
Alla periferia di Fraibano si trova la chiesetta di San Giovanni Battista, il cui aspetto attuale risale al 1500 ma le cui origini sono molto più antiche, come dimostra un antico portale rimesso in luce dai restauri post terremoto del 1976. Nella chiesa sono conservate anche alcune opere risalenti al rifacimento cinquecentesco come il portale principale ed un altare attribuito a Carlo da Carona, unico sopravvissuto dei tre altari che la chiesetta possedeva a partire dal XVI secolo. L’altare è stato ritenuto “uno dei più begli esempi superstiti di quella scultura in pietra dipinta che nel corso del XVI secolo i lapicidi lombardi tentarono di imporre come prodotto concorrenziale della scultura lignea, all’epoca ambito ornamento di ogni chiesa” (Bergamini 1989).
Le numerose iscrizioni conservate danno conto di momenti importanti per la storia della chiesetta, che si erge in località Sottoselva, toponimo che ricorda la presenza in antico di ampie zone boschive frammenti delle quali esistevano nella circostante campagna fino al riordino fondiario del 1981.
Della villa di Flaibano si hanno notizie nel 1071 quando Sigeardo patriarca d’Aquileia (1068-1077), lasciò al Capitolo di Aquileia il villaggio di Ripe (Rivis) con dieci mansi ubicati presso Flaibano e tutte le loro pertinenze. Flaibano era una delle sette ville costituenti la pieve di San Pietro di Dignano che venne unita all’Abbazia di Moggio già prima del XIII secolo. Dalla documentazione emerge come nel quattrocento a Flaibano esistevano due chiese, già allora antiche, una dedicata alla Vergine e l’altra a San Giovanni Battista .
La primitiva chiesa di San Giovanni in Sottoselva venne eretta in un luogo in cui esisteva un edificio romano i cui resti sono stati ritrovati in una vigna esistente alla destra della chiesa. Il ritrovamento di un mattone con scritto: Quinti Cecilii Flavian conferma l’antichità della chiesa primitiva e suggerisce che la stessa fosse circondata da un cimitero.
Le chiese intitolate a San Giovanni Battista erano comuni in epoca paleocristiana e longobarda, ed è possibile che la chiesetta funzionasse anche come ospizio situata com’era sulla via che conduceva al guado del Tagliamento presso San Odorico, uno dei percorsi frequentati dai Cavalieri di San Giovanni diretti verso la Terrasanta.
Risale alla cappella esistente nel XII – XIII secolo un portale in pietra riportato alla luce durante i restauri del secolo scorso sulla parete esterna destra dell’aula. Com’era consueto all’epoca l’antico edificio era piccolo, con absidiola a cuba e vano basso illuminato da piccole finestrelle.
Notizie indirette della presenza dell’antica chiesetta si hanno nel 1390 dal “Catastico delle Rendite Feudali in villa di Flaibano”, dove si citano dei masi e campi situati nelle vicinanze della località e della stessa chiesa di San Zuanne.
La chiesa di San Giovanni Battista in Sottoselva è tra le più antiche presenti in comune di Flaibano, secondo alcuni autori addirittura precedente alla stessa parrocchiale. E’ certo che l’edificio venne ricostruito nella sua forma attuale negli anni 1515-1518 – come risulta dalle iscrizioni.
L’edificio sacro precedente fu danneggiato nel corso delle invasioni turchesche e, in particolare, in quella del 1499 quando Flaibano fu presa ed incendiata dopo un’accanita resistenza degli abitanti ed anche dal catastrofico terremoto del 1511.
E’ rimasta memoria del ripristino, e forse di un primo ampliamento della chiesetta con la realizzazione di un coro gotico, nell’iscrizione datata 1515 presente sul capitello della colonna di sinistra che sostiene l’arco trionfale del presbiterio (NIHIL EST MELIUS AM TIMOR DOMINI ANNO D.NI MDXV) e nella data 1518 riportata sullo zoccolo dello stipite sinistro del portale. In epoche diverse l’abate di Moggio impose alla confraternita di San Giovanni Battista, che probabilmente esisteva dall’epoca della chiesa più antica, di pagare loro debiti o di assolvere ad alcuni obblighi loro imposti (1521, 1562 e 1575).
Della chiesa e della sua decorazione e dotazione si hanno notizie nelle relazioni delle periodiche visite pastorali. Nella visita del 1602 la chiesa viene descritta come collocata “in mezzo ai campi, lunga passi 8, larga 4, alta 6, ben coperta e pavimentata”, con l’altare principale dedicato a San Giovanni Battista con “Icona di pietra scolpita con S. Giovanni in mezzo, di sopra è la Madonna scolpita con veste indorata”, e due altri altari, uno dedicato a San Giuseppe con “putto scolpito e bello” ed uno a San Giovanni “con statua lignea”.
Nel 1638 sono descritti sempre tre altari, ma quello secondario con la statua lignea di San Giovanni risulta sostituito da uno con la statua della Madonna con bambino. Nelle relazioni successive (1726, 1762 e 1828), confermata la presenza dei tre altari, emerge la povertà della chiesetta e vengono espresse raccomandazioni per la sua sistemazione e dotazione.
Nel 1818 l’edificio fu rimaneggiato e venne aggiunto il portico.
Dalle visite del 1874 e del 1889 risulta che la chiesa non era più officiata perché bisognosa di restauri che vennero successivamente eseguiti. Dopo il Secondo conflitto mondiale la chiesa risultava di nuovo in rovina. Danneggiata ulteriormente dal terremoto del 1976 venne restaurata dal Gruppo locale degli Alpini ai quali è dedicato un monumento eretto nell’area verde circostante che un tempo ospitava il cimitero.
Con l’abside verso est e la facciata rivolta ad ovest la chiesa ricalca gli schemi delle chiese più antiche. Oggi l’edificio è intonacato e non presenta campanile o sagrestia. La copertura è in coppi con cornice recente sotto la gronda. Davanti alla facciata c’è il portico aggiunto nel XIX secolo, con tre archi in facciata ed uno su ciascun fianco. La pavimentazione del portico è costituita da ciottoli di colori diversi.
Abbellisce la facciata il bel portale rinascimentale in pietra, cordonato negli stipiti e datato sullo zoccolo dello stipite sinistro al 1518 (AN. DOM. MDXVIII). Al di sopra una lunetta oggi cieca e vuota probabilmente ospitava un’immagine del Battista. Sull’architrave è scolpita un’iscrizione in latino tratta dal Vangelo di Matteo che richiama la figura San Giovanni Battista (INTER NATOS MULIER(UM) SURREXIT MAIOR IOANNE BAP.TA).
Ai lati della porta si trovano due finestre ad arco con serramenti in legno e grate in ferro battuto. Nella parete destra della chiesa si aprono due finestre rettangolari e si vede la porta laterale romanica murata con arco a tutto sesto.
All’interno l’aula è rettangolare, alta e spaziosa, con tetto a capanna e capriate in legno e pareti interamente intonacate. La pavimentazione è in piastrelle di cotto disposte a spina di pesce. A destra dell’ingresso si trova un’acquasantiera a muro in pietra di maniera secentesca.
Si accede al presbiterio tramite un gradino e attraverso un arcosanto ogivale con mattoni a vista. Il presbiterio è a pianta quadrata, con volta con quattro vele sorrette da costoloni appoggiati su peducci a forma di testa di angelo e chiave di volta con un tondo lapideo raffigurante il Battista giovanetto con l’agnello, in origine policromo. Si tratta di opere ricondotte alla bottega del lapicida lombardo Giovanni Antonio Pilacorte, documentato a Flaibano nel 1506.
L’unico altare oggi presente nella chiesetta è dedicato a San Giovanni Battista. Le iscrizioni presenti sulla predella e sull’architrave ci informano che l’opera fu realizzata per un voto espresso dal notaio Donato Tiritelli a seguito di un’infermità dalla quale fu guarito. L’altare venne eseguito nel 1536, al tempo in cui reggeva la parrocchia il sacerdote Marco de Gervasiis da Gonars, in carica tra il 1511 e il 1549. Il committente, Donato Tiritelli, apparteneva ad una delle famiglie benestanti più antiche del luogo, che anche nelle generazioni precedenti aveva commissionato opere per le chiese locali.
E’ oggi accettata l’attribuzione dell’opera a Carlo di Francesco da Carona (Venuti 1989), lapicida di origini lombarde, documentato in Friuli dal 1509 al 1555. L’attribuzione si basa sull’analogia con altre opere dello scultore che, in particolare, lavorò anche per la chiesa di San Nicolò di Rodeano, località non molto lontana da Flaibano.
Il piccolo altare si compone di una predella non coeva, alla cui base è stata però collocata parte di quella originaria, recante l’iscrizione dedicatoria. L’attuale gradino della mensa è realizzato in mattoni e calce con un rilievo floreale in stucco richiamante le decorazioni della pala soprastante.
Tra due pilastrini laterali è collocata una lastra raffigurante al centro San Giovanni Battista, che indica con la mano destra il vangelo retto nella sinistra, sopra il quale è accovacciato l’agnello, secondo un’iconografia utilizzata diverse volte dal lapicida. La croce lignea del santo risulta aggiunta posteriore, non presente nell’opera originaria.
Sulla destra del santo è inginocchiato il donatore, raffigurato in dimensione più ridotta, di profilo con mantello e cappello in mano. Su entrambi i lati si innalzano due candelabre a motivi floreali, dilatate a riempire il rimanente spazio.
L’opera si completa con un architrave riportante le indulgenze accordate, per ogni festa pasquale e di San Vito sono pari a trecentotrentadue quarantene. Sopra l’architrave in una piccola lunetta semi circolare è collocata una Madonna con Bambino.
Tutte le figure sono dipinte ed il restauro ne ha recuperato il colore. Caratteristiche delle opere di Carlo da Carona sono le forme plastiche robuste e le immagini piuttosto scarne, intrise di una certa severità di ascendenza medievale: il volto di San Giovanni è severo ma animato di umana passione.
Ai lati dell’altare sono disposti due pilastri che reggono due statue a tuttotondo con le effigi della Madonna, in pietra tenera di Vicenza, e di San Giuseppe, in gesso, collegati probabilmente alla devozione locale che, in passato si esprimeva attraverso due confraternite dedicate alla Vergine del Rosario e a San Giuseppe, cui erano dedicati i due altari perduti.
Dalla sua realizzazione e fino a tempi recenti l’altare non ricevette particolare attenzione come dimostrano le sintetiche descrizioni contenute nelle relazioni delle visite pastorali. Nel 1602 è descritto come “icona di pietra scolpita con San Giovanni in mezzo, di sopra è la Madonna scolpita con veste indorata” mentre nel 1638 è riportato che «l’altare del coro ha la palla di legname piccolo, fatto alla schietta con l’imagine di S. Zuan di scultura a mezo» e di legno è ritenuto in altre visite successive. I documenti confermano quindi come le sculture dei lapicidi lombardi, in origine policrome ad imitazione della scultura lignea allora in voga, venissero talvolta erroneamente considerati realizzati in legno dipinto.
Particolare è infine l’acquasantiera dal bordo decorato con tralci di vite e con, alla base del fusto, la figura di un serpente.
Fonti:
– Bergamini Giuseppe. Guida Artistica del Friuli Venezia Giulia. Associazione tra le Pro Loco del Friuli Venezia Giulia 1999.
– Bergamini Giuseppe. Premessa in Venuti Tarcisio. La chiesa campestre di San Giovanni Battista in Sottoselva di Flaibano- Restauro e storia. Comune di Flaibano 1989.
– De Michieli Giacomina. Storia di Flaibano. Edizioni Biblioteca dell’immagine 2014
– Dei Rossi Vieri Flaibano in Bergamini Giuseppe, dei Rossi Vieri e Reale Isabella. Carlo da Carona in Friuli. Guida alle Opere. Società Filologica Friulana 2023.
– Le chiese nel Comune di Flaibano in Sot la Nape, a. 69, n. 2 (avrîl-jugn 2017), p. 13-16
– Marchetti Giuseppe (a cura di Gian Carlo Menis). Le chiesette votive del Friuli. Società Filologica Friulana. Arti Grafiche Friulane, Udine riedizione 1990
– Ottogalli Antonella (a cura di). Glesiutis: chiesette campestri del Medio Friuli [Codroipo]: Progetto integrato cultura del Medio Friuli, 2016
– Rinaldi Carlo. Flaibano Memoria storica. Cultura in Friuli 1. Flaibano Udine 1988
– Venuti Tarcisio. La chiesa campestre di San Giovanni Battista in Sottoselva di Flaibano – Restauro e storia. Comune di Flaibano.1989.
– Sito Chiese Italiane http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it
Info:
Via S. Giovanni, 33030 Flaibano UD
La chiesa è normalmente chiusa; viene aperta in occasione della festa di San Giovanni Battista (24 giugno) e per la festa degli Alpini.
Data ultima verifica: agosto 2023
Autore: Marina Celegon
Galleria immagini: Marina Celegon
















































