La “tumbare” nel 2002

Nascita dei castellieri
Nella fascia della pianura centrale che si estende tra il fiume Tagliamento e il torrente Torre, e lungo la cosiddetta “linea delle risorgive”, si conservano i resti di un antico paesaggio monumentale, che cominciò a formarsi circa quattromila anni fa, in uno stadio della protstoria chiamata Bronzo Antico (2300 – 1700 a.C.).
I primi monumenti ad essere costruiti furono i tumuli funerari, collinette alte fino a 6-7 metri e con diametro di 30-35 metri.
In questo periodo le piccole comunità, legate da rapporti di parentela ed ancora insediate in villaggi sparsi, iniziarono ad onorare dopo la morte i propri capi, i propri guerrieri, con la costruzione di questi grandi monumenti ben visibili anche a distanza.
I tumuli divennero così indicatori di prestigio sociale e anche di presidio territoriale.
Il paesaggio si sarebbe trasformato poi nel tempo raggiungendo la sua forma definitiva, intorno alla metà del II millennio con la fondazione di insediamenti fortificati di lunga durata (in alcuni casi di oltre un millennio), proprio nelle zone adiacenti ai tumuli.
Agli inizi del V sec. a.C., i castellieri, con le loro potenti cinte circondate da fossati, non risultano più occupati stabilmente. Molteplici i motivi, tra cui il sopraggiungere dei Carni, genti di stirpe celtica.
Nel II sec. a.C., all’epoca dell’arrivo dei Romani in regione, l’alta pianura friulana e la fascia delle risorgive è ormai solo punteggiata da piccoli abitati sparsi.

L’insediamento di Mereto nell’età del Bronzo.
Fin da epoche antiche, il territorio intorno a Mereto, dall’aspetto ondulato e ricco di corsi d’acqua, ha attirato la frequentazione umana: la più antica attestazione risale all’età del rame (3500 – 2300 a.C.).
Nella prima età del Bronzo Antico (2300 – 1700 a.C.) anche il territorio di Mereto, come il resto della Media pianura, fu colonizzato con strutture monumentali: prima con la costruzione del tumulo della Tumbare, successivamente con quella del castelliere di Savalons.
L’antenato attorno al quale l’antica comunità di Mereto si era aggregata era un giovane di circa 16-19 anni che si era distinti per la sua competenza nella lavorazione del metallo, come suggeriscono l’incudine (una grossa pietra squadrata) e il lisciatoio in pietra, deposti nella tomba.
Fino all’età del Bronzo Medio (1700 – 1350 a.C.) il basso tumulo creato sopra la tomba crebbe in altezza da luogo di culto dell’antenato divenne santuario, punto d’incontro e di riferimento nei traffici a lunga distanza.
Il cambiamento di funzione e di significato fu condizionato da mutamenti ideologici e sociali che portarono alla definitiva stabilizzazione della comunità nel nuovo villaggio fortificato di Savalons.
A partire da questa fase gli abitanti dei castelliere vennero deposti in necropoli piane: ne sono testimonianza due sepolture ad inumazione in fossa ricoperte da ciottoli rinvenute alla fine dell’800 in località detta “Comunai” o “Bas di Tomba”, risalenti ad un periodo compreso tra Bronzo Medio inoltrato e Tardo Bronzo (1400 – 1000 a.C.), forse appartenente a un sepolcreto più grande andato verosimilmente distrutto. Accanto alle loro ossa furono ritrovati frammenti di armilla (braccialetto) a spirale in lamina bronzea, la cui fattura trova riscontro in molti corredi comuni coevi in ambito danubiano-carpatici.

A Sud-Ovest del piccolo centro di Tomba si erge l’imponente tumulo detto “tumbare”. Esso è caratterizzato da una sorta di struttura a gradoni, questi ultimi probabilmente dovuti ad interventi di rimodellamento avvenuti in epoche successive alla sua costruzione, forse connessi ad un sentiero elicoidale che recava in cima (QUARINA 1943, p. 79, 85).
Il monumento aveva già destato l’attenzione del Bertoli che, nel XVIII sec., oltre a darne una breve descrizione e a riportarne le misure (circonferenza alla base di 220 piedi, circonferenza sommitale di 88 piedi, altezza di 25 piedi), riportava la notizia che, in occasione dello spianamento di parte della sommità, era venuta alla luce un’urna in pietra contenente a sua volta un vaso di vetro con ceneri. La presenza di questa sepoltura, evidentemente di epoca romana, collocata nella parte alta del tumulo, permette di supporre che questo fosse stato eretto in epoca precedente e deporrebbe a favore di una sua eventuale appartenenza all’epoca protostorica. Va osservato, però, che il Someda de Marco non considerava del tutto attendibili le notizie fornite dal Bertoli ritenendo, invece, che l’urna fosse stata trovata vicino al tumulo e non sopra questo. Sempre il Someda de Marco, nel 1948, riferisce che il tumulo aveva una circonferenza alla base di circa 76 m, e di 30 m alla sua sommità, e che si elevava rispetto all’attuale piano di campagna di circa 7,5 m (1948, pp. 6-8). Le dimensioni del tumulo a tutt’oggi si sono pressoché conservate intatte.
Fino ad ora non sono state effettuati scavi archeologici che possano attestare l’effettiva antichità della struttura per la quale, solo sulla base della tipologia, si può proporre un’attribuzione al Bronzo Antico/Medio, analogamente con quanto riscontrato in altri tumuli dell’area. Attualmente la superficie del tumulo è occupata da numerosi alberi ad alto fusto.
Per quanto riguarda i materiali di epoca romana, non rimane più traccia (CIVIDINI 1998, p. 35) ad eccezione di un disegno dell’urna in pietra pubblicato dal Bertoli (1739, p. 280).

Bibliografia: Tomba di Mereto 1979, pp. 12-17; Bertoli 1739, pp. 280-1; Canciani 1785, p. 5; Cividini 1998, pp. 31-35; Quarina 1943, pp. 79, 85; Someda de Marco 1948; Someda de Marco 1959, p. 13; Tagliaferri 1986, pp. 168-9

Fonte: DVD – Terra di Castellieri – Archeologia e Territorio nel Medio Friuli – Sezione B – L’età protostorica, SIAE – cre@ttiva 2004

La cosiddetta tumbare è una struttura a forma di bassa collinetta dal profilo troncoconico che si trova in aperta campagna a sud-ovest della frazione di Tomba.
Il termine tumbare è diffuso in altre zone della pianura friulana per indicare tali strutture realizzate dall’uomo e ritenute tombe a tumulo preromane. Alcune di loro sono state scavate ed hanno rilevato la presenza di una o più sepolture di inumati mentre talvolta si trattava di tombe ad incinerazione. Gli oggetti di corredo funebre conservati appartengono generalmente alla culture dell’età del bronzo e del ferro.
La struttura di tomba ha conservato solo parzialmente la sue forma originaria a causa delle manomissioni e dei lavori agricoli. Negli anni Quaranta del secolo scorso aveva circonferenza di circa 80 metri ed era alta circa 8 metri. Al sue interno state rinvenute casualmente una sepoltura ad incinerazione: un’urna di pietra con coperchio che racchiudeva un vaso di vetro contenente le ossa incenerite.

Nel 2006, nel 2007 e nel 2008, l’Università di Udine ha condotto ricerche di scavo nel tumulo noto come Mútare, o Túmbare.
La piccola elevazione approssimativamente troncoconica, a gradoni, è alta oggi m 6,50 ed ha un diametro di base di m 25 ca. L’esplorazione, preceduta da una serie di prospezioni, è iniziata nel settore sudorientale ed è stata poi estesa in direzione nord, verso il centro del tumulo. Sul pendio orientale un probabile tentativo di violazione quasi alla base del pendio ha provocato, in un momento non determinabile, uno smottamento lungo la scarpata: per fortuna il danno non ha pregiudicato la struttura protostorica.
Il sito del tumulo di Mereto sembra essere stato frequentato già in un periodo compreso tra Eneolitico finale e inizio del Bronzo Antico, ma il monumento funerario è il risultato di diverse fasi costruttive, a partire da un momento evoluto dell’antica età del bronzo, quando, grosso modo al centro dell’area poi occupata dal tumulo, fu scavata una profonda tomba a fossa e vi fu deposto un giovane di ca. 17 anni, rinvenuto pressoché privo di corredo; due oggetti in pietra, un piccolo lisciatoio litico e un blocco semilavorato utilizzabile come incudine potrebbero tuttavia rimandare a un’attività artigianale. L’ampia piattaforma di grossi ciottoli che ricopre la tomba fu realizzata verosimilmente in più momenti nel corso di diverse generazioni.
La sommità del monumento fu quindi sigillato con una serie di riporti di argilla e limo inglobanti i resti di attività antropiche correlabili a cerimonie e riti eseguiti presso la piattaforma. A chiusura di questo ciclo di eventi rituali si iniziò ad erigere l’imponente sopraelevazione a strati alterni di terra e ghiaia sostenuti e contenuti da una complessa intelaiatura lignea.
Tra i materiali recuperati nel corso degli scavi si segnalano due cuspidi di frecce in selce databili tra l’Eneolitico finale e una fase non avanzata del Bronzo Antico, e una discreta quantità di ceramica, parte della quale sembra indicare che l’utilizzazione del monumento si prolungò nel corso del Bronzo Medio: in questo periodo il tumulo divenne un punto di riferimento, sia ideologico che geografico, del nuovo assetto territoriale caratterizzato dagli abitati fortificati, che troverà stabilità e continuità proprio nelle fasi più evolute dell’età del bronzo.

Fonte: sito internet dell’Università di Udine, Dipartimento di Preistoria e Protostoria.

Info: sito liberamente visitabile e facilmente raggiungibile.

Bibliografia:
Il tumulo di Mereto di Tomba. Culti e riti funerari nel Friuli protostorico, a cura di E. BORGNA, S. CORAZZA, Fagagna (UD) 2011.
C. Balista, E. Borgna, S. Corazza, C. Nicosia, Il tumulo di Mereto di Tomba (Ud): le indagini archeologiche e i               La Tùmbare come si presenta oggi.
riscontri micromorfologici dai livelli basali: Il tumulo di Mereto di Tomba, UD

Fasi di costruzione della Tùmbare
1. Viene individuato il luogo adatto, ben visibile e già frequentato come dimostra il piano di calpestio rinvenuto ai margini della fossa;
2 – 1750 a.C.: si livella il luogo dove avverrà la sepoltura;
3 – Si scava una fossa di 1,90 x 1 m. e profonda 97 cm:
4 – Nella fossa viene deposto il morto steso sul dorso avvolto in un sudario e coricato in una cassa di legno o in un tronco scavato;
5 – La fossa viene riempita e livellata con terra argillosa e ciottoli per creare una bse per il tumulo;
6 – Il luogo viene consacrato con cerimonie funebri;
7 – Più tardi, sopra la tomba vengono ammassati dei ciottoli: il tumulo comincia a prendere forma. Ha un diametro dim. 1,50 m. ed è alto 1,50 m.;
8 – Negli anni, la tomba viene potenziata e ingrandita anche perchè, probabilmente, con il tempo il luogo acquista maggior prestigio;
9 – L’ingrandimento termina ca. nel 1610 a.C., quando la tomba diventa notevole e ha un diametro di 20/22 m. di base;
10 – Per almeno un secolo ancora, la Tùmbare non cessa di rappresentare un importante luogo rituale;
11 – La sacralità del luogo è tale che intorno al 1500 a.C. vengono ripresi i lavoli di innalzamento che porteranno la tomba a dimensioni imponenti,  maggiori di quelle attuali.

La spianata che vediamo sulla cima della Tùmbare fu creata verosimilmente a inizio Settecento per costruire un belvedere. Le operazioni di livellamento hanno portato alla luce un’urna di pietra (andata dispersa) con un vaso di vetro contenente le ceneri di un defunto sepolto in epoca romana.
La sua costruzione doveva prevedere al pari di quella dei terrapieni dei castellieri, buone conoscenze tecniche: bastava una forte pioggia a dilavare il terreno accumulato. Dagli scavi si è rilevato che venivano costruiti dei contenimenti in travi di legno: sono state rinvenute le buche nelle quali venivano fissate.

Una tomba molto speciale.
Nella Tumbare troviamo molti simboli ancestrali importanti. Tutti concorrono ad accrescere la magia di questo luogo ammantandolo di spiritualità percepibile soprattutto quando, al sorgere o al tramontare del sole, vi si sale attraverso il sentiero a spirale.
Per arrivare alla sommità della Tùmbare e compiere i riti si deve fare un percorso a spirale. La spirale è simbolo di morte e rinascita, di distruzione e di creazione. Ecco perchè la troviamo nel percorso che ci porta dal basso della terra all’alto della Tùmbare, più vicini al cielo, e viceversa quando scendiamo. I tumuli ricordano la terra che viene alzata intorno al seme.
La spirale è presente in tutte le cultura e con il suo corso ascendente e discendente, alle volte è associata ai cicli sia solari che lunari. Nel Neolitico veniva stilizzata sui vasi funerari e, come simbolo di vitalità, nell’Età del Bronzo si attorcigliava sulle braccia per terminare nel tondo di un sole.
Durante l’indagine del tumulo sono stati ritrovati in un’apposita nicchia i crani di un bue e di un cavallo, animali sacrificati per il loro valore simbolico di abbondanza e potenza.
Un rito ancestrale di carattere agrario è stato documentato nella Tùmbare: la “semina” delle ossa in segno di rinascita. Al pari del tumulo si collega alle azioni che si fanno in agricoltura: si seminano le ossa degli animali, si copre il morto con un tumulo… nella convinzione che, come le piante, così anche gli uomini e le bestie rinasceranno.

Un morto molto speciale.
Il morto della Tùmbare era giovane, gracile e grazioso. Dalle analisi fatte emerge che aveva tra i 16 e i 19 anni e che venne deposto supino nella tomba avvolto da pelli e in una cassa di legno che il tempo ha cionsumato. A fianco ci sono un blocco di pietra (un’incudine) e una pietra di arenaria (un lisciatoio). Doveva possedere un carisma più forte del tempo se per centinai di anni le persone accorsero a sacrificare sulla sua tomba e questa venne progressivamente ingrandita per renderla ancora più evidente come richiamo religioso. Sui vari strati di limo e ghiaia che ricoprono la fossa sono stati trovati resti di combustione, di ossa, di ceramiche … a riprova che a lungo, lì sopra e nelle adiacenze, vennero celebrati riti durante i quali si mangiava e beveva in suo onore. Questi riti prevedevano anche il sacrificio di animali come lo attestano i resti di ossa di maiale, di capra e di pecora… Lo si capisce anche dalla presenza di due crani, di bue e di cavallo, posti entro due nicchie della copertura della tomba. Il sacrificio del cavallo in particolare denota il grande prestigio del defunto poichè non era ancora diffusio il cavallo domestico. Proprio il cavallo di Mereto potrebbe essere il più antico cavallo del nord Italia. Lì sono state ritrovate anche ossa umane …
Ma una caratteristica lo rende ancor più singolare: aveva i denti limati, fatto che doveva averlo fatto soffrire molto e che ci pone un problema: perchè erano limati? Almeno tre possono essere le ipotesi: a causa di una alimentazione a base di cibi molto abrasivi (ma cosa mangiava?); perchè soffriva di bruxismo, ossia digrignava continuamente i denti; perchè operava nella concia delle pelli che veniva stirata con i denti per essere ammorbidita.

Era un potente sciamano?
Va ricordato che abbiamo a che fare con culture la cui sopravvivenza era legata ai prodotti della terra i quali, a loro volta, dipendevano da fenomeni (siccità, malattie, …) che non potevano essere contrastati. Perciò era determinante avere qualcuno in grado di intercedere con le divinità protettrici. Privilegiati, in quelle società, erano gli individui che avevano a che fare con momenti “estatici”. Chissà se il sepolto era considerato uno di questi, un potente sciamano capace di intecedere presso la divinità per avere dei buoni raccolti? Ma per sapere ancora molte cose su di lui, attendiamo l’esame dei suo DNA.

Fonte:
AA.VV., Cjastelirs, Tumbaris, Mutaris … viaggio tra i contadini-guerrieri di un Friuli protostorico, Comune di Mereto di Tomba, Alessandro D’Osvaldo Editore, 2018

 

Periodo Storico: Protostoria
Localizzazione Geografica