travesio

L’antica pieve di Travesio venne costruita prima del 1174 considerato che è nominata nella bolla di papa Alessandro III (Anagni 27 aprile 1174) con la quale venne estesa la sua giurisdizione su tutta la zona collinare e montana compresa tra il Tagliamento e il fiume Meduna, fino allo spilimberghese.
La chiesa è eretta su un rialzo naturale sul quale esisteva una fortificazione, come attestava una torre tre-quattrocentesca che, trasformata in campanile nel XVII secolo, venne demolita nel 1882 dopo essere stata danneggiata da un fulmine. Accanto alla chiesa si trova Il nuovo campanile, completato nel 1905 e il cimitero. Durante i lavori di modifica di fine ottocento vennero ritrovati frammenti di epoca romana e tracce del lastricato dell’antico fortilizio.
Non esistono documenti che permettano una datazione certa della chiesa primitiva ma la pieve è documentata ampiamente dal secolo XII. Fu qui che il 4 settembre 1365 venne presentata la richiesta di pace dei signori ribelli al patriarca, nel contesto delle contese tra quest’ultimo e gli Asburgo.
Riedificata nella seconda metà del Quattrocento, la chiesa venne arricchita con numerose opere d’arte. Vi è memoria di tre ancone lignee di cui una di Leonardo Thanner (attivo tra il 1464 e il 1499), opere quattrocentesche perdute o disperse. Intorno al 1490 Giovanni Antonio Pilacorte (1455 ca – 1531) realizzò per la chiesa un portale, delle statue e un prezioso battistero. Tra il 1515 e il 1516 venne modificata la zona absidale che venne affrescata tra il 1517 e il 1526 da Giovanni Antonio de’ Sacchis detto il Pordenone (Pordenone, 1483c. – Ferrara, 1539).
Tra il 1843 e il 1860 la chiesa subì notevoli modifiche, in particolare la precedente aula unica venne sostituita da tre navate dalle linee neoclassiche. Della chiesa precedente vennero conservati l’abside affrescata ed alcune delle opere del Pilacorte. Il terremoto del 1976 ha arrecato gravi danni alla chiesa il cui restauro si è completato nel 1985. Nel 2007 è stato completato il restauro degli affreschi.
L’attuale facciata di gusto neoclassico risale al rifacimento ottocentesco. Il portale centrale, più grande, è sormontato da un timpano con un bassorilievo con motivi floreali ed una tiara. I portali laterali hanno piedritti scolpiti con motivi vegetali, figure umane e animali, che richiamano le opere del Pilacorte, ascrivibili ad un lapicida del XVI secolo. All’interno l’aula è divisa in tre navate con grandi colonne in muratura.
travesioL’abside poligonale, conserva il più ampio ciclo di affreschi del Pordenone, considerato uno dei principali freschisti del Rinascimento, conservatosi in Friuli. La decorazione venne attuata in tempi diversi. Al 1517 si fa risalire il progetto complessivo della decorazione, secondo alcuni autori ispirato da un viaggio a Roma durante il quale ebbe modo di vedere le opere di Michelangelo Buonarroti.
In una prima fase, a ridosso del 1517, dipinse la volta mentre le pareti del coro vennero affrescate tra il 1525 e il 1526. Nel tempo il ciclo ha subito molti danni e perdite di superfice pittorica, in particolare nelle parti basse delle pareti, per cui alcune delle scene sono poco leggibili.
L’arco trionfale che introduce all’abside è decorato con le Virtù cardinali (Prudenza, Fortezza, Giustizia Temperanza) e Teologali (Fede, Speranza, Carità), e sui piedritti sono raffigurati San Sebastiano e San Rocco. Attorno alla finestra del coro si vedono mezzi busti di alcune Sante a destra Apollonia, Agata e Veronica con il sudario, a sinistra Lucia e un’altra Santa (forse Caterina) ed in basso, ai due lati, piccoli putti.
Lo spazio del presbiterio presenta un perimetro di cinque lati, con i due lati lunghi laterali che in alto si concludono in due vele, mentre gli altri lati ne presentano una ciascuno. Le sette vele convergono alla sommità verso uno spazio nel quale è dipinta la scena principale del ciclo dedicato al titolare della chiesa, scena che illustra “il trionfale ingresso di San Pietro alla gloria celeste”.
Il santo si prostra davanti alla solenne figura del Redentore mentre il Padre Eterno guarda dall’alto. La figura nuda e possente del Cristo, con il mantello mosso da un vento impetuoso, domina lo spazio. Tutto attorno si dispongono figure di profeti ed angeli. In alto le schiere angeliche suonano e intonano cori celesti. Interessante è la precisa riproduzione degli strumenti musicali, gli stessi usati all’epoca: la viola da gamba, il liuto, la ribeca, e tra i fiati la bombarda soprano e contralto, il trombone e la cornamusa.
Ogni vela include un ovale e una lunetta. I sette ovali raffigurano episodi tratti dall’Antico Testamento: la consegna delle leggi a Mosè, il sacrificio di Isacco, Davide e Golia, Giona rigettato dalla balena, la fuga di Loth da Sodoma, Giuditta e Oloferne e Sansone e Dalila. Nelle lunette sono rappresentate la caduta di Simon mago e sei scene della vita di San Pietro: San Pietro condotto davanti al giudice, San Pietro in carcere confortato da due angeli, la scena del Quo vadis, la condanna, la crocefissione e le esequie. Si tratta di scene ricche di figure e di dettagli, ambientate in spazi architettonici con finestre aperte sul paesaggio. Tutti gli episodi sono inframezzati da ricchi apparati decorativi a grottesca, tra putti, satiri, emblemi e motivi fito-zoomorfi, il tutto su un fondo solcato da un tratteggio in origine dorato.
Gli affreschi sul lato sinistro del coro rappresentano l’Adorazione dei Magi e le Nozze di Cana. Al centro la Pietà e sul lato destro il Martirio di San Paolo e la Conversione di Saulo. Si tratta di scene ampie e complesse nell’articolazione all’interno di finte architetture, alcune molto lacunose. Un antico disegno dell’Adorazione, scena oggi scarsamente visibile, mostra la ricchezza della composizione originaria, con le figure dei Magi, in ricchi abiti, che si prostrano davanti al Bambino tenuto in braccio dalla Madonna, seduta accanto a San Giuseppe, in un ampio paesaggio tra dignitari, paggi e levrieri. Tra le scene più leggibili è la Decapitazione di San Paolo che coglie il momento saliente, con il carnefice con la spada sollevata e la folla della città che assiste.
Giovanni Antonio Pilacorte, a tutt’oggi il più conosciuto scultore rinascimentale del Friuli, nacque a Carona, sul lago di Lugano intorno al 1455. Dopo un’iniziale formazione in patria, si trasferì nel 1484 in Friuli, prima a Spilimbergo dove tenne bottega e verso la fine della sua vita a Pordenone.
travesioPer la Pieve di Travesio, Pilacorte scolpì verso il 1490 uno dei suoi più significativi fonti battesimali, danneggiato, come il campanile, dal fulmine nel 1882. Oggi è visibile a sinistra vicino all’ingresso. Si tratta di un’opera monumentale che conserva tracce del colore originario, siglata sulla coppa con il caratteristico monogramma a forma di triangolo con al vertice la croce.
Sulla coppa vi è l’iscrizione “AQVA ET SPIRITV OMNES PURIFICAMVR” (Siamo tutti purificati con l’acqua e con lo spirito) racchiusa tra fasce di raffinata decorazione a bassorilievo con motivi geometrici e vegetali. Essa poggia su una singolare base triangolare, ai cui lati si dispongono tre angioletti musicanti, con i visi paffuti e comodamente seduti sul risvolto delle foglie d’acanto che ricoprono il fusto. Essi suonano strumenti riconoscibilissimi: un cembalo con sonagli, un flauto dritto e un liuto a quattro corde. Il fonte si presenta con una copertura metallica del XVII sec, lavorata a sbalzo e colorata.
travesioAlla fine della navata sinistra è stato ricomposto il portale scolpito nel 1484 dal Pilacorte per la facciata della chiesa più antica, prima opera datata dello scultore. I pilastri sono percorsi da una decorazione con motivi vegetali, animali e mascheroni. Sull’architrave è riportata l’iscrizione “S(ancto) PIETRO APOSTOLO SACRVM 1484” (Tempio (dedicato) a San Pietro Apostolo 1484) e, sopra di essa sono state collocate le statue dello stesso Pilacorte che rappresentano il Padre Eterno reggente il globo e benedicente, a mezzo busto, ed ai lati le figure inginocchiate dell’Angelo e di Maria nell’Annunciazione.
Le fonti riferiscono che la facciata della chiesa più antica era decorata anche con un affresco del Pordenone raffigurante un gigantesco San Cristoforo, perduto nei rifacimenti successivi.
Sopra il portale del Pilacorte è collocata una tela raffigurante la Madonna del Rosario con i Santi Sebastiano, Rocco e Antonio Abate di Pomponio Amalteo (1505 – 1588), allievo e genero del Pordenone, datata 1537. Le figure sono ambientate in un ampio paesaggio pedemontano, con i volti che rispecchiano la capacità ritrattistica del pittore, come mostrano la spiccata figura di San Rocco, rappresentato avvolto in un mantello e con la bisaccia da pellegrino ai suoi piedi, e quella di Sant’Antonio abate, che appoggiato sul suo tipico bastone è accompagnato dal porcellino, suo tipico attributo.
Sull’architrave di un portale all’interno della sacrestia, attribuito al Pilacorte e proveniente dalla chiesa più antica, è scolpita la figura di San Pietro seduto in cattedra (1515), con la tiara e in mano una chiave e il Vangelo. L’altare maggiore ha tabernacolo e mensa fittamente decorati con teste di cherubini e due statue dei Ss. Pietro e Paolo di Francesco Sabbadini (datate 1750-1761). L’acquasantiera su base circolare con coppa scanalata è degli inizi del XVI sec.

Fonti:
Bergamini Giuseppe. Appunti sulla scultura in pietra in Friuli in: Sot la nape, a.26, n.3-4 (luj-dicembar 1974)
– Bergamini Giuseppe, Dei Rossi Vieri, Reale Isabella. Pilacorte in Friuli: guida alle opere Clauzetto: Associazione Antica pieve d’Asio; Udine: Società filologica friulana, 2021
– Bergamini Giuseppe e Tavano Sergio. Storia dell’arte nel Friuli Venezia Giulia. Chiandetti Editore, Reana del Rojale 1991
– Boni de Nobili Francesco. Guida ai luoghi e alle opere di Giovanni Antonio de’ Sacchis detto il Pordenone nella Provincia di Pordenone Dario de Bastiani Editore Vittorio Veneto 2015
– Furlan Caterina Itinerario pordenoniano da Collalto a Travesio in Furlan Caterina, Bonelli Massimo, Goi Paolo, Portolan Renato. Il Pordenone a Travesio. Comune di Travesio 1984.
– Miotti Tito (a cura di) Feudi e giurisdizioni del Friuli occidentale. [Udine]: Del Bianco, 1980
– Reale Isabella La pieve di S. Pietro apostolo e le chiese di Travesio Udine: Deputazione di Storia Patria per il Friuli, 2020
– Rizzi Aldo Profilo di storia dell’arte in Friuli. 2. Il Quattrocento e il Cinquecento. Del Bianco Editore 1979.
– Rugo Pietro, Rugo Ornella. Chiesa di San Pietro Apostolo di Travesio. 5° Comunità Montana della Val d’Arzino, Val Cosa, Val Tramontina e Pro Loco di Travesio (PN)  Bertoncello Arti Grafiche in Cittadela 1990
– Sito Chiese Italiane http://chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/schedaca.jsp?sercd=65811

Indirizzo:
SP32 – Travesio – 33090 Spilimbergo PN [Al lato opposto della strada provinciale rispetto alla chiesa si trova l’ampio parcheggio gratuito a servizio della stessa e del cimitero]

Data ultima verifica: giugno 2022

Info: la chiesa è aperta in occasione delle celebrazioni.

Autore: Marina Celegon

Galleria immagini: Marina Celegon.

 

Periodo Storico: Basso Medioevo
Localizzazione Geografica