
Il mulino Cocconi, situato al centro del nucleo abitato di Borgo Molino, ad Ospedaletto di Gemona del Friuli, ha origini antichissime, anche se l’attuale struttura risale all’inizio dell’Ottocento (sulla chiave di volta del portale di pietra, compare la data del 1806, unitamente alle iniziali B.C.).
Già nel 1431 operava in questa località un “molino con sega” di proprietà di Martino De Brugnis (se ne contavano altri sette nella zona, oltre ad un battirame e ad un battiferro, alimentati da una roggia proveniente dal Tagliamento).
Documenti di archivio attestano che fin dall’inizio del XIX secolo la famiglia Cocconi ne divenne proprietaria.
Lo stile architettonico dell’edificio, che ospitava al piano terra il mulino e al primo piano l’alloggio del mugnaio, è semplice ed austero, ma da alcuni particolari degli elementi lapidei riquadranti le finestre del piano superiore si può dedurre che la costruzione apparteneva ad una famiglia benestante.
Gravemente danneggiato dagli eventi sismici del 1976, il mulino è stato restaurato intervenendo con opere di consolidamento sulle murature esterne che hanno consentito il ripristino delle facciate in pietra a vista; si è proceduto al recupero degli elementi lapidei di porte e finestre, è stato ripristinato il solaio originario con le sue travature in legno.
Sull’altro lato della roggia, che affianca il mulino (era detta Plovia, cioè “pubblica” e risale al XIII secolo) vi erano altre costruzioni ed un cortile che anticamente comprendevano un alloggio ed una segheria.
I due opifici erano collegato da un ponticello, tuttora esistente, anche se modificato nelle strutture e nei materiali impiegati.
L’attuale edificio si distribuisce su due piani. Il piano terra ospita l’antica sala di macinazione, ora sede di un museo dell’arte molitoria. All’interno sono stati collocati nella posizione originaria, dopo essere stati restaurati, tutti gli strumenti e gli ingranaggi che consentivano al mulino di funzionare.
Il mulino Cocconi è l’unico mulino ad acqua recuperato a Gemona dopo il terremoto; gli altri opifici posti lungo la roggia Plovia sono andati distrutti. Attualmente la struttura è sede di un centro didattico-ambientale e rappresenta il nucleo operativo dell’Ecomuseo delle Acque del Gemonese, un museo diffuso sul territorio che si propone di documentare, conservare e valorizzare i tanti siti naturali (sorgenti, laghi, torrenti, fiumi) e le altrettanto nu,erose manifestazioni della cultura materiale (rogge, mulini, lavatoi, opere di presa, pozzi) che nel Gemonese costituiscono un vero e proprio sistema.
Bibliografia:
– Billiani L., Capitoli fra i proprietari dei molini sulla Roggia di Gemona (a. 1431), Tip. Del Bianco, Udine 1894, pp. 9-16;
– Tondolo M., Il centro didattico-ambientale “Mulino Cocconi”. In Glemone, 78, Congresso Società Filologica Friulana, Udine 2001, pp. 79-81.
Fonte:
AA.VV. Ruote d’acqua per farina, Mulini della Carnia e del Friuli nell’itinerario del fotografo Albano Quaiattini, Utopie Concrete, Venzone 2002, pp. 47-48.




