La cavità si apre in una depressione situata sul declivio di una vasta dolina.
La caverna durante la prima guerra mondiale è stata oggetto di lavori di adattamento che hanno causato la distruzione di un deposito preistorico; questo doveva essere senza dubbio interessante ed infatti nel terreno, assieme a materiale militare austriaco, sono stati rinvenuti frammenti di ceramica.
Il nome deriva dal ritrovamento, in una nicchia rimasta intatta, di alcune lucerne romane di rozza fattura.

Scavo 1971 Società Alpina delle Giulie
Materiali ceramici: quattro lucerne integre con bollo VIBIANI (I-III sec. d.C.) e altri frammenti (I-IV sec. d.C.); un’anfora di produzione italica con bollo APOLO (II-I sec. a.C.); tre frammenti di un bicchiere a pareti sottili; ceramica comune e grezza.
Il materiale è depositato presso la Soprintendenza del FVG min Piazza della Libertà, 7 – Trieste.

Bibliografia:
Durigon 1999.
GASPARO F., 1977, Grotte della Venezia Giulia (dal N. 4668 al N. 476 8 V.G.). Suppl. di Atti e Memorie 17, Trieste 1977: 1-24
MARINI D., 1975, Il problema delle antiche sepolture sul Carso triestino alla luce di alcune recenti scoperte. Alpi Giulie, 69: (1): 40-55
GHERLIZZA F., HALUPCA E., 1988, Spelaeus. Club Alpinistico Triestino ed., Trieste 1988: 1-320

Fonte:
https://criga.divulgando.eu
https://www.catastogrotte.it
https://catastogrotte.regione.fvg.it

Periodo Storico: Età Romana
Localizzazione Geografica
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