I resti del cosiddetto Palazzo d’Attila si trovano nel sito alle spalle del Villaggio del Pescatore. Qui, la ricerca dell’impatto scenografico, magistralmente interpretato dalle possibilità tecniche dell’opera cementizia, unitamente alla scelta di soluzioni architettoniche di molte ville campane e laziali, spingono ad ipotizzare l’impiego di manodopera specializzata.
Nella definizione dell’edificio principale assume particolare importanza la terrazza, che potremo supporre porticata, costruita sull’imponente basis villae, costituita da due strutture parallele, lunghe oltre 35 metri, che definiscono l’estensione verso mare dell’intero complesso e permettono di superare, rapportandolo all’unico piano d’uso individuato, un dislivello totale di almeno dieci metri.
La struttura più esterna presenta un fronte articolato, come sembra di poter intuire dalla presenza di “speroni” di contrafforte – erismae –, tre dei quali sono stati individuati. Una struttura più interna, parallela alle due sostruzioni ma realizzata in tecnica “tradizionale” a doppio paramento, delimita ed articola lo spazio abitativo. A questo terzo livello appartiene l’unica superficie individuata, un cocciopesto costituito da una gettata in opera cementizia superiormente lisciata con malta più fine. Sotto si intuisce uno spazio vuoto, oggi riempito.
All’edificio principale edificato a strapiombo sulla baia, se ne affiancava un altro posto ad oriente di questo, allungato verso la spiaggia a comprendere l’unica zona pianeggiante dell’insenatura della “Val Catino”: un “padiglione” staccato dall’edificio principale della villa, un annesso rustico finalizzato, forse, ad integrare l’economia amministrata nell’edificio principale.

Sull’origine fantasiosa del nome vd. PICHLER 1882, p. 65: “Ma come chiamavasi il castello di Valcatino? La voce del popolo addita quel luogo come punto d’importanti avvenimenti, ma non risale col suo racconto oltre i tempi dell’invasione dei barbari. Essa collega Valcatino col nome del ferocissimo condottiero degli Unni e vuole che quella rôcca fosse detta il Palazzo di Attila, o perché quivi egli compisse le sue solite devastazioni, o perché vi si fosse trattenuto alcun tempo; e la viva memoria della sua venuta dev’essere quella che fece andare in dimenticanza fra il volgo la denominazione primitiva della rôcca”.

Fonte: Ledilizia residenziale tra Lacus Timavi e Grignano di Valentina Degrassi e Rita Auriemma, in “L’architettura privata ad Aquileia in età romana“, Antenor Quaderni 24, Università di Padova, 2011, ppgg. 12/13

Vedi anche: Castel Pucino

 

 

Periodo Storico: Età Romana
Localizzazione Geografica
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