
L’area del Goriziano è caratterizzata da una serie di alture che prendono il nome di Collio; in antico, poiché la pianura friulana è soggetta a frequenti inondazioni da parte dei numerosi corsi d’acqua, queste vette si prestavano più facilmente all’uso abitativo. È così che sul Monte di Medea sono state trovate tracce di frequentazione risalenti alla prima età del Ferro.
Le prime ricognizioni sul Monte di Medea risalgono alla fine dell’Ottocento e hanno portato al ritrovamento di bracciali, uno spillone ed una fibula (oggi conservati nella collezione Archeologica dei musei provinciali di Gorizia). La natura dei reperti ritrovati e le particolari caratteristiche dell’area del rinvenimento hanno portato all’interpretazione del sito come area ad uso funerario.
È in particolare Marchesetti che, alla conclusione dei suoi scavi, propone già nel 1891 l’ipotesi dell’esistenza sul monte di una necropoli protostorica. Successivamente ulteriori indagini portarono alla scoperta, intorno al 1895, di tre vasi neri e di cocci non lontani dalla chiesetta di Sant’Antonio.
Le indagini successive hanno luogo solamente a partire dagli anni ’60 del Novecento; durante gli scavi condotti da U. Furlani vengono portati alla luce una grande quantità di oggetti ancora una volta riconnessi alle usanze funerarie dell’età del Ferro: fibule, anelli, lamine, aghi, pendagli e perle di pasta vitrea. È da questo momento che diventa certa l’ipotesi dell’esistenza di un contesto funerario in particolare identificato come una necropoli ad incinerazione costituita da urne.
Ulteriori studi successivi, oltre ad avvalorare l’interpretazione del sito, hanno portato ad una datazione più precisa compresa tra il V e del IV secolo a.C.; inoltre, un ulteriore ipotesi interessante viene prodotta da Marie Adam che, nel suo studio dell’inizio degli anni ’90, riconduce il sito all’ambito celtico e lo fa rientrare in una classe di siti archeologici definiti Brandopferplätz.
Bibliografia e link utili:
– Adam, A. M. 1991. “Traces de lieux de culte del l’age du Fer en Frioul”. In Antichità Altoadriatiche XXXVII. Trieste.
– Furlani, U. 1986. “Testimonianze storiche ed archeologiche a Lucinico, Mossa, San Lorenzo Isontino, Capriva e Medea”. In Marian e i paîs dal Friûl orientâl. Udine/ Gorizia.
– Furlani, U. 1995. Insediamento all’aperto a S. Lorenzo Isontino nel Collio goriziano, in Medea e il suo colle dalla preistoria alla romanità. Gorizia.
– Marchesetti, C. 1903. I castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia. Trieste.
Fonte: https://patrimonioculturale.regione.fvg.it/
Info:
L’area, situata sul versante settentrionale del Monte, nei pressi della chiesa di Sant’Antonio, è raggiungibile tramite la Salita all’Ara Pacis ma si presenta in un cattivo stato di conservazione.
Autore: Martina Caliendo.
Immagini:
• Ortofoto: https://raptor.cultura.gov.it/mappa.php
• Tavola con le fibule: https://patrimonioculturale.regione.fvg.it/reperto-archeologico/?s_id=563759; originariamente da Furlani, U. 1975.




