L’area archeologica di Grovis è ubicata nel lembo settentrionale del territorio comunale di Basiliano e parzialmente estesa anche in quello di Mereto di Tomba (UD).
L’evidenza si colloca in aperta campagna ed interessa una superficie di oltre 12.000 mq, buona parte dei quali sottoposta preventivamente a verifiche con il metodo del Ground Penetrating Radar (G.P.R.) nel 1999 che fornì una base per le successive indagini.
Nell’area di scavo è stato messo in luce un complesso edilizio di grandi dimensioni.
Le campagne di scavo condotte nel 1999, 2001 e 2002 avevano riportato alla luce resti di strutture (conservate solo a livello fondazionale, con muri in ciottoli ed eventuale piano di calpestio) riferibili a fasi successive di occupazione dell’area.
Il sito riveste una notevole importanza, trovandosi a poca distanza dalla via per compendium Concordia – Norico e del decumano meglio conservato della pianura friulana, corrispondente alla strada provinciale Sedegliano – Udine.
Sono stati ritrovati laterizi bollati T.NVCVLA , [–]PETR[–], SEMPRONI, M.SICVL.MAR, ceramica comune grezza e depurata; anfore tipo Lamboglia 2, Dr. 6B (un esemplare reca sull’orlo il bollo L.TRE.OPTATI) e di produzione africana, monete, un braccio di una statuetta in bronzo, fibule tipo Kraftig profilierte e “a ginocchio” Jobst 13B, vetri da finestra e coppette baccellate.
Le fibule tipo Kraftig profilierte si inquadrano tra la fine del I ed II d.C., l’esemplare “a ginocchio” è databile tra la fine del II e il III d.C.
Il bollo L.TRE.OPTATI si colloca in età tiberiano-claudia, mentre i marchi su tegola rimandano alla fine del I a.C. e alla metà del I d.C..

Fonti:
– CIVIDINI-MAGGI 1999, pp. 104-114.
– T. Cividini, P. Maggi, Basiliano, località Grovis. Scavo 2002, Aquileia Nostra 73, 2002, cc. 708-715.
– T. Cividini, C. Magrini, Basiliano, loc. Grovis. Scavi 2003, in Aquileia Nostra, 74, 2003, cc. 752-762.
– DVD – Terra di Castellieri – Archeologia e Territorio del Medio Friuli – Sezione C – L’età romana – SIAE cre@ttiva 2004.

Gli scavi nel 2006 nel settore nord-occidentale hanno evidenziato la prosecuzione di un pavimento in cotto, i cui resti erano venuti alla luce nel corso della campagna di scavo del 2005, formato da mattonelle di forma parallelepipeda o a cuneo ritagliate da tegole, come documenta il rinvenimento di un frammento con bollo M [—-] entro cartiglio rettangolare databile al I sec. d.C.; non è stato però possibile chiarire l’effettiva estensione del vano cui era pertinente, essendo stato completamente compromesso il suo limite settentrionale a causa dei lavori agricoli. Tuttavia il rinvenimento presso tale pavimento di manufatti la cui datazione risale al VI-VII sec. d.C., riporta in questo orizzonte cronologico l’utilizzo del piano pavimentale, con una rioccupazione altomedievale su resti romani.
Allo stesso modo nel settore meridionale sono stati individuati livelli di risistemazione dei crolli di strutture precedenti che documentano una fase di frequentazione in epoca altomedievale. Sia a nord che a sud, negli strati di contatto tra i butti di ciottoli delle bonifiche moderne e gli strati di crollo e la pavimentazione in cotto, si rivela una prevalenza di frammenti anforari pertinenti a contenitori di produzione africana, identificabili come spatheia, e anfore orientali, collocabili cronologicamente tra il V e il VII sec. d.C.. Alla stessa datazione rimandano un frammento di Nuppenglaser, un bicchiere vitreo tipico del IV-V sec. d.C., un puntale di anfora Keay LXII, databile al VI sec. d.C., e la punta di freccia di tipo avaro attribuibile agli inizi del VII secolo. Interessante risulta l’associazione della punta di freccia, di cui esistono una quindicina di esemplari in tutta la regione, con una probabile lamella di corazza in ferro, confrontabile con ritrovamenti della necropoli longobarda di Castel Trosino e di Rifnik in Slovenia.
Nel 2009 l’analisi della successione stratigrafica e lo studio delle differenti tecniche costruttive impiegate hanno consentito di ipotizzare una periodizzazione nella frequentazione dell’area.
Ad una prima fase può essere riferita la struttura di cui sono stati rinvenuti solo i materiali costruttivi (ciottoli di medie e grandi dimensioni e grossi lacerti di cocciopesto) messi in luce all‘interno di una fossa di spoliazione individuata nella parte centrale del complesso, grazie a un sondaggio di approfondimento realizzato durante lo scavo del 2002.
Successivamente sarebbe stato realizzato l’edificio individuato nel settore settentrionale dell’area, delimitato da una serie di muri legati ad una comune preparazione pavimentale caratterizzata da una matrice limosa di colore rossastro e ciottolini. La tecnica costruttiva di questa fase prevede l’impiego di ciottoli di medie dimensioni senza l’uso della malta come legante.
Dopo una prima attività di spoliazione che avrebbe parzialmente intaccato i piani pavimentali di seconda fase, sarebbe stata messa in opera la costruzione dell’ambiente absidato, contraddistinto da un’abside non a vista, ma inserita in una struttura muraria rettangolare, e del vano rettangolare ad esso collegato verso sud. Essi sono caratterizzati dall’abbondante presenza di malta, di consistenza friabile e di colorazione bianco-grigiastra, utilizzata sia come legante dei muri, sia per le preparazioni pavimentali.
Contemporaneamente o immediatamente dopo la realizzazione di questi vani, i muri di seconda fase sarebbero stati obliterati dalla stesura di uno strato di livellamento che avrebbe predisposto l’area per le successive costruzioni. Esse sono state individuate nei resti di alcune strutture murarie, realizzate con ciottoli senza legante di malta, messe in luce nel settore centrale e meridionale dell’area di scavo, e di un lacerto individuato nella parte settentrionale; quest’ultimo muro è contraddistinto anche dalla presenza di due contrafforti che vanno a rafforzare la struttura lungo il suo paramento meridionale. A questo muro sarebbe anche ricollegabile la tettoia ipotizzata sulla base del rinvenimento di un omogeneo strato di crollo di coppi e rade tegole e delle basi di pilastri quadrangolari che avrebbero sostenuto la copertura. La dislocazione e i diversi rapporti stratigrafici inducono ad attribuire tali basi a differenti momenti edilizi.
Dalle ultime fasi di vita del complesso emerge la continuità di frequentazione dell’area nel corso dell’Altomedioevo, anche se con soluzioni strutturali e modalità abitative differenti rispetto all’epoca precedente.
Successivamente al crollo delle costruzioni sopradescritte sia nella parte settentrionale, che in quella meridionale dell’area di scavo sono, infatti, documentate attività di risistemazione dei materiali di risulta e di livellamento per la realizzazione di ulteriori strutture da attribuire con certezza una fase abitativa post-romana. Qui sono stati messi in luce i resti di un pavimento in cotto formato da mattonelle di forma approssimativamente parallelepipeda o a cuneo ritagliate da tegole; il piano pavimentale è delimitato ad ovest da un muro ed è conservato nel suo stato originario solo nell’area immediatamente ad est di questo.
I frammenti anforari, ritrovati a diretto contatto con le mattonelle di cotto, sono databili al VI-VII sec. d.C. e orientano dunque a collocare in questo orizzonte cronologico l’utilizzo del piano pavimentale. Quest’ipotesi sembra supportata anche dall’esistenza della sottostante piattaforma in grossi ciottoli, che ricorda le cosiddette “massicciate obliteranti”, tecniche di ricopertura di precedenti edifici in uso in contesti abitativi soprattutto del VII sec. d.C..
Anche nel settore meridionale dell’area di scavo, sotto l’accumulo di ciottoli derivanti dalla bonifica agraria, si sono evidenziati livelli di risistemazione dei crolli delle precedenti strutture che documentano una frequentazione anche di quest’area del complesso in epoca post romana; qui, infatti, per l’intervento di livellamento si è utilizzato un terreno ricco di piccoli frammenti fittili, dal quale sono emerse numerose testimonianze databili tra VI e VII sec. d.C..

Bibliografia e sitografia:
– T. Cividini, P. Maggi, C. Magrini, Basiliano, loc. Grovis. Scavo 2004, Aquileia Nostra, 75, 2004, cc. 643-651.
– T. Cividini, P. Maggi, Basiliano, loc. Grovis. Scavo 2005, Aquileia Nostra, 76, 2005, cc. 376-385.
– T. Cividini, P. Maggi, C. Magrini, Basiliano, loc. Grovis. Scavo 2006, Aquileia Nostra, 77, 2006, cc. 337-346.
– T. Cividini, P. Maggi, C. Magrini, Basiliano (UD). Le indagini archeologiche nel sito di Grovis, Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia, 1, 2006, pp. 169-173.
– T. Cividini, P. Maggi, C. Magrini, Basiliano (UD): il complesso rustico di Grovis: saggio di scavo 2007, Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia, 2, 2007, pp. 152-153.
– T. Cividini, Basiliano (UD): il complesso rustico di Grovis: lo stato delle ricerche, Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia, 4, 2009, pp. 196-198.
www. fastionline.org

Periodo Storico: Età Romana
Localizzazione Geografica
Visualizzazione delle schede relative a contesti archeologici visibili nell'arco di 5 km dalla località di partenza