Dalla località Valeriana, estesa a sud ovest del centro abitato e quasi sicuramente occupata da una necropoli altoimperiale, proviene un’urna cilindrica lapidea con coperchio, che attesta il rito dell’incinerazione.
Di notevole interesse è un’epigrafe funeraria frammentaria, un tempo collocata sulla facciata dell’abitazione dei signori Sala di San Daniele: il blocco risulta danneggiato soprattutto lungo il lato destro, con conseguente perdita di lettere. Quelle conservate sono incise in modo sommario. La superficie è corrosa e dilavata. L’epigrafe, in calcare, rimanda alla gens Ennia e ricorda il sevirato svolto; se ne riporta la trascrizione:

M.ENNIVS M.F.
MARCELLVS SIB
ET M.ENNIO M.F.
MAXIMO FILIO
mmVIR ANNOR. X
PISSIMO IN SE ET
MAECILIAE C.F. TERT
VXORI SVAE V.F.

Le caratteristiche paleografiche e il formulario portano a datare il pezzo alla seconda metà del I secolo d .C.
Tra i personaggi di rango magistraturale, i seviri non possedevano funzioni amministrative ma religiose, quali membri di un collegio dedicato al culto imperiale; avevano diritto alle insegne dei magistrati e pur godendo di scarso potere politico, disponevano di ingenti ricchezze. Per questo motivo il sevirato era ambito dai liberti arricchitisi con attività commerciali e imprenditoriali.
Sempre dalla Valeriana viene un rilievo con soggetto mitologico in stato frammentario; il pezzo raffigura l’episodio della scoperta di Arianna, abbandonata da Teseo a Nasso, da parte di un erote o dello stesso Eros. La figura femminile, di cui è conservata la parte inferiore del corpo, è adagiata sul fianco sinistro, con le gambe accavallate avvolte da un mantello che lascia scoperto il piede sinistro. La figura maschile, nuda ed alata, è rappresentata di trequarti vicino alla donna, mentre protende il braccio sinistro in avanti, forse nell’atto di sollevare il mantello o per sostenere una piccola verga.
Lungo il margine sinistro del frammento è visibile una parte arrotondata, il cui stadio di lavorazione, rispetto al fondo lisciato, sembra fermarsi alla gradina. La parte superiore del pezzo si chiude con una cornice, mentre manca la parte inferiore. Sul rilievo, ed in particolare sulla figura alata, si notano abrasioni e scheggiature.
La scena rappresentata risulta particolarmente diffusa in ambito funerario, ma è impiegata anche in contesti votivi e decorativi; la lavorazione rimanda ad officine locali.

Qualche perplessità suscita la notizia del ritrovamento di un busto marmoreo dell’imperatore Galba, scomparso dopo il terremoto del 1976 e di cui rimane un calco in gesso presso il Museo di San Daniele.

Bibliografia:
C.LL., V, 1804; Patriarca 1932, pp. 9-lO; Moro 1956, p. 228; Brozzi 1978, p. 35; Lopreato 1979, p. 306, nota 67 e p.318; Beinat 1981, p. 79;
Tosoratti 1983, p. 14; Strazzulla Rusconi, Zaccaria 1984, n.104, p. 167; Tagliaferri 1986, p. 60, SD 643; Mainardis 1994, pp. 94-95, 1804, add. p. 1052.

Poco distante, poco più a nord. in prossimità della strada che collega San Daniele a Pignano di sotto, ha restituito nel corso degli anni abbondante materiale di interesse archeologico.
La zona appare oramai piuttosto urbanizzata, ma nei terreni risparmiati dall’attività edilizia sono visibili ciottoli fluviali, frammenti di laterizi (tegole, coppi e cubetti per pavimentazione in opus spicatum) e vasellame.
Nelle sue ricognizioni il Tagliaferri ebbe modo di rilevare “tracce di un pozzo”. I reperti recuperati – in particolar modo le anfore – portano a datare l’insediamento tra l’età augustea e il IV secolo d.C.
Non si esclude un rapporto tra l’evidenza e l’area funeraria localizzata poco più a sud. È indubbia l’origine romana del toponimo, da interpretarsi come prediale derivante dal gentilizio Valerius, diffuso in modo significativo negli agri di Aquileia e Concordia.

Bibliografia: Tagliaferri 1986, p. 61, SD 646.

Fonte: Il territorio di San Daniele in epoca romana : il punto sulle conoscenze, di Tiziana Cividini, in: San Denêl, vol. 1, p. 219-250, 2004

 

Periodo Storico: Età Romana
Localizzazione Geografica
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