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La casa della Torre Piezometrica, inizialmente identificata con una villa romana, viene ora attribuita ad un orizzonte culturale lievemente antecedente, per la tecnica costruttiva (muri in calcare senza legante) che richiamano tradizioni locali.
L’ipotesi sembra sostenibile anche per la cronologia piuttosto alta deducibile dal materiale ceramico rinvenuto, che riporta all’epoca della romanizzazione (I sec. a.C.).

Il sito è costituito da una serie di strutture alte fino a 1 metro, realizzate in blocchi di calcare squadrati messi in opera senza uso di leganti. Si possono riconoscere due muri perimetrali che chiudono l’edificio a NE e SO e quattro vani, di cui solo due scavati. Uno di loro presentava, al momento dello scavo, una pavimentazione in lastre di calcare, mentre gli altri conservavano solo le soglie. Un focolare o un piccolo forno era ricavato in un ispessimento del muro del vano pavimentato, aperto su uno stretto corridoio cieco. Tra il materiale recuperato (non più rintracciabile) si segnalano: frammenti di ceramica a vernice nera (fra cui una coppa Lamboglia 2?), ceramica grezza, frammenti di anfora, laterizi.

I resti archeologici sono forse da interpretare come resti di un insediamento di genti locali in una fase precedente alla romanizzazione, come indicherebbe soprattutto la tecnica muraria; i materiali rinvenuti sono da alcuni collocati all’inizio del I a.C. (Tempus, p. 35). Inizialmente il sito era stata interpretato come una villa costiera, ipotesi che ora appare poco accreditata.

Fonte: Ledilizia residenziale tra Lacus Timavi e Grignano,  di Valentina Degrassi e Rita Auriemma, in “L’architettura privata ad Aquileia in età romana”, Antenor Quaderni 24, Università di Padova, 2011, ppgg. 22.

 

Periodo Storico: Età Romana
Localizzazione Geografica
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