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Venne eretto verso il 1660 su un precedente edificio del sec. XIV. Costruzione attribuita a certo GioBatta Gonano di Pesariis (1611-1669).
Questo santuario, poco e noto e massacrato nei decenni da ladri “d’arte” e arredi sacri, è depositario di una storia pressoché unica, non leggendaria ma attestata e documentata, di grande suggestione.
Divenne frequentatissimo perché si riteneva che la Madonna del Santuario concedesse un breve tempo di vita ai bambini nati morti, in modo da poter essere battezzati, usanza diffusa anche in Slovenia e Carinzia.
Qui, infatti, nei tempi della miseria e della povertà, le madri che davano alla luce i bambini morti, correvano da ogni parte del Friuli, ma anche da fuori regione, per poterli battezzare, cosicché potessero essere seppelliti in terra consacrata e che andassero in paradiso.
Il rito, che prevedeva la presenza di molte pie donne, consisteva nel porre il piccolo senza vita su un altare in pietra che si ergeva vicino alla chiesa, all’ingresso di un bosco. Lì, con la presenza di un prete, e con un rituale molto particolare, il neonato riprendeva vita, per pochi istanti, secondo la tradizione, il tempo sufficiente per ricevere il sacramento. Poi il bimbo tornava allo stato di morte.
Purtroppo diversi ex voto sono stati rubati e quelli che sopravvivono sono stati messi sotto chiave.
Architettonicamente assume le forme tipiche degli edifici votivi carnici.
Al centro dell’altare maggiore ligneo si trova una nicchia chiusa da una saracinesca di legno dorato e traforato a rosami e l’immagine di Maria dipinta su tavola.
Si tratta di uno dei più piccoli santuari del Friuli. L’edificio è preceduto da un portico quadrato, sostenuto da quattro pilatri, chiuso da un recinto murario in pietra e copertura a travi lignee.
L’interno ad aula unica ha una copertura con volte a crociera.
Sul retro l’abside poligonale con annessa sacrestia.
In posizione isolata sul retro il campanile, ottocentesco, a pianta quadrata, in petra a vista e cella campanaria con monofore.
Lungo la salita che porta alla chiesetta votiva si trovano piccoli capitelli in tufo, al cui interno sono dipinte su metallo le stazioni della Via Crucis, opera di Giovanni Fantoni (1915). La prima stazione si trova sulla destra del portico. La chiesa soffre di molta umidità di risalita evidente soprattutto sulla pavimentazione dell’aula e del presbiterio.

Bibliografia:
– Ferigo G./ Lorenzini C., 2006.

 

 

Vedi video di conferenza sul tema rituale, tenuta dalla dr.ssa Elisa Sartori presso la Società friulana di archeologia odv, in data 27 giugno 2020, vai a:
https://youtu.be/K5yO5y9m2UI

Periodo Storico: Basso Medioevo
Localizzazione Geografica