grombergo

Il castello di Purgessimo, all’imbocco delle valli del Natisone, racchiude in sé memorie di persone e di un territorio riccamente stratificato che hanno permesso nel tempo di mantenere viva l’essenza di quest’emergenza architettonica.
Oggi, come secoli fa, un interesse nuovo si sta focalizzando attorno a questo castello che è uno degli esempi più significativi fra i castelli allo stato di rudere presenti sul territorio friulano.
Occorrono azioni virtuose, le quali possano sostenere interventi di mantenimento e tutela dei ruderi del castello di Gronumbergo; simbolo concreto di un’identità storica fiera, qual è quella delle vallate del Natisone e della stessa città di Cividale del Friuli.
La storia documentata del castello inizia ben dopo l’epoca romana, alla quale alcuni studi fanno risalire già la presenza di una specola o torre d’avvistamento.
L’opera d’incastellamento, infatti, fortemente sostenuta dai patriarchi, determinò la nascita, dal XII-XIII secolo, di vari castelli.
Il castello di Gronumbergo rappresenta un importante tassello nell’evoluzione delle strutture fortificate del Friuli. Le sue mura sono testimoni dell’evoluzione dell’arte del fortificare nei territori friulani: dall’incastellamento al controllo delle vie commerciali, dalla trasformazione in residenza alla rappresentatività di uno status sociale aristocratico e feudale che nei secoli è venuto meno e, dal 1420, è stato completamente accantonato con l’avvento della Serenissima Repubblica di Venezia e la concezione del “fortificare alla moderna”, che vide nelle opere bastionate la nuova frontiera dei paesaggi da guerra (1) con la perdita dell’importanza strategica del sito castellano.
gronumbergoDal XVI secolo, inoltre, l’intero territorio friulano fu devastato dalla guerra della lega di Cambrai (1508-1516) oltre che, nel 1511, da una serie di rovinosi terremoti e da scontri fra opposte fazioni feudali. Nel XVI secolo Girolamo da Porcia descrisse il castello come «rovinato e perciò non abitato» (2).
A integrare la storia desunta dai manoscritti vengono in aiuto alcune rappresentazioni grafiche prodotte dal XVIII secolo in poi. Fra le più antiche si attestano i disegni dell’abate Gaetano Filippo Sturolo (3); tale iconografia è utile, assieme alle tavole di rilievo e ai disegni dei materiali ritrovati negli scavi compiuti da Michele della Torre Valsassina (4), per definire le condizioni del castello e comprendere l’importanza del contesto paesaggistico e storico in cui, allora come oggi, fu eretta quest’architettura.
Documento inedito e ricco d’informazioni è anche la relazione e la mappa che compongono la stima per la vendita all’incanto del feudo di Gronumbergo prodotta dai periti incaricati dalla Serenissima nel 1775 (5).
Nel 1776 acquistarono così il feudo e la giurisdizione di Gronumbergo i Remondini, nobili di Bassano e, da quella data, conti di Gronumbergo. Prima di loro, infeudati dei terreni e boschi pertinenti al castello e delle fiere annuali, si ricordano i Signori di Gronumberch, primi feudatari, i nobili de Portis e i conti Formentini del ramo di Cusano, detentori del feudo sino al 1775. Una lunga lista di famiglie che hanno lasciato memoria nelle pietre e nei documenti così come nel territorio legato al castello.
Non solamente i documenti d’archivio, ma anche l’elevato e i ruderi hanno fornito importanti informazioni sul manufatto.
Salendo lungo la strada che proviene dall’abitato di Purgessimo i resti sono già visibili; si distinguono, infatti, le alte mura perimetrali ricoperte parzialmente d’edera e i resti dei merli (forse un’aggiunta posteriore) che coronano la parete a est. La pianta ha forma trapezoidale-rettangolare (24 x 19 metri) e il recinto murario segue l’inclinazione del suolo; le murature hanno uno spessore che varia dai novanta centimetri ai due metri circa. La tecnica muraria è quella che prevede l’utilizzo di conci quadrangolari spianati e di blocchi sbozzati entrambi in materiale lapideo posti in opera a corsi orizzontali, disposti su più file. Tale apparecchiatura muraria si riscontra in Friuli anche in altre strutture fortificate del XIV secolo; questo fa propendere per la medesima datazione anche per le murature di Gronumbergo.
Il castello e il monte hanno rappresentato, inoltre, sino alla seconda metà del XX secolo un importante elemento di richiamo per la valenza militare del sito. Nell’ambito dei lavori di fortificazione del confine orientale nel secondo dopoguerra, infatti, fu costruita una postazione di artiglieria in grotta sulle pendici del monte stesso.
Si comprende, quindi, come parlando di architettura fortificata, di paesaggio munito e di storia ricavata dalle carte d’archivio, le emergenze di questo territorio vadano valorizzate attraverso un’azione di conoscenza sia essa documentale sia formale e materica. Questo vuol essere un sostegno, uno sprone, alle azioni fattive che in questi mesi hanno visto e, in un prossimo futuro vedranno, la valorizzazione e la salvaguardia del castello di Gronumbergo.

Note:
(1) – Cfr. E. CONCINA, La Macchina territoriale. La progettazione della difesa nel cinquecento veneto, Laterza, Roma Bari 1983.
(2) – Cfr. G. DI PORCIA, Descrizione della Patria del Friuli fatta nel secolo XVI, Patronato, Udine 1897.
(3) – M.A.N. Cividale, ms. G. F. Sturolo, Frammenti antichi e moderni, v. I, tav. 3 (et altre), 1771.
(4) – M.A.N. Cividale, ms. Michele della Torre Valsassina, Album VI (12), parte VI con 12 tavole, 1826.
(5) – A.S.Ve., Provveditori sopra i feudi, b. 533, Remondini; A.S.Ve., Commissione ai feudi (1819-1847), Gran Catasto Feudale, Remondini, v. II, p. 6.

Autore: Federico Bulfone Gransinigh
(Estratto dell’intervento di “Tra antichità e attualità 2018” del 7 dicembre 2018, in Torre di Porta Villalta a Udine)

 

Periodo Storico: Basso Medioevo
Localizzazione Geografica