gorgat

Durante i lavori effettuati nel 1928 dal Consorzio di Bonifica del Brancolo per la realizzazione del canale principale, nella zona del Gorgat Giovanni Battista Brusin mise in luce alcuni muri di fondazione ed un pavimento musivo a tessere bianche e nere con cornice a meandro e campo realizzato in parte con piastrelle di marmi diversi (opus sectile) e furono trovate delle monete di bronzo databili dall’età augustea al periodo tardo antico e alcuni laterizi bollati del I secolo d.C. (1).
gorgatI due lacerti musivi a tessere bianche nere (A: 1,7 x 0,81 m; B: 1,7 x 1,1 m), strappati e montati su supporti in cemento, sono attualmente conservati presso la sede del Consorzio di Bonifica Pianura Isontina a Ronchi dei Legionari (2). Sono databili verso la prima metà del I sec. d.C. ed, essendo abbastanza raffinati, potrebbero far parte della zona residenziale.
Durante la ricognizione del 1993 l’affioramento raggiungeva i 90.000 mq e furono rinvenuti frammenti fittili affioranti (tegole, coppi e alcuni mattoncini dell’opus spicatum) e materiale da costruzione in pietra, mentre, in precedenza, appassionati locali avevano segnalato la presenza di frammenti di ceramica comune, di anfore e di vetro.
Nel 2006 in superficie, sull’arativo, si rinvenne numeroso materiale edilizio: pietrame calcareo, frammenti laterizi (soprattutto tegole e coppi, dimensioni medie 10 cm), tessere musive lapidee bianche e nere, di diversa forma e misura, tessere di cotto, lastre lapidee di rivestimento pavimentale frammentarie di colore nero e frammenti ceramici.
Le strutture messe in luce fanno parte di un complesso abitativo, probabilmente una villa rustica. L’estensione non è precisabile, anche se, in virtù della vicinanza dei siti, separati solamente dal canale collettore di bonifica e dalla strada d’argine, è verosimile che esso si sviluppasse ulteriormente verso sud.
La notizia del ritrovamento di monete di tarda età imperiale fa pensare ad un utilizzo del complesso fino a quest’epoca, confermato anche dai materiali ceramici recuperati.

Note:
(1) Del ritrovamento del mosaico ne parla anche don Giovanni Battista Falzari nel dattiloscritto su San Canzian d’Isonzo (Le Aquae Gradatae non datato, p. 4).
(2) Nell’Archivio Storico del Consorzio di Bonifica della Pianura Isontina si trovano una lettera inviata da Giovanni Battista Brusin, in veste di direttore del R. Museo Archeologico di Aquileia, per sollecitare per i lacerti musivi una collocazione adeguata nella sede del Consorzio di Bonifica del Brancolo (Lettera manoscritta n. prot. 207 del 2/8/1928 di due pagine), una risposta del direttore e del presidente del Consorzio di Bonifica nella quale viene chiesto l’invio di un addetto per effettuare lo strappo del mosaico (Lettera dattiloscritta del 13/8/1928 di una pagina) e un dattiloscritto in cui si ricorda che in località Gorgat vennero alla luce un edificio romano di cui si ritrovarono le fondazioni, un pavimento in cotto e il mosaico, qui citato, che venne recuperato con l’intento di esporlo in un edificio di nuova costruzione (Dattiloscritto non datato di tre pagine intitolato I lavori della bonifica del Brancolo).
Nell’archivio della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia è conservata una lettera precedente di Giovanni Battista Brusin il quale ricorda un suo sopralluogo in località Gorgat dove, scavando il canale collettore principale, venne alla luce il mosaico accanto al quale furono trovate alcune monete di bronzo databili dal I al IV sec. d.C. e due mattoni bollati, e chiede al Consorzio di Bonifica i rilievi dei resti di mura rinvenuti e una fotografia del mosaico (Lettera dattiloscritta n. prot. 183 del 1°/7/1928 di due pagine).

Bibliografia:
– G. Brusin, San Canziano d’Isonzo. Lapidi sepolcrali, “Atti della Reale Accademia Nazionale dei Lincei. Notizie degli Scavi di Antichità”, Roma 1933, p. 117.
– L. Bertacchi, Presenze archeologiche romane nell’area meridionale del territorio di Aquileia, “Antichità Altoadriatiche”, XV (1), 1979, pp. 282-283.
– A. Gargiulo, Appunti inediti di monsignor Giovanni Battista Falzari sulle testimonianze archeologiche di San Canzian d’Isonzo, tesi di diploma di specializzazione, Università degli studi di Trieste, a.a. 2004-2005, pp. 151-152, 262-263, 390-391.
– C. Tiussi, Ricerche archeologiche e topografiche nel territorio di San Canzian d’Isonzo, tesi di diploma di specializzazione, Università degli studi di Trieste, a.a. 2005-2006, pp. 46-47.
www.ipac.regione.fvg.it scheda SI 55

Autore testo e immagine mosaico: Alessandra Gargiulo

 

Periodo Storico: Età Romana
Localizzazione Geografica