggiore). Quest’ultimo, a primavera inoltrata, attira numerosi appassionati di birdwatching in occasione della spettacolare parata nuziale che prelude al momento della riproduzione.
Un ultimo dato interessante riguarda le libellule le cui specie rinvenute a Ragogna rappresentano il 58% di quelle censite in Friuli e il 41% di quelle rinvenute in Italia.

Alcune ricerche archeologiche hanno portato alla scoperta di rilevanti testimonianze, databili all’età del Mesolitico Recente e del Neolitico Antico (5000 a.C.), appartenenti ad una comunità agricola che si era insediata sulle sponde del Lago.
L’area di popolamento preistorico si colloca sulla riva nord del Lago di Ragogna ai piedi del Monte Ragogna (Toniutti 2005).
È stato oggetto di prospezioni di superficie e indagini stratigrafiche a partire dal 1991 da parte di Francesca Bressan, che ha in particolare concentrato le proprie ricerche in un’area della sponda del lago, marginata da un pioppeto. La zona indagata sembra configurarsi come una risistemazione del suolo mediante l’apporto di pietre, intervallata da tracce poco marcate di esondazione lacustre (Bressan 1996).
Da una prima revisione dei materiali provenienti dalle ricerche stratigrafiche dei primi anni Novanta dello scorso secolo, anche se in assenza della documentazione di scavo, si osserva la compresenza in alcuni quadrati, ad esempio P3-S2 (US 1), di un’industria litica tradizionalmente mesolitica, caratterizzata da manufatti litici in materia prima locale, tra i quali un trapezio rettangolo e un grattatoio frontale lungo, e di pochi reperti ceramici di impasto grossolano, tra cui si annovera un fondo a tacco frammentario.
In base ai dati stratigrafici disponibili, il rinvenimento contestuale di questi elementi in alcuni settori dello scavo potrebbe essere indice dell’arcaicità del complesso neolitico, anche se, in mancanza della documentazione di scavo, permane il dubbio di una commistione di materiali dovuti alla frequentazione pluri-fase del sito.
L’interpretazione culturale del sito di Ragogna, di primario interesse per la comprensione delle dinamiche culturali attive al momento della transizione all’Olocene, presenta quindi ancor oggi degli aspetti controversi che dovranno essere approfonditi attraverso l’esame complessivo dei materiali provenienti dalle tre campagne di scavo condotte negli anni 1991-1992 e 1994.

Fonte:
– Paolo Pellegatti, Sara Roma, Glauco Toniutti, Paola Visentini, Valter Zucchiatti. Nuovi dati sul popolamento preistorico dell’area collinare friulana, in “Preistoria e Protostoria del Caput Adriae” a cura di Elisabetta Borgna, Paola Cassola Guida, Susi Corazza, Firenze 2018:  Nuovi_dati_sul_popolamento_preistorico

Vedi anche: RAGOGNA. IL TERRITORIO, LA COMUNITA’ GLI EVENTI, I SERVIZI, a cura di Marco Pascoli e Glauco Toniutti

Con la collaborazione del Comune di Ragogna (https://www.comune.ragogna.ud.it) e di dr. Marco Pascoli e dr. Glauco Toniutti.

 

Periodo Storico: Preistoria
Localizzazione Geografica