
Negli anni Settanta del Novecento, l’archeologa Luisa Bertacchi segnalò, nel greto dell’Isonzo, circa due chilometri a sud del ponte di Pieris, la presenza di numerosi blocchi di calcare grigio, accuratamente squadrati e disposti “a spina” in corrispondenza di tre piccoli isolotti ghiaiosi: due addossati alla riva destra e uno vicino alla riva sinistra. I conci, di forma parallelepipeda, mostravano chiare tracce di lavorazione a scalpello. Secondo la studiosa la pietra proveniva da una cava situata poco a monte di Sagrado, caratterizzata da un calcare omogeneo. In quella stessa area venne inoltre raccolto un blocco con foro passante.
A giudizio della Bertacchi tali resti costituivano i resti di un ponte che consentiva alla strada proveniente da Aquileia, diretta a Tergeste, di attraversare l’Isonzo, il cui alveo in età romana non si sarebbe discostato in modo significativo da quello attuale.
Il blocco forato, invece, fu interpretato come elemento di un acquedotto che, partendo dal lago delle Mucille, avrebbe proseguito in direzione di Ronchi e San Canzian d’Isonzo. Questa proposta è stata però accolta con scetticismo: diversi studiosi hanno sottolineato come l’ipotesi poggi su un unico reperto e che non vi siano prove sicure della sua appartenenza al periodo romano. Anche l’attribuzione dei blocchi al ponte non è condivisa da tutti: altri preferiscono leggerli come un’opera idraulica più recente, destinata a sbarrare o a consolidare gli argini. I dubbi si concentrano in particolare sulla disposizione dei conci (allineati lungo la sponda “a spina di pesce”) e sulla natura del materiale impiegato. Se fosse confermato che il calcare proviene effettivamente dalla zona di Sagrado, rimarrebbe da accertare se la cava fosse in attività già in epoca romana.
Fonte: https://patrimonioculturale.regione.fvg.it/
Bibliografia:
– C. TIUSSI 2005-2006, Ricerche archeologiche e topografiche nel comune di San Canzian d’Isonzo, Trieste.
– L. BERTACCHI 1999, Il ponte romano sull’lsonzo alla Mainizza, “Rivista di Topografia Antica”, Roma/GalatIna.
– L. BERTACCHI 1978, Il basso Isonzo in età romana. Un ponte e un acquedotto, “Aquileia Nostra”, XLIX.
Immagine:
Foto aerea e indicazione del luogo in cui sono stati rinvenuti i resti dell’infrastruttura (da: https://patrimonioculturale.regione.fvg.it)
Autore: Lorenzo Rossi




