L’Urna di Sant’Anastasia rappresenta uno dei manufatti più significativi della cultura artistica altomedievale dell’area altoadriatica ed è riconducibile ad una committenza di alto livello; realizzata verosimilmente in una bottega prossima a Cividale, essa è rimarchevole, oltre che per l’alta qualità esecutiva, anche per l’evidente valenza simbolica del decoro figurato.
La ricca decorazione, che si svolge sulle tre facce di un unico blocco di marmo bianco purissimo di provenienza greca, è impostata secondo schemi che implicano una posizione verticale.
La faccia più importante, che oggi funge da copertura, è articolata in tre parti: in quella centrale domina una croce “fiorita” con girali vegetali e trifogli, racchiusa entro un tondo lavorato a spina di pesce, che costituisce una chiara reinterpretazione della corona di trionfo, ben noto nell’iconografia classica e tardoantica. Gli spazi di risulta sono riempiti da due fiori cuoriformi e da due gigli stilizzati. Al di sopra e al di sotto sono incise due coppie di archetti, lavorati a tortiglione o con i motivi delle cosiddette “onte ricorrenti”, che racchiudono differenti formulazioni dell’albero della vita.
Nelle facce laterali, dieci riquadri, generalti dalla “croce fiorita” ripetuta rispettivamente tre e quattro volte in forma continua, includono rosette, margherite e, in un caso, due archetti con l’albero della vita.
I due lati brevi presentano un tondo a triplice solcatura, che circoscrive una croce compita ad intreccio, con un quadrifoglio centrale; negli spazi di risulta dei bracci della croce, così come all’esterno del cerchio, ricorrono quattro gigli stilizzati.
Una recente apertura dell’urna (14.02.1997), che dato il sicuro contenuto di reliquie ha avviato il carattere di ricognizione canonica, ha permesso di verificare che l’interno è privo di qualsiasi forma di rifinitura e presenta scanalature regolari lungo le tre facce del blocco.
La forma, le dimensioni e la qualità del marmo inducono a confermare che l’urna fu in origine un sarcofago di età romana; quanto alla sua funzione e alla sua collocazione nell’ambito dell’Abbazia longobarda si propongono tre ipotesi, con la premessa che nessuna di esse pare risolutiva:
a. Cattedra abbaziale;
b. Cattedra per l’esposizione dei libri liturgici;
c. Elemento di ambone o leggio.
In tutti e tre i casi, il principale elemento a favore è la posizione originaria in verticale, ma per il primo sono di ostacolo, principalmente, le dimensioni interne del manufatto (50 cm. di larghezza), non compatibili per una cattedra-sedile, ed il fatto che tale uso implicherebbe che la faccia principale fosse volta verso una parete chiusa o comunque poco visibile. Anche per la seconda ipotesi la posizione inevitabilmente celata dalla faccia principale costituisce elemento di dubbio, mentre un uso come lettorile di ambone, forse il più plausibile, avrebbe consentito di esporre verso la navata la faccia decorata con la croce.
La collocazione originaria dell’urna non è nota: del tutto ipotetica è quella dell’interno dell’abside centrale della chiesa ad aula unica triabsidata rimessa in luce nel cortile meridionale del complesso.
Nelle fonti relative all’Abbazia, l’Urna compare per la prima volta, in forma di urna reliquaria, nel 1339, così come ricorda una pergamena originale conservata presso la Biblioteca di Udine: sempre con tale funzione viene ricordata in un manoscritto datato tra il 1570 e il 1590, nella relazione della visita apostolica del 1584, durante la quale vennero riconosciute le reliquie della Santa; nel 1842 e nel 1846 (il processo per l’autenticazione delle reliquie si svolse tra il 1848 ed il 1850). Tra il 1850 e ilo 1904 il manufatto risulta inglobato nell’altare dell’abside laterale destra della Chiesa; dal 1914, e senza soluzione di continuità, l’Urna è collocata al centro della cripta, che viene ricostruita proprio in quell’anno.

Autore: Chiara Lambert (dalla descrizione collocata nei pressi dell’Urna).

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Vedi: L’Urna di Sant’Anastasia (Estratto dal documentario): video

Vedi: L’Abbazia di Sesto al Reghena: video

Vedi scheda: Abbazia di Sesto al Reghena: scheda

Periodo Storico: Longobardi
Localizzazione Geografica